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Attacco alle Ong, Agnès Callamard: “Vergogna. L’Italia criminalizza chi salva i migranti”

Intervista alla segretaria generale di Amnesty International
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PARIGI - "Il governo italiano sta vergognosamente criminalizzando chi assiste rifugiati e migranti". È severo il giudizio di Agnès Callamard sull'ennesimo attacco alle Ong in Italia. Segretaria generale di Amnesty International dal 2021, Callamard è nota anche per aver condotto le indagini dell'Onu sull'omicidio del giornalista Jamal Khashoggi nell'ambasciata dell'Arabia Saudita in Turchia. "La verità la conosciamo, ma purtroppo non siamo riusciti a portare i responsabili davanti a un tribunale indipendente", confida a Parigi la segretaria generale di Amnesty, presentando il nuovo Rapporto 2022 che inquadra la situazione dei diritti umani nel mondo. "È stato un anno duplice, segnato dalla guerra in Ucraina, ma anche dai tanti conflitti dimenticati e da un'offensiva contro le donne, dalla repressione in Iran e in Afghanistan alle minacce sul diritto all'aborto negli Usa".

Sull'Italia il ra…

PARIGI - "Il governo italiano sta vergognosamente criminalizzando chi assiste rifugiati e migranti". È severo il giudizio di Agnès Callamard sull'ennesimo attacco alle Ong in Italia. Segretaria generale di Amnesty International dal 2021, Callamard è nota anche per aver condotto le indagini dell'Onu sull'omicidio del giornalista Jamal Khashoggi nell'ambasciata dell'Arabia Saudita in Turchia. "La verità la conosciamo, ma purtroppo non siamo riusciti a portare i responsabili davanti a un tribunale indipendente", confida a Parigi la segretaria generale di Amnesty, presentando il nuovo Rapporto 2022 che inquadra la situazione dei diritti umani nel mondo. "È stato un anno duplice, segnato dalla guerra in Ucraina, ma anche dai tanti conflitti dimenticati e da un'offensiva contro le donne, dalla repressione in Iran e in Afghanistan alle minacce sul diritto all'aborto negli Usa".

Sull'Italia il rapporto di Amnesty lancia una nuova allerta a proposito dei migranti?
"Il governo italiano sta vergognosamente criminalizzando chi si fa avanti per assistere rifugiati e migranti e ostacola il lavoro di salvataggio delle Ong nel Mediterraneo. Nel 2022 abbiamo assistito al sequestro delle navi di soccorso e ai soccorritori che dovevano difendersi da accuse infondate, anche in tribunale, come nel caso dell'equipaggio della Iuventa. Abbiamo visto le donne, gli uomini e i bambini che erano stati salvati lasciati su imbarcazioni per giorni e settimane, senza un posto dove poter sbarcare. Abbiamo assistito all'imposizione di nuove regole per rendere più difficile il lavoro delle Ong e alla pratica di farle sbarcare in porti lontani del nord Italia".

Perché le denunce delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani rimangono per lo più inascoltate?
"Queste azioni del governo italiano fanno parte di una strategia più ampia che vuole porre il Mediterraneo centrale sotto il controllo delle guardie costiere libiche, in modo che siano loro a riportare in Libia il maggior numero possibile di persone, indipendentemente dal trattamento orrendo che questi migranti subiscono sistematicamente una volta portati lì, tra cui la prolungata detenzione arbitraria, la tortura, la violenza sessuale, le sparizioni forzate, lo sfruttamento".

Secondo il vostro rapporto, le autorità libiche hanno intercettato più di 24 mila persone in mare l'anno scorso.
"Purtroppo è il risultato della cooperazione con la Libia. Il fatto che il nuovo governo italiano abbia deciso di prolungarla è inconcepibile. L'esecutivo di Roma non solo sta rendendo il Mediterraneo centrale ancora più pericoloso, ma sta anche condannando decine di migliaia di persone a subire spaventosi abusi nei centri di detenzione libici".

Quali le grandi tendenze del 2022 evidenziate dal report di Amnesty?
"C'è stata una risposta molto forte da parte della comunità internazionale davanti all'aggressione militare russa in Ucraina. Una risposta caratterizzata dall'accoglienza ai rifugiati ucraini, da un appello alla giustizia internazionale, da una denuncia contro l'aggressione e i crimini di guerra commessi. Tutto questo è apprezzabile e credo che costituisca una base per il futuro. In altre parole, dal 2022 in poi non potremo più dire che non sappiamo cosa fare. Abbiamo un esempio di ciò che la comunità internazionale deve fare di fronte a una crisi di questa portata".

Pensa davvero che sarà così?
"È la speranza che ci lascia l'anno trascorso. Se invece guardiamo il contesto più ampio ci rendiamo conto che, intanto, sono continuati il silenzio e l'indifferenza rispetto ad altre crisi. Nel 2022 c'è stato anche il conflitto in Etiopia, probabilmente tra i più letali al mondo, da decenni. È stato uno degli anni più terribili per i palestinesi, l'anno in cui i prigionieri politici in Egitto sono stati ancora una volta trascurati dalla comunità internazionale. È stato l'anno in cui è tornata la realpolitik nelle relazioni con l'Arabia Saudita. E, mentre il mondo apriva le braccia ai rifugiati ucraini, non sono stati accolti quelli siriani, iracheni, dell'Africa occidentale. Ne 2022 è stato evidenziato un doppio standard nella nostra capacità di rispondere alle violazioni dei diritti umani. E questo, se non rimedieremo, continuerà ad avvelenare la nostra capacità di gestire i problemi globali e di rispondere alle crisi".