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Migranti, accoglienza allo stremo. I prefetti: dateci hotel e case sfitte

(ansa)

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Appello ai Comuni per far fronte all’emergenza sbarchi. Nelle strutture ci sono 112mila stranieri: mai così tanti dal 2019. I numeri più alti nelle Regioni del Nord. E i sindaci si rivolgono al Viminale: “Subito un tavolo, la situazione è ingestibile”
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«Strutture ricettive di qualsiasi genere, alberghi dismessi, colonie, pensionati, case per vacanze o simili attualmente inutilizzati», ma anche «case e appartamenti di proprietà di privati cittadini liberi e inutilizzati da cedere in locazione a prezzi di mercato per l’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale».

Con quasi 112.000 migranti nei centri di tutta Italia (la cifra più alta dal 2019), il sistema di prima e seconda accoglienza, mal gestito e senza programmazione da anni, è imploso sotto la spinta delle oltre 27mila persone sbarcate nei primi tre mesi dell’anno. E così i prefetti scrivono ai sindaci, i sindaci fanno appello alle loro comunità e scrivono a loro volta al governo. Chiedendo a gran voce che quella che si profila come un’incombente emergenza per l’estate venga finalmente gestita in modo strutturale. 

In migliaia per strada senza posto 

Non ci sono più …

«Strutture ricettive di qualsiasi genere, alberghi dismessi, colonie, pensionati, case per vacanze o simili attualmente inutilizzati», ma anche «case e appartamenti di proprietà di privati cittadini liberi e inutilizzati da cedere in locazione a prezzi di mercato per l’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale».

Con quasi 112.000 migranti nei centri di tutta Italia (la cifra più alta dal 2019), il sistema di prima e seconda accoglienza, mal gestito e senza programmazione da anni, è imploso sotto la spinta delle oltre 27mila persone sbarcate nei primi tre mesi dell’anno. E così i prefetti scrivono ai sindaci, i sindaci fanno appello alle loro comunità e scrivono a loro volta al governo. Chiedendo a gran voce che quella che si profila come un’incombente emergenza per l’estate venga finalmente gestita in modo strutturale. 

In migliaia per strada senza posto 

Non ci sono più posti per i migranti, da Sud a Nord mancano le strutture ma manca soprattutto chi, con le cifre pro capite tagliate da Matteo Salvini quando sedeva al Viminale, si accolli l’onere di gestire l’accoglienza. E sono ormai migliaia le persone, anche sbarcate da pochi giorni, costrette a bivaccare per strada. O quelle che, nella redistribuzione nelle Regioni del Centro-nord prevista dal Viminale, non trovano nessuno ad attenderle. Com’è accaduto qualche giorno fa a Rocca Canavese, piccolo centro del Piemonte, dove una trentina di migranti sono stati scaricati in piena notte senza che neanche il sindaco fosse avvisato. Alla fine un posto è stato trovato, ma l’improvvisazione regna sovrana. 

Il grido d'allarme dei sindaci

«Servono risposte concrete e soluzioni praticabili, è oggettivamente impossibile gestire ciò che sta accadendo negli ultimi mesi — , scrive il sindaco pd di Modena Giancarlo Muzzarelli alla premier Giorgia Meloni e al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi dopo che un richiedente asilo di soli 16 anni è stato ucciso in una rissa con decine di connazionali in un parco — È indispensabile e urgentissima l’attivazione di un tavolo di emergenza. Il trend è in aumento e non è possibile dare risposta alle richieste di sistemazione che la prefettura avanza alle amministrazioni comunali».

Le Regioni che accolgono di più 

È così ovunque, paradossalmente più nelle Regioni del Nord che in quelle del Sud, visto che il Viminale si fa in quattro — nonostante le resistenze degli amministratori — per redistribuire chi sbarca nei porti siciliani o calabresi. E questo al netto di quanti (due su tre), appena possono, fanno perdere le proprie tracce e provano a raggiungere altri Paesi d’Europa.
Lombardia ( 13.137), Emilia Romagna (11.118), Piemonte (10.003) e Lazio (9.966) sono le Regioni che accolgono di più: da sole ospitano un terzo di tutti i migranti in strutture di ogni genere. Ma se al Centro-nord l’accoglienza avviene, per la maggior parte, nei Cas (i Centri di accoglienza straordinari) di grandi e medie dimensioni, è invece nelle Regioni del Sud che si registra il numero più alto di richiedenti asilo o di profughi negli alloggi del Sai, il Sistema di accoglienza diffusa. Cioè piccoli appartamenti, perlopiù destinati a famiglie che usufruiscono dei servizi d’integrazione: Sicilia (5.128), Campania (3.221) e Puglia (3.130) sono le Regioni dove i migranti restano di più.

Redistribuzione senza turnover

A mandare in tilt il sistema è la redistribuzione senza turnover tra chi è nel circuito dell’accoglienza da tempo, ha trovato lavoro e può uscire dai centri, e chi invece arriva, spesso senza neanche un paio di scarpe. Dal Veneto alla Lombardia, dalla Toscana alla Liguria, i prefetti chiedono aiuto agli enti del terzo settore, che ormai da tempo si sono disimpegnati a fronte di cifre pro capite assolutamente insufficienti per garantire un’accoglienza adeguata: da 25 a 40 euro al giorno per gli adulti, cento per i minorenni. Chi risponde ai bandi spesso propone condizioni assolutamente poco dignitose, come raccontano le immagini più recenti, da Lampedusa a Crotone.