L’Italia ferma ChatGpt e OpenAI sospende il servizio nel nostro Paese. L'allerta dell'intelligence: può manipolare l'opinione pubblica
di Giuliano Foschini , Fabio Tonacci , di Giuliano Foschini, Fabio TonacciROMA - Due questioni spinose: di privacy, per la raccolta illecita di milioni di dati personali raccolti per "addestrare" l'algoritmo, e di sicurezza nazionale, per l'utilizzo, potenzialmente pericolosissimo, che se ne può fare. ChatGpt, il software di intelligenza artificiale e apprendimento automatico che conversa e fornisce risposte agli utenti, finisce sul banco degli imputati in Italia: il Garante per la privacy ha aperto un'istruttoria su OpenAi, la società americana legata a Microsoft che ha sviluppato e gestisce la piattaforma. È accusata di aver costruito un enorme database fuori da ogni regola e di non offrire alcuna garanzia sul trattamento delle informazioni personali raccolte. Circostanza questa su cui da qualche settimana hanno cominciato a discutere anche gli analisti della nostra intelligence. Dopo il provvedimento, la società ha deciso di bloccare l'accesso nel nostro Paese.
Italia primo Paese occidentale a …
ROMA - Due questioni spinose: di privacy, per la raccolta illecita di milioni di dati personali raccolti per "addestrare" l'algoritmo, e di sicurezza nazionale, per l'utilizzo, potenzialmente pericolosissimo, che se ne può fare. ChatGpt, il software di intelligenza artificiale e apprendimento automatico che conversa e fornisce risposte agli utenti, finisce sul banco degli imputati in Italia: il Garante per la privacy ha aperto un'istruttoria su OpenAi, la società americana legata a Microsoft che ha sviluppato e gestisce la piattaforma. È accusata di aver costruito un enorme database fuori da ogni regola e di non offrire alcuna garanzia sul trattamento delle informazioni personali raccolte. Circostanza questa su cui da qualche settimana hanno cominciato a discutere anche gli analisti della nostra intelligence. Dopo il provvedimento, la società ha deciso di bloccare l'accesso nel nostro Paese.
Italia primo Paese occidentale a bloccare ChatGpt
È la prima volta che un paese occidentale decide di agire contro un software basato sull'intelligenza artificiale: ChatGpt è già vietato in Cina, a Hong Kong, in Iran e in Russia ed è al centro di un dibattito mondiale tra esperti del digitale, tra cui figurano i big del settore come Elon Musk e il fondatore di Skype. Ieri, e non a caso, la commissaria europea alla Concorrenza e vice presidente della Commissione, ha dichiarato: "Non importa quale tecnologia usiamo, dobbiamo continuare a promuovere le nostre libertà e proteggere i nostri diritti. Ecco perché non vogliamo regolare l'intelligenza artificiale, ma l'uso che se ne fa".
Nessuna tutela per i minori
Ecco, ed è proprio sugli usi, "in assenza di base giuridica", che è intervenuto il Garante italiano muovendo una serie di contestazioni all'azienda statunitense: "Dopo una verifica - si legge nel provvedimento - si è rilevato che non viene fornita alcuna informativa sull'utilizzo dei dati raccolti e trattati". Questo vale per tutti, anche per i minori di 13 anni che, in teoria, non possono accedere al servizio. In realtà, non esiste un sistema di filtro per età e dunque "sono esposti a risposte assolutamente inidonee".
Un database fermo al 2021
Il Garante ha inoltre segnalato come il database non sia aggiornato, essendo fermo al 2021, per cui ChatGpt crea risposte su informazioni vecchie. Un punto, questo, delicatissimo, perché apre il capitolo dei contenuti, che interessa non solo l'Authority ma anche i nostri servizi segreti. "L'intelligenza artificiale", ragiona uno dei vertici della nostra intelligence, "rappresenta evidentemente una grande opportunità. E nessuno può pensare di bloccare il progresso, per lo più con delle norme di legge. Ma rappresenta anche un grande rischio in assenza di regolamentazione. Mi spiego meglio: chi vigila sui contenuti che l'intelligenza artificiale produce? Che atteggiamento bisogna avere davanti a informazioni palesemente false in grado di manipolare l'opinione pubblica?". La domanda non è retorica e nasce da un fatto specifico.
Qualche giorno fa sul web è circolata la fotografia, finta ma assolutamente credibile, del Papa con un piumino bianco d'alta moda: è stata generata appunto dall'intelligenza artificiale (non da ChatGpt) ed è parso chiaro a tutti il potenziale di questa tecnologia. Proprio quella foto è stata la miccia per una prima riunione dell'intelligence sul tema - ed è possibile che presto lo faccia anche il Parlamento, attraverso il Comitato per la sicurezza della Repubblica - ma è evidente che non è un tema affrontabile solo con la lente italiana.
La falla nel sistema
Il provvedimento del Garante crea però un precedente. E mette OpenAi - che non ha sede nell'Unione - nelle condizioni di dover rispondere all'opinione pubblica. Cosa che ha fatto già nella serata di ieri: è stato bloccato l'accesso dal nostro Paese. Ed è intervenuto direttamente il Ceo della società, Sam Altman: "Siamo convinti di rispettare tutte le leggi sulla privacy - ha scritto - ma abbiamo bloccato l'accesso in Italia per rispettare la decisione del governo italiano". Ora l'azienda, per riattivarlo, avrà 20 giorni per adeguarsi alle richieste: in caso contrario rischiano una sanzione fino al 4 per cento del fatturato globale annuo. Anche perché l'istruttoria non nasce da un'iniziativa casuale, ma da una falla nel sistema.
Il 20 marzo scorso, per un problema tecnico, il sistema si è rivelato vulnerabile: è stata mostrata la cronologia delle domande degli utenti, con tutti i loro dati personali, compresi i dettagli sui metodi di pagamento usati per iscriversi a ChatGpt Plus, l'abbonamento extra.