"L'Italia ha fatto tutto quello che poteva". Rispetto per la decisione dei giudici della Suprema corte francese. Ma anche esplicita amarezza e partecipazione di fronte a quelle porte che si chiudono definitivamente, in faccia al diritto alla giustizia per le vittime del terrorismo rosso e dei loro familiari.
Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio commenta il (prevedibile) verdetto con cui la Corte conferma il no all'estradizione per i dieci italiani condannati in via definitiva (in gran parte all'ergastolo) per gravi atti criminali. Tra loro, l'ex brigatista accusata di tre omicidi Roberta Cappelli, Marina Petrella con un omicidio e due sequestri di persona alle spalle, e Giorgio Pietrostefani, mandante dell'uccisione del commissario Luigi Calabresi.
"Prendiamo atto della decisione della Corte di Cassazione francese, che in piena autonomia ha deciso di negare l'estradizione in Italia di 10 ex terroristi condannati in via definitiva per gravissimi reati compiuti negli anni di piombo. L'Italia ha fatto tutto quanto in suo potere, perché fosse rimosso l'ostacolo politico che per decenni ha impedito alla magistratura francese di valutare le nostre richieste", sottolinea il Guardadigilli, che lo scorso novembre aveva incontrato il suo omologo, Éric Dupond-Moretti, negli uffici di Place Vendôme, il cui ruolo era stato decisivo per proseguire quella collaborazione aperta già dall'intesa tra Mattarella e Macron nel febbraio del 2020 a Napoli, è proseguita con l'ex premier Draghi e l'ex ministra Cartabia.
Aggiunge Nordio: "Avevo già avuto modo di ringraziare di persona, nel nostro primo incontro, il collega Dupond-Moretti per essere stato al fianco dell'Italia e per la sua costante attenzione nei confronti delle nostre richieste. Con lui ho avuto anche un colloquio telefonico. Il Ministro Dupond-Moretti ha compreso il nostro bisogno di verità e giustizia e, dando corso alle nostre domande di estradizione, ha testimoniato la piena fiducia del Governo francese nella nostra magistratura, che ha giudicato gli imputati degli anni di piombo sempre nel rispetto di tutte le garanzie".
Nordio parla anche da ex pm, indimenticabile la stagione del terrorismo che ha lasciato a terra troppi innocenti. "Ho vissuto da pubblico ministero in prima persona quegli anni drammatici e oggi", aggiunge infatti il Guardasigilli, "il mio primo commosso pensiero non può che essere rivolto a tutte le vittime di quella sanguinosa stagione e ai loro familiari, che hanno atteso per anni, insieme all'intero Paese, una risposta dalla giustizia francese. Faccio pertanto mie le parole di Mario Calabresi, figlio del commissario ucciso 51 anni fa, nella speranza che chi allora non esitò ad uccidere ora "senta il bisogno di fare i conti con le proprie responsabilità e abbia il coraggio di contribuire alla verità".
Tra Italia e Francia, fa sapere infine il Ministero, la cooperazione giudiziaria è stata rafforzata ed è molto proficua. "Solo nel 2021, 52 sono state le persone consegnate dalla Francia all'Italia e altrettante dall'Italia alla Francia in esecuzione di un mandato d'arresto europeo".
Arriva intanto via Facebook il commento di Enrico Galmozzi, fondatore delle Brigate combattenti di Prima Linea, "Quanto mi fa godere la Cassazione francese...". Galmozzi è stato condannato per gli omicidi dell'avvocato Enrico Pedenovi e del poliziotto Giuseppe Ciotta.