Dimissioni di papa Francesco? Ecco perché non è un'ipotesi realistica oggi
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziIl ricovero al policlinico Gemelli per "difficoltà respiratorie" ha innescato, sulla rete e sui social, nuovi interrogativi sull'ipotesi che papa Francesco possa rinunciare al pontificato: una prospettiva, però, che Jorge Mario Bergoglio ha già spiegato più volte, escludendo di lasciare il trono di Pietro per un evento medico come quello che si è manifestato in questi giorni.
Il Pontefice argentino, va detto, ha avuto nel corso del tempo un'evoluzione sul tema delle dimissioni, un nodo ereditato dal suo predecessore, Benedetto XVI, che annunciò la rinuncia, nello sconcerto generale, l'11 febbraio del 2013, prima volta nella storia moderna della Chiesa.
Nei primi anni di pontificato, Francesco, oggi 86enne, che non ha mai voluto regolamentare lo statuto del Papa emerito, si è espresso lasciando intendere che non escludeva di seguire l'esempio del suo predecessore.
"La porta è aperta"
Ne…
Il ricovero al policlinico Gemelli per "difficoltà respiratorie" ha innescato, sulla rete e sui social, nuovi interrogativi sull'ipotesi che papa Francesco possa rinunciare al pontificato: una prospettiva, però, che Jorge Mario Bergoglio ha già spiegato più volte, escludendo di lasciare il trono di Pietro per un evento medico come quello che si è manifestato in questi giorni.
Il Pontefice argentino, va detto, ha avuto nel corso del tempo un'evoluzione sul tema delle dimissioni, un nodo ereditato dal suo predecessore, Benedetto XVI, che annunciò la rinuncia, nello sconcerto generale, l'11 febbraio del 2013, prima volta nella storia moderna della Chiesa.
Nei primi anni di pontificato, Francesco, oggi 86enne, che non ha mai voluto regolamentare lo statuto del Papa emerito, si è espresso lasciando intendere che non escludeva di seguire l'esempio del suo predecessore.
"La porta è aperta"
Nel maggio del 2014, nel corso di una conferenza stampa sul volo di ritorno dalla Terra Santa, Francesco aveva detto: “Io credo che Benedetto XVI non sia un caso unico. Non aveva più le forze e onestamente - è un uomo di fede, tanto umile - ha preso questa decisione. Io credo che lui sia un’istituzione. 70 anni fa, i vescovi emeriti non esistevano, quasi. E adesso, ce ne sono tanti. Cosa succederà con i Papi emeriti? Io credo che dobbiamo guardare a lui come ad un’istituzione. Lui ha aperto una porta, la porta dei Papi emeriti. Ce ne saranno altri, o no? Dio lo sa. Ma questa porta è aperta: io credo che un Vescovo di Roma, un Papa che sente che le sue forze vengono meno – perché adesso si vive tanto tempo – deve farsi le stesse domande che si è posto Papa Benedetto”.
Uno, due, tre emeriti... o nessuno
Nell’aprile del 2017, il Papa aveva ripreso il filo del discorso, rispondendo sempre ad una domanda sul volo di ritorno, questa volta dall’Armenia: “70 anni fa i vescovi emeriti non esistevano; oggi ce ne sono”, aveva detto. “Ma con questo allungamento della vita, si può reggere una Chiesa a una certa età, con acciacchi, o no? E lui, con coraggio – con coraggio! – e con preghiera, e anche con scienza, con teologia, ha deciso di aprire questa porta. E credo che questo sia buono per la Chiesa. Ma c’è un solo Papa. L’altro… o forse – come per i vescovi emeriti – non dico tanti, ma forse potranno essercene due o tre, saranno emeriti. Sono stati (Papi), (ora) sono emeriti”.
Una posizione mutata, pur senza contraddirsi, nel corso del tempo. Poche settimane prima che morisse Benedetto XVI, Papa Francesco, 86 anni e un ormai consolidato problema di deambulazione, aveva smentito l’intenzione concreta di mollare, spiegando di avere firmato a inizio pontificato la propria rinuncia, a titolo preventivo, in caso di grave impedimento medico, ma - affermazione dunque da leggere controluce - di non avere concretamente intenzione di metterla in pratica: “Si governa con la testa”, chiosò, “non con il ginocchio”. Dopo la morte di Joseph Ratzinger, sono tornate a galla ipotesi di una rinuncia, come se il fatto che non ci fosse più il “Papa emerito” togliesse un impedimento a questa prospettiva.
Un ministero ad vitam
Posizione consolidata poche settimane dopo: “È vero che io ho scritto le mie dimissioni due mesi dopo l’elezione e ho consegnato questa lettera al cardinale Bertone. Non so dove si trovi questa lettera", spiegò ai gesuiti della Repubblica democratica del Congo incontrati a febbraio a Kinshasa. "L’ho fatto nel caso che io abbia qualche problema di salute che mi impedisca di esercitare il mio ministero e di non essere pienamente cosciente per poter rinunciare. Questo però non vuol affatto dire che i Papi dimissionari debbano diventare, diciamo così, una “moda”, una cosa normale. Benedetto ha avuto il coraggio di farlo perché non se la sentiva di andare avanti a causa della sua salute. Io per il momento non ho in agenda questo. Io credo - scandiva Bergoglio - che il ministero del Papa sia ad vitam. Non vedo la ragione per cui non debba essere così. Pensate che il ministero dei grandi patriarchi è sempre a vita. E la tradizione storica è importante. Se invece stiamo a sentire il "chiacchiericcio", beh, allora bisognerebbe cambiare Papa ogni sei mesi!”.
Chiacchiericcio che riprende, dentro e fuori dal Vaticano, attorno alla figura del Papa. In una intervista per i 10 anni di Pontificato, Francesco ha ulteriormente precisato il concetto, spiegando che lascerebbe se solo se sopravvenisse una "mancanza di chiarezza, di saper valutare le situazioni", e precisando di aver incaricato alcuni "cardinali intelligenti" di consigliarlo in tal senso. Il Pontefice, chiamato "quasi dalla fine del mondo" per riformare la Chiesa, ha instaurato nel corso degli anni una certa diffidenza reciproca, pur venata di stima, con la Curia romana. Se si vedesse impedito nel ragionamento, e costretto a delegare il proprio potere, non esiterebbe di conseguenza a rinunciare. Non, vicecersa, per un problema al ginocchio, né per delle "difficoltà respiratorie".