Cronaca

Omicidio di Giulio Regeni, in Tribunale a Roma per l'udienza anche Elly Schlein. I pm: "L'Egitto non collabora? Intervenga la Consulta"

La segretaria del Pd Elly Schlein con i genitori di Giulio Regeni di fronte al tribunale penale di Roma
La segretaria del Pd Elly Schlein con i genitori di Giulio Regeni di fronte al tribunale penale di Roma (ansa)
La segretaria Pd: "Sono qui con chi non ha mai smesso di chiedere verità e giustizia". La famiglia del ricercatore ha scritto su tutte le pagine social pubbliche del governo egiziano rivolgendosi ai quattro imputati: "Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi, Magdi Ibrahim Abedal Sharif. Siete a conoscenza del processo per il sequestro, le torture e l'uccisione di Giulio Regeni. Affrontatelo, non siate vigliacchi"
2 minuti di lettura

Ci dovevano essere la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, per testimoniare e raccontare al giudice cosa il presidente egiziano, Al Sisi, aveva promesso loro per raggiungere "la verità sulla morte di Giulio Regeni", come avevano raccontato. Non ci saranno perché l'Avvocatura ha invocato la riservatezza su quegli incontri. E' arrivata invece la segretaria del Partito democratico Elly Schlein per portare "una testimonianza civile: siamo qui - ha detto - per dare un segnale di vicinanza alla famiglia di Giulio Regeni e alle tante persone che in questi anni non hanno mai smesso di chiedere verità e giustizia. Crediamo fortemente che questo processo debba andare avanti, debba essere fatto e siamo qui con questa speranza".

E' il giorno infatti dell'udienza, l'ennesima, del processo ai quattro agenti della National Security egiziana accusati del sequestro, le torture e l'omicidio di Giulio Regeni. L'ennesima perché la mancata notifica degli atti agli imputati - impossibile perché l'Egitto si rifiuta di collaborare, fornendo gli indirizzi - rende, secondo la Cassazione, impossibile l'avvio del procedimento.

L'Avvocatura non la pensa così: in una memoria depositata ai pm hanno spiegato che la nuova riforma Cartabia permetterebbe il processo in assenza. Non la pensa così nemmeno la famiglia Regeni, che con l'avvocato Alessandra Ballerini nelle ultime ore è arrivata a scrivere, anche in arabo, la notizia dell'udienza su tutte le pagine social pubbliche del governo egiziano, compreso quella di Al Sisi: "Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi, Magdi Ibrahim Abedal Sharif. Siete a conoscenza del processo, presentatevi domani 3 aprile, in udienza al Tribunale di Roma, davanti a giudice, affrontate il processo reg. gen. N 16307/2019 Gip, per il sequestro, le torture e l'uccisione di Giulio Regeni. Non siate vigliacchi", hanno scritto.

Un fatto è ormai appurato: l’Egitto non ha alcuna intenzione di collaborare nel procedimento sulla morte di Giulio Regeni. Ed è per questo che adesso la procura di Roma ha chiesto di sottoporre la questione alla Consulta. I pm infatti hanno sollevato una questione costituzionalità sulla legge che regola la possibilità di procedere o meno in caso di assenza dell’imputato. Secondo i magistrati occorrerebbe in particolar modo abrogare l’articolo 420 bis nella parte in cui prevede che l’assenza di conoscenza del processo derivi dalla mancata cooperazione dello stato estero. 

Sarebbe dovuta essere l’udienza in cui la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani spiegavano al giudice se c’era la minima possibilità di una collaborazione con l’Egitto per contattare i 4 agenti dei servizi segreti accusati di aver torturato e ucciso Giulio Regeni, spiegando loro ufficialmente ciò che fanno finta di non sapere: in Italia c’è un processo sulla morte del ricercatore e loro sono imputati. Le cose però sono appunto andate diversamente. Registrata l’assenza dei vertici del governo, impossibilitati a rispondere sui colloqui con Al Sisi a causa del segreto di Stato, è andato in scena ancora una volta il rito degli imputati irreperibili. 

Questa volta però ci sono state due novità. La prima era già nota e sollevata dall’avvocatura dello Stato. Secondo gli avvocati infatti il processo può andare avanti anche senza gli imputati, considerando le modifiche introdotte dalla legge Cartabia. La nuova normativa consente infatti, aveva già spiegato l’avvocatura dello Stato in una memoria depositata alcuni giorni fa, la possibilità di procedere con il "processo in assenza", quando il giudice "ritiene provato che l'imputato ha effettiva conoscenza della pendenza del processo e che la sua assenza all'udienza è dovuta ad una scelta volontaria e consapevole. E quando l'imputato è stato dichiarato latitante o si è in altro modo volontariamente sottratto alla conoscenza della pendenza del processo".

La seconda soluzione per proseguire il processo invece è stata esposta dal procuratore capo Francesco Lo Voi, che oggi ha affiancato in aula il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco. I pm hanno chiesto al giudice di sboccare il processo sottoponendo la faccenda alla Consulta per chiedere di abrogare una parte dell’articolo 420 bis, riuscendo dunque a procedere anche in caso di una mancata collaborazione dello Stato estero.

Ufficio numero 13

La decisione è rinviata al prossimo 31 maggio. In quella data potranno verificarsi tre possibili esiti. Il primo: il processo proseguirà seguendo la legge Cartabia, come chiede l’avvocatura dello Stato, e il caso tornerà in corte d’Assise. Il secondo: verrà accolta la richiesta della procura chiamando in causa la corte costituzionale. La terza prevede invece un non luogo a procedere perché non c’è prova che gli imputati sappiano dell’esistenza di un processo a loro carico in Italia.