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Migranti, il grande ingorgo del Mediterraneo. E la guardia costiera ora schiera tutte le sue navi

(ansa)
Un flusso inarrestabile, barchini di legno, gusci di metallo, gommoni, vecchi pescherecci: il Mediterraneo preso d'assalto da decine di mezzi di fortuna utilizzati a rischio della vita da chi tenta di fuggire dalla miseria e dall'oppressione
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Un flusso inarrestabile, barchini di legno, gusci di metallo, gommoni, vecchi pescherecci. A decine nel Mediterraneo sorvolato da cinque aerei di ricognizione che non riescono a monitorarli tutti, il centralino dei migranti Alarm Phone che squilla senza sosta, la sala operativa di Roma che stavolta spinge le motovedette italiane anche in zona Sar maltese, la Guardia costiera italiana che fa un soccorso dietro l'altro, quella tunisina che prova ad arginare le partenze e quella libica che spara, in acque internazionali, per allontanare le Ong a cui, questa volta, il centro di coordinamento dei soccorsi di Roma permette di fare salvataggi a catena. Per evitare nuovi naufragi, che pure avvengono: due barchini capovolti a poche miglia dalla Sar italiana, sette corpi recuperati, molti dispersi, quarantuno morti in partenza dal Marocco, 90 le vittime in pochi giorni. E sbarchi oltre quota 25.000, quattro volte l'anno scorso.

Rotta tunisina fuori controllo

Sono state 48 ore fr…

Un flusso inarrestabile, barchini di legno, gusci di metallo, gommoni, vecchi pescherecci. A decine nel Mediterraneo sorvolato da cinque aerei di ricognizione che non riescono a monitorarli tutti, il centralino dei migranti Alarm Phone che squilla senza sosta, la sala operativa di Roma che stavolta spinge le motovedette italiane anche in zona Sar maltese, la Guardia costiera italiana che fa un soccorso dietro l'altro, quella tunisina che prova ad arginare le partenze e quella libica che spara, in acque internazionali, per allontanare le Ong a cui, questa volta, il centro di coordinamento dei soccorsi di Roma permette di fare salvataggi a catena. Per evitare nuovi naufragi, che pure avvengono: due barchini capovolti a poche miglia dalla Sar italiana, sette corpi recuperati, molti dispersi, quarantuno morti in partenza dal Marocco, 90 le vittime in pochi giorni. E sbarchi oltre quota 25.000, quattro volte l'anno scorso.

Rotta tunisina fuori controllo

Sono state 48 ore frenetiche nel Mediterraneo e anche oggi, con il meteo favorevole, non c'è da aspettarsi nulla di diverso. Ma più che i numeri di quelli arrivati a Lampedusa, a far paura sono quelli di chi è stato intercettato e riportato indietro: 2800 i primi, oltre 3000 i secondi. Segno che la potenza di fuoco dei trafficanti tunisini è in grado di far partire verso l'Italia anche 6.000 persone al giorno. E il peggio deve ancora arrivare visto che, stando alle nazionalità degli sbarcati e dalle notizie che arrivano dalla Guardia costiera tunisina, nove migranti su dieci di coloro che in questi giorni tentano la traversata sulla rotta breve, da Sfax e Chersa verso Lampedusa, sono subsahariani. Le famiglie tunisine, quelle centinaia di migliaia di persone allo stremo per la gravissima crisi economica del Paese e per la riduzione degli spazi di libertà del regime Saied, non stanno ancora partendo. Lo faranno, c'è da presumere, nelle prossime settimane, in un crescendo di viaggi che potrebbe portare fuori controllo la rotta tunisina sulla quale, mai come in questi giorni, si continuano a contare morti.


Due naufragi in Sar maltese, uno davanti al Marocco

Alle 60 vittime del mare a poche miglia dalle coste tunisine nei giorni scorsi, si sono aggiunti ieri i sette corpi recuperati dalle motovedette italiane in zona Sar maltese dove si sono ribaltati due barchini che Malta, come continua incredibilmente ad accadere anche nella zona di sua competenza, si è rifiutata di soccorrere. E morti anche in Marocco.


Partenze su tutte le rotte

La "soddisfazione per il cambio di passo dell'Europa" espressa da Giorgia Meloni a Bruxelles si è infranta in questo weekend di bel tempo sul muro di flussi che appaiono inarrestabili: quasi 5.000 i migranti soccorsi, più della metà approdati a Lampedusa assediata da decine di barchini, un migliaio (partiti dalla Libia) recuperati in mezzo al Mediterraneo dalla nave Diciotti della Guardia costiera, più di 500 quelli portati in Calabria dalla nave Aringhieri della Guardia costiera andata in soccorso di due pescherecci, 150 approdati a Pantelleria più qualche sbarco autonomo dall'isola dei Conigli alle spiagge dell'Agrigentino.


Il ritorno delle Ong

E poi ci sono i migranti ( circa 450) presi a bordo dalle navi umanitarie tornate nel Mediterraneo e persino autorizzate da Roma ad effettuare più di un salvataggio in deroga al decreto Piantedosi. Così, alla Life Support di Emergency che aveva già salvato 78 persone, la sala operativa di Roma ha dato l'ok a dirigersi, nella rotta verso il porto di sbarco già assegnato ad Ortona, verso altri due barchini di metallo con 83 persone tra cui molti bambini e neonati, in attesa di soccorso da 24 ore. Impossibile, in una situazione cosi drammatica, rinunciare al supporto nei soccorsi da parte di qualsiasi mezzo. Con la Guardia costiera tornata ad operare con un dispositivo di soccorsi allargato che si è più volte spinto fuori dalla Sar italiana.


Spari dalle motovedette libiche

Ong costrette però anche ad arretrare dall'aggressione della Guardia costiera libica che, come documentato da un video diffuso da Sos Mediterranee, ha aperto il fuoco in acque internazionali sparando in aria per dissuadere la Ocean Viking dall'avvicinarsi ad un gommone con 80 persone a bordo poi intercettato e riportato indietro