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Pakistan, l'ambasciata italiana nega il visto a coppia di afghani. Il tribunale di Roma: "Poteva essere concesso solo se stavano alla frontiera"

(ansa)
Da Kabul, per sfuggire ai talebani, hanno chiesto il visto alla  nostra rappresentanza a Islamabad ma hanno avuto un diniego. Hanno fatto ricorso, ma il giudice ha detto no. "L'unico modo per arrivare in Europa è rischiare la vita in mare"
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L'avvocata Rosa Emanuela Lo Faro lo spiega su twitter con parole semplici: "Il tribunale di Roma lo scrive chiaramente: non esiste un visto umanitario che permetta ad uno straniero di entrare regolarmente in Italia al fine di chiedere la protezione internazionale. Il migrante deve imbarcarsi e rischiare la vita, questo è l’unico modo". Oppure riuscire ad essere ammessi ad un corridoio umanitario.  Ed ecco la storia che dimostra che quell'appello ("Fermatevi, veniamo a prendervi ") rivolto dal ministro dell'Interno Piantedosi ai profughi afghani che rischiano la vita loro e delle loro famiglie affrontando la traversata in mare non ha alcun riscontro nella realtà.

La storia dunque che viene fuori da una sentenza del tribunale di Roma: due coniugi afghani, residenti a Kabul,  a novembre 2021 chiedono il visto per motivi umanitari all'ambasciata italiana ad Islamabad dichiarando la disponibilità di un…

L'avvocata Rosa Emanuela Lo Faro lo spiega su twitter con parole semplici: "Il tribunale di Roma lo scrive chiaramente: non esiste un visto umanitario che permetta ad uno straniero di entrare regolarmente in Italia al fine di chiedere la protezione internazionale. Il migrante deve imbarcarsi e rischiare la vita, questo è l’unico modo". Oppure riuscire ad essere ammessi ad un corridoio umanitario.  Ed ecco la storia che dimostra che quell'appello ("Fermatevi, veniamo a prendervi ") rivolto dal ministro dell'Interno Piantedosi ai profughi afghani che rischiano la vita loro e delle loro famiglie affrontando la traversata in mare non ha alcun riscontro nella realtà.

La storia dunque che viene fuori da una sentenza del tribunale di Roma: due coniugi afghani, residenti a Kabul,  a novembre 2021 chiedono il visto per motivi umanitari all'ambasciata italiana ad Islamabad dichiarando la disponibilità di un'associazione ad ospitarli in modo così da avviare le pratiche per il riconoscimento della protezione internazionale. Visto negato. La coppia fa ricorso e, negli atti, si trova il riferimento alla sentenza del tribunale di Roma: "La normativa vigente in Italia non contempla l’ipotesi di rilascio del visto individuale “per motivi umanitari”, né può affermarsi un diritto dello straniero che si trovi all’estero ad essere ammesso nel territorio della Repubblica al fine di riceverne protezione internazionale, se non nei casi espressamente previsti, come nell’ipotesi in cui il richiedente si trovi su un natante o un aeromobile battente bandiera italiana, soggetto alla sovranità nazionale anche in acque extraterritoriali, o nell’ipotesi in cui il richiedente si presenti al valico di frontiera e chieda di varcarlo per chiedere protezione (principio di non refoulement)".

Di più. Spiegano ancora i giudici del tribunale di Roma che "ne consegue che l’istituto del visto “umanitario”, destinato a consentire allo straniero l’ingresso nel territorio nazionale allo scopo di sfuggire a rischi di persecuzione o a trattamenti disumani o degradanti ed ottenere protezione internazionale dall’Italia non può dirsi concretamente esistente in diritto italiano".

E dunque, il ricorso dei due profughi è stato rigettato. Per chi, come loro, spera ancora di sottrarsi al regime dei talebani l'ipotesi di un ingresso legale in Italia, in aereo, è fuori discussione nonostante abbiano tutti i requisiti per chiedere la protezione internazionale. Dunque, o si riesce ad entrare nel numero limitatissimo dei corridoi umanitari, o l'unica strada resta quella di affidarsi ai trafficanti e mettersi su un barcone o affrontare la rotta balcanica.