Turone, il magistrato che scoprì gli elenchi della P2: "Gelli e la strage di Bologna, sentenza storica"
di Eugenio Occorsio , di Eugenio Occorsio"La motivazione della sentenza della Corte d'Assise di Bologna è un documento storico, che può veramente cambiare la storia di questo Paese e fare finalmente chiarezza sulle trame oscure che l'hanno funestato". Giuliano Turone, classe 1940, è in pensione ma si dedica infaticabilmente "all'evangelizzazione" dei giovani perché non perdano il senso della memoria collettiva. È il magistrato che nel maggio 1981, nell'ambito dell'inchiesta sul finto rapimento di Michele Sindona, perquisì con Gherardo Colombo l'ufficio di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi e scoprì l'elenco degli aderenti alla loggia P2. Fu l'inizio di una vicenda di cui solo ora si scorgono gli esatti contorni. A Bologna è stato sentito come testimone.
Perché è così importante questa sentenza?
"Intanto perché conferma la responsabilità, pur dopo la morte (nel 2015, ndr) di Gell…
"La motivazione della sentenza della Corte d'Assise di Bologna è un documento storico, che può veramente cambiare la storia di questo Paese e fare finalmente chiarezza sulle trame oscure che l'hanno funestato". Giuliano Turone, classe 1940, è in pensione ma si dedica infaticabilmente "all'evangelizzazione" dei giovani perché non perdano il senso della memoria collettiva. È il magistrato che nel maggio 1981, nell'ambito dell'inchiesta sul finto rapimento di Michele Sindona, perquisì con Gherardo Colombo l'ufficio di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi e scoprì l'elenco degli aderenti alla loggia P2. Fu l'inizio di una vicenda di cui solo ora si scorgono gli esatti contorni. A Bologna è stato sentito come testimone.
Perché è così importante questa sentenza?
"Intanto perché conferma la responsabilità, pur dopo la morte (nel 2015, ndr) di Gelli quale organizzatore e finanziatore della strage di Bologna, in associazione con Umberto Ortolani, Mario Tedeschi e Federico Umberto D'Amato. Anch'essi tutti scomparsi, però la ricerca della verità non deve fermarsi. Il primo era il suo braccio destro alla P2, il secondo era il capo del famigerato ufficio affari riservati del Viminale da cui sono partiti tanti depistaggi che hanno stravolto la realtà del Paese a partire da piazza Fontana. Il terzo era un senatore del Msi. E poi altrettanto importante, se non di più, è il riferimento esplicito ai mandanti "atlantici", cioè americani. E in Italia si rispondeva con un atlantismo esasperato".
Di quest'aspetto si è parlato a non finire in tutti questi anni...
"Ma ora è scritto in una sentenza di un tribunale italiano. Il famoso elenco di Gelli fu sequestrato a Castiglion Fibocchi ma non era completo - 880 nomi su almeno 2400 - e il resto era in Uruguay. Non siamo mai riusciti a venirne in possesso. Il fatto è, parliamoci chiaro ora che ne parlano per la prima volta anche le carte ufficiali: gli americani e i loro servizi segreti si servivano di Gelli per gestire la strategia della tensione. Tutti gli agenti dei servizi italiani erano affiliati alla P2".
Ricorrendo anche al terrorismo?
"La sentenza ce lo dice. Per tutta la seconda metà del Novecento, l'Italia è stata una democrazia dimezzata. Il fattore K era questo: si voleva impedire che i comunisti si avvicinassero al governo".
E ora? Cambieranno i rapporti con l'alleato americano proprio mentre c'è la guerra in Ucraina?
"Non direi proprio. Ma occorre che tutti prendano coscienza degli errori e delle mostruosità fatte. Per non parlare delle sofisticatissime tecniche usate per i depistaggi, di volta in volta, da Milano 1969 a Bologna 1980, così ben organizzati da aver ingannato giudici e opinione pubblica. Però la verità deve uscire, anzi può uscire, come dimostra il coraggio dei magistrati bolognesi".
Siamo solo all'inizio di un'operazione-trasparenza?
"Non dobbiamo smettere di insistere perché il cambiamento che si avverte nel nostro Paese testimoniato dalla sentenza di Bologna, con il desiderio di un'analisi più completa della storia recente, si estenda anche ai nostri alleati d'oltreoceano. È tempo che tutti gli archivi si aprano".