Dopo la conferma delle cause della morte di Andrea Papi, ucciso da un orso nei boschi sopra Caldes, la famiglia del giovane runner si è rivolta a due legali per valutare azioni civili e penali nei confronti di chi ha responsabilità nel controllo e nella gestione dei plantigradi in Trentino. Sul tavolo la possibilità di fare causa alla Provincia di Trento e allo Stato. "Con i familiari discuteremo di un possibile risarcimento e si farà una valutazione in merito a eventuali responsabilità - ha spiegato l'avvocato Marcello Paiar, incaricato della questione assieme alla collega Maura Cravotto - Se ci sono i presupposti per procedere, procederemo, ma aspetteremo di capire cosa emerge dalle indagini condotte dalla Procura".
Verso l'abbattimento dell'orso killer
Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, ha firmato l'ordinanza contingibile e urgente per abbattere l'orso che mercoledì scorso ha aggredito mortalmente Andrea Papi. Assieme alla ricerca dell'animale responsabile dell'uccisione del runner di 26 anni, Fugatti ha comunicato ad Ispra di voler procedere all'abbattimento di tre esemplari ritenuti problematici (Mj5, Jj4 e M62). "Ci attendiamo - ha precisato - la giusta collaborazione da parte delle autorità competenti: mi riferisco allo Stato, ai ministeri e all'Ispra, che in qualche situazione hanno dimostrato un certo ostracismo rispetto alle posizioni della Provincia". Secondo Alberto Stoffella, ex guardia forestale della Provincia ed esperto di grandi carnivori, l'abbattimento non è un tabù, ma va fatto con cognizione di causa, per evitare di "intervenire in modo sbagliato, prelevando gli esemplari più tranquilli e lasciando in vita quelli più aggressivi".
Ridurre la presenza di orsi
Il presidente della Provincia ha anche ribadito la volontà di procedere nella direzione di un drastico ridimensionamento del progetto Life Ursus. Nell'ambito dell'incontro a Malè con i sindaci della valle di Sole, il governatore ha rimarcato la decisione annunciata ieri, definendo il progetto nato nel 1996 per tutelare la popolazione dell'orso bruno sul Brenta "sproporzionato rispetto all'impostazione originaria". "Dobbiamo riportare la popolazione a circa 50 unità. Non importa come", ha detto Fugatti. Attualmente, in Trentino si contano all'incirca un centinaio di esemplari, su un'area di circa 1.500 chilometri quadrati. Tra il 1999 e il 2002, dopo un primo studio di fattibilità, con una consultazione delle popolazioni interessate, sono stati introdotti dieci esemplari arrivati dalla Slovenia. A partire dal 2014 sono avvenute sette aggressioni ai danni di escursionisti.
Le associazioni animaliste
Le associazioni animaliste, invece, denunciano mancanze nella gestione dei grandi carnivori, e chiedono di avviare dei confronti per evitare una "caccia alle streghe". Legambiente, in merito, ha auspicato la convocazione di un tavolo di confronto ministeriale, mentre l'Enpa ha fatto sapere di seguire la vicenda con il proprio ufficio legale. E non manca chi, come Oipa, parla di "un'amministrazione mossa da spirito di vendetta". Sui social, poi, la posizione dell'esecutivo trentino ha suscitato la reazione indignata di migliaia di amanti degli animali, con messaggi che vanno dallo stupore all'aperto dissenso nei confronti dell'ordinanza di abbattimento già firmata.
La linea dura
Fugatti è già stato al centro di aspre critiche da parte degli animalisti, tanto che nel 2021 gli è stata assegnata una scorta per le minacce ricevute dopo alcuni provvedimenti riguardanti i grandi carnivori. Condivisione della linea dura è stata però espressa dai sindaci della valle di Sole, da alcune associazioni di agricoltori trentini e da diversi esponenti politici del centrodestra locale. "È necessario dare ai cittadini una risposta concreta, c'è ancora tanta paura", ha rilevato il sindaco di Caldes, Antonio Maini.