Il paese della Bergamasca rinato grazie agli orfani ucraini di Berdyansk: "Qui età media di 64 anni, loro hanno ripopolato le scuole"
dalla nostra inviata Maria Novella De Luca , dalla nostra inviata Maria Novella De LucaJulia si guarda intorno nella sala mensa che scoppia di voci e risate, tra vassoi colmi di cibo e bambini che arrivano in gruppo - affamati - con i pullmini delle scuole. "Se fossimo rimasti a Berdyansk li avrebbero deportati tutti, i russi hanno devastato gli orfanotrofi, strappato i figli all'Ucraina, invece i nostri bambini sono qui, al sicuro, hanno una casa, istruzione, cure, vestiti, giochi, le prime settimane erano spenti, avevano gli occhi malinconici, adesso hanno ritrovato i colori, come se avessero ripreso vita. L'Italia ci ha salvato".
Quei giovani tra verde e peluches
Julia, educatrice, vicedirettrice dell'istituto di Berdyansk, si commuove mentre Vitalii Zubritsky, psicologo, traduce dal russo, è una giornata piena di sole a Rota d'Imagna, 900 abitanti tra le valli bergamasche, i prati che circondano la casa "Stella Mattutina" hanno il verde smeraldo di inizio primavera. Ci sono Sasha, Nikita, Daniel, …
Julia si guarda intorno nella sala mensa che scoppia di voci e risate, tra vassoi colmi di cibo e bambini che arrivano in gruppo - affamati - con i pullmini delle scuole. "Se fossimo rimasti a Berdyansk li avrebbero deportati tutti, i russi hanno devastato gli orfanotrofi, strappato i figli all'Ucraina, invece i nostri bambini sono qui, al sicuro, hanno una casa, istruzione, cure, vestiti, giochi, le prime settimane erano spenti, avevano gli occhi malinconici, adesso hanno ritrovato i colori, come se avessero ripreso vita. L'Italia ci ha salvato".
Quei giovani tra verde e peluches
Julia, educatrice, vicedirettrice dell'istituto di Berdyansk, si commuove mentre Vitalii Zubritsky, psicologo, traduce dal russo, è una giornata piena di sole a Rota d'Imagna, 900 abitanti tra le valli bergamasche, i prati che circondano la casa "Stella Mattutina" hanno il verde smeraldo di inizio primavera. Ci sono Sasha, Nikita, Daniel, Katya, Lera, Masha, Andrey, Karina, Diana, Denis, Oleh, sono novanta, hanno tra gli otto e i diciannove anni e dodici mesi fa hanno rivoluzionato la quiete di questo minuscolo borgo dove l'età media è - anzi era - di 64 anni. Stanze piene di peluches, bici, Barbie, computer, palloni. Dopo pranzo nel cortile si fa un capannello. Le più grandi, a frammenti, lasciano affiorare, goccia a goccia, i ricordi. Parlano di famiglie smembrate: "Nella guerra del Donbass - dice Katya, 16 anni - noi avevamo perso la casa. I miei parenti sono stati uccisi". Raccontano la diaspora. "Mia nonna è in Russia, mia zia in Bielorussia, mia sorella in Polonia. La guerra ci allontana, ci divide dalle persone a cui vogliamo bene", sussurra Nica.
Alcune di loro hanno già delle famiglie adottive in America. North Carolina. Tenessee. "Le procedure però non sono concluse e finché c'è la guerra per legge non potranno partire", dice Vitalii Zubritsky, che vive in Italia e adesso segue i ragazzi di Berdyansk. "Voglio tornare gli Stati Uniti, lì è bellissimo, sono già stata tante volte", spiega ancora Katya, ci si fa coraggio nell'orfanotrofio, ma il sogno è, poi, appartenere a qualcuno, avere l'abbraccio di una famiglia.
I profughi minorenni dalla regione di Zaporizhia
Era il 19 marzo del 2022, quando ad un mese dallo scoppio della guerra, l'intero orfanotrofio di Berdiansk, città portuale nella regione di Zaporizhia, approda a Rota d'Imagna. Cento bambini e ragazzi smarriti, impauriti, dopo settimane passate nei bunker sotto le bombe russe, arrivano in Italia con il personale dell'istituto su pullman guidati da un gruppo di volontari. "Erano le 17 del 19 marzo, l'inizio di un'avventura bella e difficilissima, unica in Italia - ricorda Zaccheo Moscheni, delegato per l'ospitalità del comune di Rota d'Imagna - perché gli orfani di Berdiansk sono il solo gruppo di profughi minorenni che non è stato smembrato in più comunità, ma sono rimasti insieme, accuditi dai loro educatori ucraini e poi anche italiani. Tutti salvi, mentre migliaia di bambini, soprattutto di lingua russa, sono stati portati via dai soldati di Putin". I sedicimila "desaparecidos" per i quali Putin è stato condannato per crimini di guerra dalla Corte penale dell'Aja.
