Migranti, l'Ue invoca una Sophia bis, l’operazione che 5 anni fa fu affondata da Salvini
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - Un'operazione che coinvolga l'Unione europea, l'Unione africana e anche l'Onu. Che abbia un impegno militare in mare e uno, gestito prevalentemente dalle Nazioni Unite, sulla terra. La scorsa settimana, durante i due giorni del Consiglio europeo di giovedì e venerdì, l'emergenza migranti è stata sostanzialmente snobbata dai leader Ue durante le sessioni formali. Zero risposte. Ma è tornata più volte nelle discussioni ufficiose. Nei colloqui bilaterali, anche quelli cui ha partecipato la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni.
In particolare quello con il presidente francese, Emmanuel Macron. E proprio da questi dialoghi è iniziato a emergere un piano che di fatto punterebbe a resuscitare l'operazione Sophia avviata dall'Unione europea nel 2015 e naufragata alla fine del 2018 a causa del veto espresso dall'allora ministro degli Interni Matteo Salvini.
Tutto è partito da un presuppos…
BRUXELLES - Un'operazione che coinvolga l'Unione europea, l'Unione africana e anche l'Onu. Che abbia un impegno militare in mare e uno, gestito prevalentemente dalle Nazioni Unite, sulla terra. La scorsa settimana, durante i due giorni del Consiglio europeo di giovedì e venerdì, l'emergenza migranti è stata sostanzialmente snobbata dai leader Ue durante le sessioni formali. Zero risposte. Ma è tornata più volte nelle discussioni ufficiose. Nei colloqui bilaterali, anche quelli cui ha partecipato la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni.
In particolare quello con il presidente francese, Emmanuel Macron. E proprio da questi dialoghi è iniziato a emergere un piano che di fatto punterebbe a resuscitare l'operazione Sophia avviata dall'Unione europea nel 2015 e naufragata alla fine del 2018 a causa del veto espresso dall'allora ministro degli Interni Matteo Salvini.
Tutto è partito da un presupposto: molte delle Cancellerie dei 27, in particolare la Francia e la Germania, si sono lamentate in queste settimane di un deficit propositivo dell'Italia sull'emergenza migratoria. Rimproverano Roma di lamentarsi senza presentare iniziative concrete. Ieri il ministro Tajani l'ha ripetuto: "Ci troviamo ad affrontare un'emergenza da soli, così non siamo in grado di affrontarla".
Per questo prima Berlino, attraverso alcuni canali diplomatici riservati, e poi Parigi hanno sensibilizzato il nostro governo e indicato alcune opzioni possibili. L'esecutivo tedesco, ad esempio, ha in particolare osservato che l'Italia deve accettare la "comunitarizzazione" della situazione sotto tutti i punti di vista: non solo quello della redistribuzione degli arrivi. L'Eliseo non ha nascosto la sua preoccupazione sulle conseguenze della crisi che sta attraversando la Tunisia.
Dinanzi alla "timidezza" improduttiva della squadra "meloniana" hanno cominciato a suggerire alcune strade. Con un approccio complessivo. Che tenga conto di quel che sta accadendo sul territorio africano: dalla Tunisia alla Libia fino al Corno d'Africa. Nella sostanza, allora, l'aiuto che soprattutto Macron si è dichiarato pronto a concedere, passa dal coinvolgimento di tutte le istituzioni.
Il modello è quello dell'operazione Sophia. Con navi militari europee impegnate a pattugliare lo specchio di mare tra l'Africa e l'Italia. Quella missione aveva come obiettivo nella prima fase la sorveglianza delle reti di traffico di esseri umani, poi la ricerca di navi sospette e infine la distruzione dei battelli usati dagli scafisti.
Il mosaico si dovrebbe poi comporre con il coinvolgimento dell'Unione africana e dell'Onu. L'Unione africana dovrebbe essere chiamata a gestire i rimpatri. Attraverso un ampliamento degli accordi sulle procedure volontarie assistite. Le Nazioni Unite - come è già avvenuto in passato - sarebbero incaricate di amministrare i centri di accoglienza nei territori da cui partono gli scafi dei migranti.
È altrettanto chiaro che un quadro così complesso richiederebbe un ruolo anche nei Centri di identificazione in Italia. Soprattutto servirebbe un pannello di iniziative più largo. Tra gli elementi che più vengono sottolineati negli uffici della Commissione a Bruxelles, ad esempio, figura la riforma della Legge Bossi-Fini. L'ampliamento degli accordi di rimpatrio, a cominciare dalla Tunisia e, appunto, l'accettazione di ripristinare - seppur modificata - l'operazione Sophia che rappresentava il primo esperimento efficace di partecipazione diretta dell'Unione europea nelle azioni di salvataggio dei migranti e di controllo rispetto al traffico di esseri umani.
Il clima di incertezza e allarme che si sta formando in Tunisia ormai rappresenta una sorta di paradigma. Non è un caso che oggi il commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni, voli a Tunisi proprio per discutere di assistenza finanziaria da parte dell'Ue.
Senza un impegno economico in quelle aree è difficile convincere i Paesi da cui partono i trafficanti di esseri umani e quelli da cui arrivano i migranti ad accettare misure di sicurezza anche da parte delle Nazioni Unite. Del resto, alcuni anni fa quando esplose la crisi migratoria dalla Siria, la Germania ottenne in tempi rapidissimi 6 miliardi in due tranche da versare alla Turchia chiedendo in cambio l'impegno a bloccare la rotta balcanica.
Alcuni dei capi di stato e di governo che ne hanno discusso con Meloni, però, si chiedono se la maggioranza di destra in Italia è in grado di convincere Matteo Salvini che la strada percorribile è solo questa. E che dovrà accettare di fare retromarcia rispetto alla scelta compiuta poco meno di cinque anni fa. Il piano, dunque, è ancora da definire. La scelta ora spetta al governo Meloni.