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Intelligenza artificiale, Davide Dattoli: “No agli editti bulgari, lo stop a ChatGpt una figuraccia planetaria”

Intervista al fondatore di Talent Garden: "Avremmo bisogno di istituzioni con competenze adeguate ad affrontare cambiamenti epocali. Invece sia sulla carne sintetica, fermando chi la produce in Italia, sia sull'Ai, procediamo senza discutere davvero. Ma la rivoluzione va governata, oppure finiremo per subirla"
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"Abbiamo fatto una brutta figura planetaria, perché non è certo con un "editto bulgaro" che un Paese sempre più piccolo a livello globale, come il nostro, può risolvere i problemi dell'Intelligenza artificiale". Davide Dattoli, 32 anni, è il fondatore di Talent Garden, startup nata con gli spazi di coworking e diventata la prima scuola europea di competenze digitali. Sono proprio le competenze, dice, che oggi mancano a chi ha deciso di bloccare ChatGpt. E sono le competenze che decideranno se riusciremo a "governare in corsa" la rivoluzione dell'Ai, oppure finiremo per subirla.

Secondo il Garante ChatGpt non è trasparente nell'utilizzo dei dati degli utenti. Cosa pensa dello stop?
"La privacy non mi sembra la vera questione, in ogni caso potrà essere risolta con 600 pagine di "legalese". Penso sia una decisione sbagliata nei tempi e nei modi. Non ha senso bloccare una startup che…

"Abbiamo fatto una brutta figura planetaria, perché non è certo con un "editto bulgaro" che un Paese sempre più piccolo a livello globale, come il nostro, può risolvere i problemi dell'Intelligenza artificiale". Davide Dattoli, 32 anni, è il fondatore di Talent Garden, startup nata con gli spazi di coworking e diventata la prima scuola europea di competenze digitali. Sono proprio le competenze, dice, che oggi mancano a chi ha deciso di bloccare ChatGpt. E sono le competenze che decideranno se riusciremo a "governare in corsa" la rivoluzione dell'Ai, oppure finiremo per subirla.

Secondo il Garante ChatGpt non è trasparente nell'utilizzo dei dati degli utenti. Cosa pensa dello stop?
"La privacy non mi sembra la vera questione, in ogni caso potrà essere risolta con 600 pagine di "legalese". Penso sia una decisione sbagliata nei tempi e nei modi. Non ha senso bloccare una startup che ha meno di sei mesi e sta rivoluzionando il mondo. Lo stop italiano non ferma certo ChatGpt, né affronta davvero un problema enorme e globale. Sam Altman, il Ceo di OpenAi, ha risposto che verrà in Italia in vacanza...".

Se l'Italia digitale arranca è anche per questo approccio diffidente verso l'innovazione?
"Avremmo bisogno di istituzioni con competenze adeguate ad affrontare cambiamenti epocali. Invece sia sulla carne sintetica, fermando chi la produce in Italia, sia sull'Ai, procediamo con editti bulgari, senza discutere davvero".

L'hi-tech vive anche di mode, che non sempre mantengono le promesse. L'Ai è vera rivoluzione?
"Se ne parla da trent'anni, ma con ChatGpt abbiamo visto il primo sistema in grado davvero di sfruttarla. Non perché sa chiacchierare, ma perché sta rivoluzionando i meccanismi di produzione dei contenuti, e così cambia interi lavori. Secondo Bill Gates l'impatto sarà simile al Pc o a Internet, e credo abbia ragione".

Quali sono i veri problemi allora?
"Almeno due. Il primo, più filosofico, riguarda il copyright. Che cosa sarà dei contenuti generati dall'Ai, che elabora così tanti dati da non sapere neppure dove li ha presi? Di chi sono quei contenuti? Chi ne risponde? Chi ci guadagna? Tanti principi andranno rivisti".

Il secondo problema?
"L'impatto sul lavoro: l'Ai automatizzerà le attività di base, ripetitive e facilmente replicabili, dal copywriter, al programmatore, al designer. Quello che non potrà replicare sono le professionalità avanzate, resteranno gli sviluppatori senior e quelli specializzati. Per questo investire su competenze e formazione è la sfida del secolo".

Tanti posti cancellati, molti meno creati. Secondo alcuni questo rimetterà in discussione la centralità stessa del lavoro, il welfare, il patto sociale. Serve il reddito universale?
"Sono stati proprio Gates e Elon Musk a teorizzarlo, negli Stati Uniti se ne discute davvero, in Italia sembra si parli di calcio. Ci vorranno però almeno 30 anni perché si arrivi a quei cambiamenti radicali, mentre già domani avremo il problema di lavori senza più senso".

L'Ai permette a chiunque di produrre contenuti falsi in serie e darli in pasto al web. Ognuno avrà in casa un pulsante nucleare?
"L'unica arma contro la tecnologia è la tecnologia stessa. Saranno altri strumenti hi-tech a indicarci se un contenuto è vero, visto che da soli non potremo capirlo. Se vogliamo evitare una guerra nucleare per un video falso avremmo bisogno di questo, e di formare le persone a capire ciò che leggono e vedono".

Sembra pericoloso chiedere alla tecnologia di risolvere problemi che lei stessa crea. D'altra parte la politica pare incapace di stare al passo.
"Abbiamo una classe politica inadeguata a queste sfide, per età e competenze: lo abbiamo visto nelle decisioni italiane su ChatGpt o sulla carne sintetica, come nelle imbarazzanti audizioni al Congresso americano delle società hi-tech. Le istituzioni hanno un ruolo decisivo, ma anche loro devono costruire competenze e diversità".

Quasi mai l'uomo è stato in grado di governare l'innovazione. Vincono sempre la volontà di potenza degli ingegneri o quella di profitto dei capitali. Perché con l'Ai dovrebbe essere diverso?
"Nel nostro piccolo lo scorso anno abbiamo formato 5 mila ragazzi alle competenze digitali, dicendo che davamo loro gli strumenti per costruire il mondo o per distruggerlo. L'innovazione non si può bloccare , e anche la moratoria di Musk fa sorridere: possiamo solo governarla in corsa. Utupia? Forse. Ma parlarne fa la differenza, e in Europa di più".

Perché?
"Perché Cina e Stati Uniti combattono una guerra tecnologica, in cui non possono esitare. L'Europa, con meno interessi finanziari e geopolitici, può salvare il mondo. Ma solo se saprà regolare bene".