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Giallo di Rovigo, l'ipotesi del tragico incidente: Rkia forse uccisa da uno dei suoi bambini

Ritrovata la pistola che potrebbe aver ucciso la donna. Qualcuno l’aveva nascosta in un terreno vicino alla casa della famiglia, ad Ariano Polesine. L’autopsia ha evidenziato che la pallottola non è stata esplosa a distanza ravvicinata. La trentunenne è stata freddata da un proiettile esploso da lontano, alle sue spalle
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Un tragico gioco dei due bambini di 8 e 11 anni: con il passare delle ore si fa largo l’ipotesi che Rkia Hannaoui sia morta a seguito di un fatale incidente. I suoi due figli potrebbero essere riusciti a mettere le mani sulle armi incustodite, maneggiandole poi senza rendersi conto delle conseguenze. Una ricostruzione che sarebbe anche coerente con la scelta di seppellire l’arma, ritrovata dagli investigatori in un terreno vicino all’abitazione dove la donna viveva con la famiglia. La Procura sta comunque ancora compiendo gli ultimi accertamenti.

L’autopsia sul cadavere della donna aveva confermato l’esito della tac cerebrale eseguita poche ore dopo il suo ritrovamento, sanguinante e incosciente, nel soggiorno di casa: è stato un colpo d’arma da fuoco, probabilmente calibro 22, a uccidere la giovane mamma trovata morente nella cucina della sua abitazione, nelle campagne di Ariano Polesine. E di proiettile aveva parlato la Procura di Rovigo f…

Un tragico gioco dei due bambini di 8 e 11 anni: con il passare delle ore si fa largo l’ipotesi che Rkia Hannaoui sia morta a seguito di un fatale incidente. I suoi due figli potrebbero essere riusciti a mettere le mani sulle armi incustodite, maneggiandole poi senza rendersi conto delle conseguenze. Una ricostruzione che sarebbe anche coerente con la scelta di seppellire l’arma, ritrovata dagli investigatori in un terreno vicino all’abitazione dove la donna viveva con la famiglia. La Procura sta comunque ancora compiendo gli ultimi accertamenti.

L’autopsia sul cadavere della donna aveva confermato l’esito della tac cerebrale eseguita poche ore dopo il suo ritrovamento, sanguinante e incosciente, nel soggiorno di casa: è stato un colpo d’arma da fuoco, probabilmente calibro 22, a uccidere la giovane mamma trovata morente nella cucina della sua abitazione, nelle campagne di Ariano Polesine. E di proiettile aveva parlato la Procura di Rovigo fin dall’inizio.

Possono quindi essere accantonate le ricostruzioni fantasiose che il marito Lebdaoui Asmaoui aveva diffuso con qualche intervista, circa una caduta accidentale nella cucina di casa. Il medico legale ha estratto dal cranio della donna un’ogiva di piccolo calibro: l’identificazione precisa sarà affidata a una perizia balistica, che dovrà cercare di ricostruire la traiettoria del proiettile. Ma sarà difficile compiere questo accertamento per un errore commesso fin dal primo intervento: il corpo della donna è stato trasportato in ospedale dal 118 e la scena non è stata cristallizzata. I carabinieri, infatti, sono stati messi in allerta dai sanitari del 118 solo due ore dopo, quando con la tac è emersa la presenza del proiettile in testa. Con un gap del genere ricostruire una traiettoria balistica potrebbe risultare impossibile.

Un’altra informazione rilevante che emerge dall’autopsia è che la pallottola non è stata esplosa a distanza ravvicinata. La trentunenne è stata uccisa da un proiettile esploso da lontano, alle sue spalle, che è entrato dalla nuca e si è fermato all’interno della testa, dietro la fronte. La perizia balistica dovrà prendere in considerazione anche la gittata di un proiettile di piccolo calibro, per determinare il raggio d’azione di colui che ha premuto il grilletto.

I primi a dare l’allarme sono stati i figli di 8 e 11 anni. Le loro grida hanno attirato l’attenzione di Giacomo Stella, il proprietario di casa che aveva dato in affitto il piano terra alla famiglia marocchina. “Sono andato a soccorrerla non c’era niente vicino al suo corpo. Ho pensato che avesse battuto la testa, poi quando l’ho girata ho visto che c’era il sangue dietro la testa”. Il sangue usciva da un piccolo foro, talmente piccolo che avevano pensato si trattasse di una caduta. La tac poi ha confermato la presenza di un oggetto metallico. Quanto al marito, in quel momento si trovava al lavoro nei campi e la circostanza sarebbe stata confermata anche da alcuni colleghi di lavoro.