Papa Francesco: "Per Pasqua guardate il guardaroba dell'anima e liberatevi delle cose inutili"
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziControllare il "guardaroba dell'anima" e liberarsi delle "cose inutili", delle "illusioni stupide", "surrogati di speranza"; smettere di "truccarsi" e guardarsi allo specchio con la faccia "vera" che ognuno ha, quella "brutta", ma "quella che Dio ama"; scoprire che le "ferite" non vanno negate fuggendo in una "droga" o nella "dimenticanza", e intravedere, attraverso le ferite, la "speranza", virtù che "ci mantiene in piedi", e che "nasce e rinasce nei buchi neri delle nostre attese deluse". Così papa Francesco nel corso dell'udienza generale che precede la Pasqua.
Voce un po' tenue e qualche colpo di tosse, Francesco, uscito sabato da un ricovero di alcuni giorni al policlinico Gemelli, ha presieduto l'udienza generale in una piazza San Pietro attraversata da ventate fredde.
Verso la Via crucis del venerdì sa…
Controllare il "guardaroba dell'anima" e liberarsi delle "cose inutili", delle "illusioni stupide", "surrogati di speranza"; smettere di "truccarsi" e guardarsi allo specchio con la faccia "vera" che ognuno ha, quella "brutta", ma "quella che Dio ama"; scoprire che le "ferite" non vanno negate fuggendo in una "droga" o nella "dimenticanza", e intravedere, attraverso le ferite, la "speranza", virtù che "ci mantiene in piedi", e che "nasce e rinasce nei buchi neri delle nostre attese deluse". Così papa Francesco nel corso dell'udienza generale che precede la Pasqua.
Voce un po' tenue e qualche colpo di tosse, Francesco, uscito sabato da un ricovero di alcuni giorni al policlinico Gemelli, ha presieduto l'udienza generale in una piazza San Pietro attraversata da ventate fredde.
Verso la Via crucis del venerdì santo
Il Papa ha incentrato la sua catechesi sulla morte di Cristo in croce che viene commemorata con la Via crucis del venerdì santo: "Gesù spogliato di tutto", ha detto, "ci ricorda che la speranza rinasce col fare verità su di noi - ditti la verità a te stesso! - col lasciar cadere le doppiezze, col liberarci dalla pacifica convivenza con le nostre falsità. Delle volte", ha proseguito, "siamo tanto abituati a dirci delle falsità che conviviamo con le falsità come se fossero verità e finiamo avvelenati delle nostre falsità. Questo serve: tornare al cuore, all'essenziale, a una vita semplice, spoglia di tante cose inutili, che sono surrogati di speranza". Ciascuno "può pensare a una cosa inutile di cui può liberarsi per ritrovarsi", ha detto ancora Francesco, che ha poi raccontato ai fedeli raccolti in piazza San Pietro che "quindici giorni fa a Santa Marta, dove abito, che è un albergo per tanta gente, si è sparsa la voce che per questra Settimana Santa sarebbe bello guardare il guardaroboa e mandare via le cose che non usiamo: voi non immaginate la quantità di cose... è bello spogliarsi delle cose inutili - ha detto Bergoglio - e questo è andato ai poveri, a gente che ha bisogno. Anche noi abbiamo tante cose inutili, nel cuore e fuori: guardate il vostro guardaroba, "questo è inutile", e fate pulizia lì... guardate il guardaroba dell'anima", ha proseguito, rivolgendosi ad una fedele che si era messa a ridere, "tu ridi eh, ma è vero è vero! Quante cose inutili", ha insistito Francesco, "quante illusioni stupide: torniamo alla semplicità, alle cose vere, che non hanno bisogno di truccarsi. Ecco un bell'esercizio!".
"E tu, qual è la tua droga per coprire le ferite?"
Jorge Mario Bergoglio ha proseguito la catechesi insistendo sul parallelo tra Gesù in croce, "nudo", "tradito", "abbandonato", "scomunicato", "privo di tutto", e la speranza che di lì a poco si manifesta nella risurrezione: "Anche noi siamo feriti, chi non lo è nella vita?", ha domandato il Papa: "Tante volte con ferite nascoste, per la vergogna le nascondiamo. Chi non porta le cicatrici di scelte passate, di incomprensioni, di dolori che restano dentro e si fatica a superare? Ma anche di torti subiti, di parole taglienti, di giudizi inclementi? Dio non nasconde ai nostri occhi le ferite che gli hanno trapassato il corpo e l'anima. Le mostra per farci vedere che a Pasqua si può aprire un passaggio nuovo: fare delle proprie ferite dei fori di luce".
