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La sfida di Lorenzo Maggi a Martignano: "Il mio orto alternativo per battere la siccità"

Nel parco naturale vicino a Roma applica i segreti della permacultura: “Qui comanda la natura”
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"Vivere non è abbastanza, disse la farfalla, uno deve avere il sole, la libertà, e un piccolo fiore". Queste parole di Christian Andersen campeggiano sul sito dell'Orto di Clapi, una piccola azienda agricola che occupa appena un ettaro di superficie ai margini del Parco naturale di Martignano, una specie di eden a pochi passi da Roma. Qui Lorenzo Maggi, classe 1994, laurea in scienze forestali, ha iniziato nel 2015 a coltivare in agricoltura rigenerativa, con un po' di follia e molto studio fuori e dentro al campo.

La rivoluzione personale di Lorenzo è cominciata per caso, dopo essersi imbattuto nella permacultura, una disciplina pensata dall'altra parte del mondo più di cinquant'anni fa. "Studiando mi sono reso conto che è l'unico metodo realmente razionale e scientifico. Ogni cosa ha un senso ecologico reale, si applicano le regole della natura. S…

"Vivere non è abbastanza, disse la farfalla, uno deve avere il sole, la libertà, e un piccolo fiore". Queste parole di Christian Andersen campeggiano sul sito dell'Orto di Clapi, una piccola azienda agricola che occupa appena un ettaro di superficie ai margini del Parco naturale di Martignano, una specie di eden a pochi passi da Roma. Qui Lorenzo Maggi, classe 1994, laurea in scienze forestali, ha iniziato nel 2015 a coltivare in agricoltura rigenerativa, con un po' di follia e molto studio fuori e dentro al campo.

La rivoluzione personale di Lorenzo è cominciata per caso, dopo essersi imbattuto nella permacultura, una disciplina pensata dall'altra parte del mondo più di cinquant'anni fa. "Studiando mi sono reso conto che è l'unico metodo realmente razionale e scientifico. Ogni cosa ha un senso ecologico reale, si applicano le regole della natura. Se capisci come funziona la natura, capisci come interagire con lei. Un metodo vincente e una scelta funzionale alle sfide del futuro perché risponde alla carenza d'acqua e all'aumento della temperatura causata dai cambiamenti climatici".

Immaginato dagli australiani Bill Mollison e David Holmgren negli anni 70, questo insieme di metodi agricoli insegna a far crescere legumi, cereali e frutti senza danneggiare gli ecosistemi, e alimenta la speranza di soddisfare i nostri bisogni alimentari senza passare dall'agricoltura intensiva. Non è un caso che sia nata nell'arida Australia dove da decenni si sperimentano metodi per conservare e utilizzare l'acqua nel modo più efficiente possibile. Un approccio innovativo che sembra provvidenziale per un Paese come il nostro ormai alle prese con una siccità strutturale e con 3,5 milioni e mezzo di italiani che in questo inizio di primavera ci stanno facendo i conti.

"La permacultura è il modo con cui noi abbiamo progettato l'azienda, l'orto, e le interazioni con gli animali e il frutteto. Non usiamo prodotti chimici ma tecniche di rigenerazione del suolo con sistemi agroforestali: piantiamo alberi insieme alle colture annuali, perché proteggono gli ortaggi dagli eccessi di sole e riducono la necessità di irrigare".

A prima vista la permacultura sembrerebbe quasi stregoneria o tutt'al più una pratica new age; in ogni caso qualcosa di difficilmente replicabile su larga scala. Invece i risultati non solo ci sono, ma sono anche redditizi. Lorenzo vende i suoi prodotti anche agli chef stellati molto attenti alla sostenibilità, come Heinz Beck, e la sua piccola azienda è un esempio di come lavorare per la rigenerazione della terra possa diventare anche un'ottima opportunità di business.

Con questa tecnica il terreno è più umido, le irrigazioni sono ponderate e si fanno solo quando realmente necessario, generando un risparmio idrico di almeno il 20% rispetto all'agricoltura tradizionale. "Noi utilizziamo la biodiversità per garantire una maggiore sostenibilità economica, gli eventi climatici estremi creano meno danni alla produzione, perché i campi sono più resilienti", prosegue Lorenzo.

E allora, se ci sono tutti questi vantaggi, perché non è ancora così diffusa? "Il grande limite è culturale, servono più coscienza ecologica, conoscenza, studio. In altri Paesi sono molto più avanti, non solo nel lavoro agricolo, anche nella consapevolezza dei consumatori che per esempio non cercano fragole a gennaio a 2 euro".

Quella di Lorenzo è una delle tante storie di prospettive che escono dai binari convenzionali e aprono nuove strade. Provvidenziali, perché prima o poi la realtà arriva, in forma di siccità, inondazioni, o caldo insopportabile. E allora meglio prepararsi, anche raccontando cosa c'è di buono della peggiore crisi che stiamo attraversando.