Il Garante e ChatGpt si parlano dopo il gelo, prove d’intesa sull’intelligenza artificiale
di Filippo Santelli , di Filippo SantelliROMA - Da un lato, a Roma, i vertici del Garante. Dall’altra, a San Francisco, il team legale di OpenAI guidato da Che Chang, super esperto di diritto nel mondo digitale. Ieri nella serata italiana, tarda mattina californiana, si è svolto in videoconferenza il primo confronto tra la nostra Autorità per la privacy e la società che ha creato ChatGpt, l’intelligenza artificiale che parla come un uomo. Un dialogo fiume di quasi tre ore, in un clima definito «molto buono», dopo il botta e risposta assai meno amichevole della scorsa settimana: il Garante che intima a OpenAI di non toccare i dati degli italiani, accusandola di non rispettare le norme europee sulla privacy e minacciando sanzioni; OpenAI che per tutta risposta decide di chiudere il servizio nel nostro Paese. Ieri sono stati fatti passi avanti quindi, ma non ancora definitivi. È presto per capire se e quando si arriverà a un’intesa che riporti online ChatGpt: alcu…
ROMA - Da un lato, a Roma, i vertici del Garante. Dall’altra, a San Francisco, il team legale di OpenAI guidato da Che Chang, super esperto di diritto nel mondo digitale. Ieri nella serata italiana, tarda mattina californiana, si è svolto in videoconferenza il primo confronto tra la nostra Autorità per la privacy e la società che ha creato ChatGpt, l’intelligenza artificiale che parla come un uomo. Un dialogo fiume di quasi tre ore, in un clima definito «molto buono», dopo il botta e risposta assai meno amichevole della scorsa settimana: il Garante che intima a OpenAI di non toccare i dati degli italiani, accusandola di non rispettare le norme europee sulla privacy e minacciando sanzioni; OpenAI che per tutta risposta decide di chiudere il servizio nel nostro Paese. Ieri sono stati fatti passi avanti quindi, ma non ancora definitivi. È presto per capire se e quando si arriverà a un’intesa che riporti online ChatGpt: alcuni dei rilievi del Garante sembrano affrontabili con accorgimenti limitati, altri nodi – come l’illegittimità di “allenare” gli algoritmi con i dati personali – appaiono più intricati. Le parti dovrebbero rivedersi, ma una data non è ancora fissata.
«Siamo pronti a dialogare e trovare soluzioni che rispondano alle preoccupazioni del Garante», aveva anticipato a Repubblica Mira Murati, l’ingegnera 34enne a capo della tecnologia di OpenAI, preannunciando l’atteggiamento morbido visto ieri. Il successo travolgente di ChatGpt ha per certi aspetti spiazzato la stessa società americana. E a spingerla a scendere a compromessi potrebbe contribuire la crescente pressione che rischia di subire dalle autorità di tutto il mondo. Dopo la mossa italiana, infatti, martedì è stata l’Autorità per i dati personali canadese ad annunciare l’apertura di un’istruttoria su ChatGpt, in risposta a una denuncia che accusa il bot di raccogliere e utilizzare informazioni personali senza il consenso degli utenti. «Dobbiamo tenere il passo – e stare avanti – a sviluppi tecnologici rapidissimi», ha detto il capo dell’Autorità Philippe Dufresne, che però, a differenza dei colleghi italiani, non ha adottato provvedimenti restrittivi. Mentre in Australia un sindaco minaccia la prima causa per diffamazione contro ChatGpt, che gli attribuisce erroneamente una condanna per corruzione.
Ma è soprattutto in Europa, dove la normativa sui dati Gdpr è più stringente, che i fari puntati su OpenAI potrebbero moltiplicarsi. Ieri in Francia sono state depositati i primi due reclami all’Autorità per la privacy contro OpenAI, variazioni sul tema dell’utilizzo illegittimo di dati personali, da parte di due avvocati attivi nel settore. Il regolatore francese, quello irlandese e quello tedesco avrebbero già aperto il dossier, coordinandosi con il Garante italiano per una linea di azione comune.
Se insomma l’affondo del Garante ha suscitato perplessità o addirittura critiche, in particolare all’interno del mondo dell’innovazione preoccupato che uno stop all’intelligenza artificiale autoescluda l’Italia dalla frontiera tecnologica, i movimenti degli omologhi stranieri confermano che le preoccupazioni per l’utilizzo dei dati personali sono diffuse anche oltre i nostri confini.
Un’eventuale intesa in Italia stabilirebbe per OpenAI un precedente virtuoso in Europa, prima che arrivi un’ondata di procedimenti. Per rispondere alle contestazioni su informativa privacy e filtro per gli Under 13 potrebbe bastare raccogliere l’assenso di chi si registra al servizio. Per quanto riguarda invece l’utilizzo delle informazioni personali per addestrare il sistema, Murati ha dichiarato che OpenAI «sta lavorando per minimizzarle». E al Garante potrebbe essere sufficiente un impegno da monitorare. In fondo una rottura, che lascerebbe ChatGpt muto in Italia, non conviene a nessuno.