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Studenti dall'estero, nei nostri atenei solo il 3 per cento. Peggio dell'Italia (ma di poco) solo la Grecia

Studenti universitari in una foto d'archivio 
Anche per l'Erasmus partono più ragazzi italiani degli stranieri che arrivano. "Per diventare attrattivi, puntare su Stem e corsi in inglese". Il ministero sostiene: "Numeri in crescita nel 2021-2022"
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ROMA - Le  università italiane, in crescita nella reputazione internazionale come certifica l'ultimo ranking internazionale, Qs, che ha posizionato il sistema nazionale degli atenei al settimo posto mondiale, ancora faticano a reclutare studenti stranieri.

Un'inchiesta di Openpolis, fondazione senza scopo di lucro che racconta il Paese attraverso i suoi dati, spiega che nel 2020 quasi un milione e mezzo di studenti iscritti nelle università dell'Unione europea avevano un diploma estero, ed era un dato in aumento rispetto agli anni precedenti. In questo quadro continentale, tuttavia, L'Italia contava una quota di universitari stranieri rispetto al totale degli iscritti pari al 2,88 per …

ROMA - Le  università italiane, in crescita nella reputazione internazionale come certifica l'ultimo ranking internazionale, Qs, che ha posizionato il sistema nazionale degli atenei al settimo posto mondiale, ancora faticano a reclutare studenti stranieri.

Un'inchiesta di Openpolis, fondazione senza scopo di lucro che racconta il Paese attraverso i suoi dati, spiega che nel 2020 quasi un milione e mezzo di studenti iscritti nelle università dell'Unione europea avevano un diploma estero, ed era un dato in aumento rispetto agli anni precedenti. In questo quadro continentale, tuttavia, L'Italia contava una quota di universitari stranieri rispetto al totale degli iscritti pari al 2,88 per cento, percentuale che la lasciava al penultimo posto subito dopo la Grecia (2,80 per cento).

In Lussemburgo, il Paese dell'Unione europea con il maggior numero di universitari stranieri rispetto al totale, l'aliquota saliva al 48 per cento. E la Germania, lo Stato che ha più studenti non nativi in termini assoluti, già ospitava 369.000 universitari provenienti da fuori confine. Nella maggior parte degli stati Ue la frazione di persone straniere nel ciclo di istruzione terziaria è andato gradualmente aumentando nel corso dell'ultimo decennio. E così, come mostrano i dati del ministero dell'Università e della Ricerca, è accaduto in Italia dal 2017-2018 al 2021-2022.

Nel confronto con la media dei Paesi industrializzati, l'Italia ha numeri deludenti, e qui le statistiche vengono lette da Lavoce.info, giornale online di informazione economica. Sempre nel 2020, quasi 80 mila ragazzi italiani frequentavano un'università straniera all'interno degli stati Ocse: si trattava del 4 per cento del totale degli studenti universitari iscritti in Italia. Anche i numeri di Francia e Germania, per quel che riguardava gli studenti che nel 2020 andavano all'estero a fare esperienza e specializzarsi, era intorno al 4 per cento. Il problema per noi è che, allo stesso tempo, le due nazioni di riferimento erano in grado di attirare talenti dal resto del mondo: Francia e Germania nei loro atenei avevano rispettivamente il 9 e l'11 per cento del totale degli studenti iscritti. "In Italia, invece, ci si ferma al 3 per cento".

La scarsa attrattività degli atenei italiani viene sottolineata anche dai numeri sugli studenti Erasmus, analizza ancora Lavoce.info. È vero che il nostro Paese è una delle principali destinazioni per gli studenti che partecipano al programma di studio all'estero, ma, anche in questo caso, gli studenti italiani che frequentano un periodo di studio fuori "sono più degli stranieri che decidono di passare un periodo in Italia attraverso lo stesso programma".

Come in buona parte dei Paesi Ocse, il continente maggiormente rappresentato tra gli studenti stranieri è l'Asia, soprattutto per il peso di Cina e India (il terzo paese per numero di studenti è l'Iran): proviene da questo continente quasi metà degli studenti stranieri, mentre un terzo arriva dall'Europa. Il numero di studenti stranieri aumenta, comunque, con il crescere del livello di corso: In media sono il 3 per cento, ma diventano il 4 per cento nelle lauree magistrali e il 16 per cento nei corsi di dottorato. Quest'ultimo sembrerebbe un dato elevato, ma è inferiore a quello di Francia (38 per cento), Portogallo (33), Germania (23) e Spagna (19).

"Per richiamare più studenti in Italia", si legge nell'analisi de Lavoce.info, "bisogna far crescere i corsi nelle materie Stem, quelle di scienza dura, e le lezioni in Inglese a partire dalle triennali. Difficilmente un universitario straniero decide di aggiungere l'apprendimento di una nuova lingua, "peraltro parlata, in questo caso, da un numero limitato di persone nel mondo".

I dati offerti dal ministero dell'Università e della Ricerca mostrano, tuttavia, un miglioramento in questo campo sia nel corso degli ultimi 5 anni che, in particolare, nell'Anno accademico 2021-2022. Gli iscritti stranieri, nella stagione precedente a quella in corso, sono stati 109.681, pari al 6 per cento del totale, in crescita di 7.327. Gli immatricolati stranieri (al primo anno) 18.798, il 5,8 per cento. E, infine, i laureati 17.224, il 4,6 per cento. Un dato migliore rispetto a quelli analizzato da Open e Lavoce.info, ma ancora lontano dai numeri dell'Europa del Nord.