Cronaca

Istat, natalità al minimo storico. Musk: "L'Italia sta scomparendo"

Istat, natalità al minimo storico. Musk: "L'Italia sta scomparendo"
Il record negativo dal 1861. Nel 2022 meno di 7 neonati e più di 12 decessi per 1.000 abitanti. E' un Paese per vecchi, un italiano su 4 ha più di 65 anni. La Sardegna la regione dove si fanno meno figli. Numeri che hanno attirato l'interesse anche del patron di Tesla e Twitter
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Un record negativo dietro l'altro: in Italia la natalità è al minimo storico. Lo certificano gli indicatori demografici dell'Istat del 2022 che rilevano come nel nostro Paese anche la mortalità resti alta, quantomeno in raffronto alle nascite: meno di 7 neonati e più di 12 decessi per mille abitanti. Dati su cui si esprime anche il patron di Tesla e Twitter, Elon Musk: "L'Italia sta scomparendo!", ha scritto il miliardario - padre di sette figli - rispondendo su Twitter al messaggio di un utente che aveva ricordato il calo di nascite nel nostro Paese.

Per la prima volta dall'unità d'Italia, dunque negli ultimi 160 anni, i nuovi nati nel 2022 in Italia sono scesi sotto i 400.000, per l'esattezza 393mila. Un trend sempre in discesa ormai da 15 anni: dal 2008, ultimo anno in cui in Italia si è registrato un aumento delle nascite, il calo è di circa 184mila nati, di cui circa 27mila concentrate dal 2019 in avanti. Questa diminuzione è dovuta solo in parte alla spontanea o indotta rinuncia ad avere figli da parte delle coppie. In realtà, tra le cause pesano molto tanto il calo dimensionale quanto il progressivo invecchiamento della popolazione femminile nelle età convenzionalmente considerate riproduttive (dai 15 ai 49 anni).

Le Regioni dove si fanno più figli

La regione con la fecondità più alta è il Trentino Alto Adige con un valore pari a 1,51 figli per donna. Sicilia e Campania registrano valori molto più bassi, rispettivamente 1,35 e 1,33. Le madri sono mediamente più giovani, con valori dell'età media al parto compresi tra il 31,4 della Sicilia e il 32,1 del Trentino. Regioni con fecondità decisamente contenuta sono il Molise e la Basilicata, con un valore di 1,09 figli per donna, ma su tutte spicca la Sardegna che, con un valore pari a 0,95, è per il terzo anno consecutivo l'unica regione con una fecondità al di sotto dell'unità.
 

L'Italia si svuota, ma crescono gli stranieri

La popolazione residente in Italia al 1° gennaio 2023 è di 58 milioni e 851mila unità, 179mila in meno sull'anno precedente, per una riduzione pari al 3 %. Prosegue, dunque, la tendenza alla diminuzione della popolazione, ma con un'intensità minore rispetto sia al 2021 (-3,5  per mille), sia soprattutto al 2020 (-6,7 per mille).

La popolazione di cittadinanza straniera al 1° gennaio 2023 è di 5 milioni e 50mila unità, in aumento di 20mila individui (+3,9 per mille) sull'anno precedente. L'incidenza degli stranieri residenti sulla popolazione totale è dell'8,6%. Quasi il 60% degli stranieri, pari a 2 milioni 989mila unità risiede al Nord, per un'incidenza dell'11%, la più alta del Paese. Risulta attrattivo per gli stranieri anche il Centro, dove risiede un milione 238mila individui (25% del totale) con un'incidenza del 10,6%, al di sopra della media nazionale. Il Mezzogiorno ha invece meno presenza straniera, 824mila unità (16%), per un'incidenza del 4,2%.

Cresce la speranza di vita per gli uomini

La speranza di vita è stimata in 80,5 anni per gli uomini e in 84,8 anni per le donne, solo per i primi si evidenzia, rispetto al 2021, un recupero quantificabile in circa 2 mesi e mezzo di vita in più. Per le donne, invece, il valore della speranza di vita alla nascita rimane invariato rispetto all'anno precedente. 

Il numero stimato di ultracentenari raggiunge nel 2022 il suo più alto livello storico, sfiorando la soglia delle 22mila unità, oltre 2mila in più rispetto all'anno precedente. La Liguria è la regione più anziana, con una quota di over 65enni pari al 28,9% e una di ultra 80enni del 10,4%. Seguono il Friuli Venezia Giulia (26,9% e 9,1%) e l'Umbria (26,8% e 9,2%).

I cambiamenti climatici incidono sulla mortalità

Se si esclude il 2020, anno dello scoppio della pandemia, "è opportuno rilevare che delle quattro annualità sin qui riconosciute come caratterizzate da livelli di mortalità superiori all'atteso ben tre (2015, 2017, 2022) siano concentrate nell'arco di soli otto anni, mentre una soltanto (2003) risalga a venti anni fa. Un segnale, apparentemente inequivocabile, di quanto i cambiamenti climatici stiano assumendo rilevanza crescente anche sul piano della sopravvivenza, nel contesto di un Paese a forte invecchiamento".
Nel 2022 i decessi in Italia sono stati 713mila, con un tasso di mortalità pari al 12,1. Rispetto all'anno precedente il numero dei morti è superiore di 12mila unità, ma inferiore di 27mila rispetto al 2020, anno di massima mortalità per via della pandemia. Il numero più alto dei decessi si è avuto in concomitanza dei mesi più rigidi, gennaio e dicembre, e nei mesi più caldi, luglio e agosto. In questi soli quattro mesi si sono osservati 265mila decessi, quasi il 40% del totale, dovuti soprattutto alle condizioni climatiche avverse che hanno penalizzato nella maggior parte dei casi la popolazione più anziana e fragile, composta principalmente da donne.