Uno tsunami di gioventù
Ed è come se uno tsunami di gioventù fosse piombato nella valle, una sfida da far tremare i polsi. Una valanga di giovanissimi che ha ripopolato le scuole di ogni ordine e grado, vie e strade, la popolazione aumentata del dieci per cento. Centri estivi pieni, di nuovo, di voci argentine. Eughenii che si fa chiamare "Falco" ha 18 anni, riesce a parlare un po' di italiano. "Quando torno in Ucraina mi iscrivo a Medicina". Chissà. Oggi se tornasse dovrebbe andare a combattere.
"Un anno dopo il bilancio è positivo, la sfida più grande è stata l'integrazione scolastica, lo scoglio più duro imparare l'italiano, il paese ha mostrato grande solidarietà, ma non sono mancati i momenti difficili. Pensate alla gestione di cento bambini e adolescenti che hanno bisogno di tutto: cibo, vestititi, scarpe, assistenza sanitaria, il dentista, la scuola, aiuto psicologico" spiega Giovanni Locatelli, sindaco di Rota d'Imagna. (Oggi sono novanta, alcuni hanno raggiunto le famiglie adottive negli Usa, cinque, tra i più grandi, sono stati rimpatriati per motivi disciplinari). "Erano fuori controllo, creavano tensioni in paese, hanno alle spalle storie difficilissime. Ma rimandarli a casa è stato un dolore" ammette Zaccheo Moscheni. "Sono comunque al sicuro a Leopoli".
Per il sindaco Locatelli i ragazzi di Berdyansk sono una risorsa enorme. "All'inizio abbiamo avuto un enorme sostegno, donazioni da privati, da aziende locali, ancora oggi abbiamo i magazzini pieni. L'azione cattolica ha messo a disposizione la struttura Stella Mattutina. Noi siamo felicissimi di avere qui i ragazzi ucraini, hanno portato vita e gioventù a Rota d'Imagna. Sarebbe anche bello se rimanessero. Ma andare avanti non è facile, lo ammetto, i costi sono alti e i rimborsi dal ministero dell'Interno arrivano con mesi di ritardo".
In attesa di adozione
Quanto durerà tutto questo? "Ce la faremo a sostenerli? E cosa ne sarà di loro, cosa troveranno tornando a casa?" si chiede Zaccheo Moscheni. La sfida per le forze del micro comune di Rota d'Imagna è enorme. Perché la guerra in Ucraina continua, sempre più aspra e il tempo dei profughi sembra sospeso. Karina, 9 anni, biondissima, argento vivo, sfreccia ovunque con la sua bicicletta, Alina e Giada 12 e 11 anni, ci portano per mano a vedere la camerata delle bambine, i giochi non mancano, tra i piccoli l'integrazione grazie alla scuola è avvenuta. "Siamo amiche del cuore", rivelano, ridendo. "I piccoli parlano già l'italiano a differenza dei più grandi e sono tutti bravi in matematica", dice Olga, mediatrice culturale che li assiste anche in classe. "Alcune bambine hanno stretto amicizia con compagne italiane e si frequentano".
"La scuola è stato nostro obiettivo. Ogni mattina da "Stella Mattutina" partono tre pullman diretti alla primaria, alla secondaria e alla formazione professionale alberghiera dove abbiamo inserito i grandi, perché il loro tempo qui sia utile al loro futuro", dice Zaccheo Moscheni, i bambini lo salutano come fosse un vecchio amico, sequestrandogli subito il cellulare. In particolare Oleh, biondissimo e furbissimo, che adora guardare video in cui le lavatrici scoppiano e ride da matti. "Guarda, guarda, ora fa centrifuga e poi boom".
"Il nemico è la paura"
Essere qui ed essere altrove. "A volte ascoltiamo il presidente Zelensky e i bambini cantano l'inno nazionale", dice Julia. Il sabato poi è il giorno del Borsh, la zuppa ucraina. "Un pranzo alla settimana è dedicato alla nostra cucina, il cibo italiano è buonissimo, ma i bambini hanno bisogno, anche, di sentire i sapori di casa". Un gruppetto di maschi si sfida accanitamente ad un videogioco, un barbiere volontario di Rota d'Imagna taglia i capelli a chi ne ha bisogno, la mensa è sempre aperta.
L'atmosfera è allegra, non c'è rigidità, oltre alla scuola, narra il sindaco Locatelli mentre partecipa ad un calcetto improvvisato, "tutti fanno attività pomeridiane, piscina, danza, chitarra, kikboxing, è importante che le loro giornate siano piene". Antidoto ai fantasmi della mente, ai cuori già provati dagli abbandoni. "Hanno un nemico: la paura. I più provati sono gli adolescenti. Senza genitori e adesso anche lontani dalla patria. Per questo averli lasciati insieme - conferma Vitalii Zubritsky - è stato straordinario. Si fanno compagnia e coraggio. Potevano essere deportati. L'Italia li ha salvati".