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Il veterinario Alessandro De Guelmi: "Tagli e silenzi, chi governa il Trentino non ama gli orsi e ora vuole sbarazzarsene"

Intervista all'uomo che dall’avvio del progetto Life Ursus ad oggi ha contribuito alla cattura di 18 esemplari aggressivi, tra cui M49: "Dare la caccia all'animale che ha ucciso il runner non sarà facile. Ma dietro la situazione sfuggita di mano c’è una lucida strategia politica e ideologica”
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TRENTO - Alessandro De Guelmi, veterinario, dall’avvio del progetto Life Ursus ad oggi ha contribuito alla cattura di 18 orsi problematici, tra cui M49: come si pratica una simile caccia, che il presidente trentino Maurizio Fugatti ha deciso di estendere a decine di animali?

“E’ un’operazione difficile, lunga e incerta. Ogni esemplare va individuato con un campione genetico, va attirato in una trappola-tubo, va sedato e va verificato se il Dna corrisponde. Nel frattempo va dotato di radiocollare, liberato e dopo un paio di giorni bisogna riprendere ricerche e cattura. Per ogni soggetto possono passare settimane.”

Come si procede infine all’abbattimento?

“L’unico precedente è quello dell’orsa KJ2 nel 2017: gli hanno sparato. Il problema però ora è più complesso: MJ5, cercato dopo l’attacco di un mese fa a Rabbi, può pesare 250 chili e ha il collo più grosso della trappola. Le femmin…

TRENTO - Alessandro De Guelmi, veterinario, dall’avvio del progetto Life Ursus ad oggi ha contribuito alla cattura di 18 orsi problematici, tra cui M49: come si pratica una simile caccia, che il presidente trentino Maurizio Fugatti ha deciso di estendere a decine di animali?

“E’ un’operazione difficile, lunga e incerta. Ogni esemplare va individuato con un campione genetico, va attirato in una trappola-tubo, va sedato e va verificato se il Dna corrisponde. Nel frattempo va dotato di radiocollare, liberato e dopo un paio di giorni bisogna riprendere ricerche e cattura. Per ogni soggetto possono passare settimane.”

Come si procede infine all’abbattimento?

“L’unico precedente è quello dell’orsa KJ2 nel 2017: gli hanno sparato. Il problema però ora è più complesso: MJ5, cercato dopo l’attacco di un mese fa a Rabbi, può pesare 250 chili e ha il collo più grosso della trappola. Le femmine sono stanziali, mentre i maschi si spostano rapidamente tra i versanti del Gruppo di Brenta. Con una popolazione di oltre 120 esemplari, di cui solo 3 dotati di collare ma scarico, trovare quello giusto è come cercare un ago in un pagliaio”.

Perché la reintroduzione dell’orso sulle Alpi, sostenuta dalla Ue, rischia di naufragare fra tragedie individuali, rivolte popolari, scontri politici e trasferimenti di massa?

“Il progetto biologico non è stato accompagnato da comunicazione e cultura, ma da misure di ordine pubblico e strategia politica della paura. Da tempo è consapevolmente abbandonato e fuori controllo”.

Per quale ragione?

“La politica locale non vuole più gli orsi e opera affinché sia la popolazione esasperata a invocare lo stop. Nel resto del mondo sono scienziati, parchi e forestali a gestire simili progetti: in Trentino la Provincia ha tolto la competenza al Parco Adamello Brenta e l’ha affidata alla protezione civile”.

Gli attacchi però si moltiplicano: rabbia e paura non sono giustificati?

“L’esasperazione è comprensibile, ma dietro la situazione sfuggita di mano c’è una precisa scelta politica. Niente educazione, niente comunicazione, nessun monitoraggio, taglio di fondi e personale. Allo sbaraglio vengono lasciati sia gli orsi che la popolazione, con una lucida strategia ideologica”.

Condivide la scelta di uccidere gli orsi che attaccano?

“In casi estremi sì, ma prima si dovevano attuare realmente tutte le misure che la scienza prescrive per prevenire i contatti orso-uomo. Tempo fa ho presentato un progetto educativo all’assessora provinciale all’Ambiente: mi ha ricevuto dopo due mesi, ho dovuto parlare mentre lei scorreva il cellulare, dopo dieci minuti mi ha congedato dicendo che mi avrebbe fatto sapere qualcosa dai suoi dirigenti. Mai più sentita, nessun funzionario è stato informato”.

Perché un orso attacca una persona?

“In Europa si contano 600 attacchi. Nove su dieci sono falsi attacchi: se il nostro atteggiamento è corretto, l’animale si ferma e scappa. L’80% dei contatti coinvolge persone sole di sesso maschile, o accompagnate da un cane. Mai aggredita una donna. Gli orsi istintivamente percepiscono la fonte storica del pericolo”.

Come si può evitare un attacco?

“Restando calmi. Bisogna farsi piccoli, fermarsi, indietreggiare lentamente, accucciarsi. Non scappare, non urlare, non tentare di lottare: l’orso attacca solo se si sente minacciato e senza alternative”.

Come si può coniugare la vita degli orsi con quella dell’uomo, su montagne sempre più antropizzate?

“Affidando gli animali alla scienza e gli uomini alla conoscenza. C’è spazio per tutti: l’orso ci insegna a rispettare la natura, a temere la sua forza, a sapere che non siamo noi i padroni del pianeta. In Trentino la politica al governo opera oggi per convincere del contrario: grave errore, che pagheremo tutti”.