Il punto, ha detto il Papa, "non è essere feriti poco o tanto dalla vita, ma cosa fare di queste mie ferite, le piccoline, le grandi, quelle che lasceranno un segno nel mio anima e nel mio corpo sempre: cosa faccio io, cosa fai tu con le ferite? Posso lasciarle infettare nel rancore e nella tristezza oppure posso unirle a quelle di Gesù, perché anche le mie piaghe diventino luminose. Pensate - ha proseguito Francesco - a quanti giovani che non tollerano le proprie ferite e cercano nel suicidio una via di salvezza, oggi, nelle nostre città: tanti, eh? Tanti giovani che non vedono uscita che non hanno speranza, e preferiscono andare oltre con la droga, con la dimenticanza: poveretti... pensate a loro. E tu, qual è la tua droga per coprire le ferite? Le nostre ferite - secondo il Papa - possono diventare fonti di speranza quando, anziché piangerci addosso, asciughiamo le lacrime altrui". Il Papa ha esortato i fedeli a domandarsi: "Cosa posso fare per gli altri? Sono ferito, ferito di peccato, ferito di storia, ognuno con la propria ferita: cosa faccio, lecco le mie ferite tutta la vita o guardo le ferite altrui e vado con l'esperienza ferita della mia vita a curare le ferite delgi altri?".
Per le strade di Buenos Aires, "adesso non non mi lasciando andare..."
"Guardiamo l'albero della croce", ha detto Bergoglio, "perché germogli in noi la speranza, per essere guariti dalla tristezza... ma quanta gente triste: a me quando potevo andare per le strade - adesso non posso perché non mi lasciano...", ha chiosato, "ma quando poevo andare per le strade nell'altra diocesi mi piaceva guardare lo sguardo della gente: quanti sguardi tristi, gente triste, gente che parlava con se stessa, gente che camminava con il telefonino soltanto, ma senza pace, senza speranza.... e dov'è la tua speranza oggi? Ci vuole un po' di speranza per essere guariti dalla tristezza, dall'amarezza con cui inquiniamo la Chiesa e il mondo". Nei cuori di ognuno "quante attese svanite, quante delusioni", ci sono, ha detto il Papa, mettendo in guardia da "quella sensazione che i tempi passati fossero migliori e che nel mondo, magari pure nella Chiesa, le cose non vadano come una volta...".
La preghiera per le mamme dei soldati ucraini e russi
Mentre Gesù si è messo a nudo, noi, ha detto il Papa, "facciamo fatica a metterci a nudo, a fare la verità; sempre cerchiamo di coprire le verità perché non ci piace la verità, ci rivestiamo di esteriorità che ricerchiamo e curiamo, di maschere per camuffarci e mostrarci migliori di come siamo. E' un po' l'abitudine del maquillage, interiore, sembrare migliri degli altri, pensiamo che l'importante sia ostentare, apparire, così che gli altri dicano bene di noi. E ci addobbiamo di apparenze, di cose superflue: ma così non troviamo pace, m eh? Poi il maquillage se ne va e tu ti guardi allo specchio con la faccia brutta che hai, ma vera: quella che Dio ama, non quella 'maquillata', no".
Nella seconda Pasqua con la guerra in Ucraina, non è mancato, nelle parole di Bergoglio, un riferimento al tema: "Perché le disuguaglianze continuano a crescere e la sospirata pace non arriva? Perché siamo attaccati così alla guerra, a farsi del male l'uno l'altro?", ha domandato Francesco, che a conclusione della catechesi, indicando l'esempio di Maria sotto la croce, ha rivolto un pensiero particolare "alle mamme dei soldati ucraini e russi che sono caduti nelle guerre: sono mamme di figli morti, preghiamo per queste mamme, ha detto, ricordo "tutte le vittime dei crimini di guerra", supplicando Dio "affinché i cuori di tutti si convertano" e pregando, in particolare, per "la martoriata Ucraina".