Il presidente del Parco Adamello: “Va abbattuto l’orso che ha ucciso il runner ma dico no alla strage”
dal nostro inviato Giampaolo Visetti , dal nostro inviato Giampaolo VisettiTREMBO - Walter Ferrazza, lei è presidente del Parco naturale Adamello Brenta, che 25 anni fa ha reintrodotto gli orsi in Trentino: come giudica, dopo l'aggressione mortale del runner Andrea Papi in Val di Sole, l'ordine di abbattimento di quattro esemplari problematici e di riduzione degli animali da oltre 120 a 50 da parte del presidente trentino Maurizio Fugatti?
"Combatto contro un pantano di tristezza: per il ragazzo ucciso, per gli orsi, per un progetto naturalistico unico in Europa, gettato ora in pasto a un contrapposto e cieco tifo politico estremista. Condivido da anni, con il sostegno degli scienziati, gli abbattimenti mirati degli orsi che attaccano le persone. Difficile e pericoloso attuare un prelievo a tappeto, o soppressioni di massa".
Perché difficile?
"Troppi aspetti, per carenza di dati, restano incomprensibili. Catturare un orso richiede risorse e tempo, e resta comunque un'impresa incerta. Stabilire quali esemplari vadano…
TREMBO - Walter Ferrazza, lei è presidente del Parco naturale Adamello Brenta, che 25 anni fa ha reintrodotto gli orsi in Trentino: come giudica, dopo l'aggressione mortale del runner Andrea Papi in Val di Sole, l'ordine di abbattimento di quattro esemplari problematici e di riduzione degli animali da oltre 120 a 50 da parte del presidente trentino Maurizio Fugatti?
"Combatto contro un pantano di tristezza: per il ragazzo ucciso, per gli orsi, per un progetto naturalistico unico in Europa, gettato ora in pasto a un contrapposto e cieco tifo politico estremista. Condivido da anni, con il sostegno degli scienziati, gli abbattimenti mirati degli orsi che attaccano le persone. Difficile e pericoloso attuare un prelievo a tappeto, o soppressioni di massa".
Perché difficile?
"Troppi aspetti, per carenza di dati, restano incomprensibili. Catturare un orso richiede risorse e tempo, e resta comunque un'impresa incerta. Stabilire quali esemplari vadano uccisi, tra quelli che mai si sono avvicinati all'uomo, impone parametri oggi ignoti. Prima di trasferire decine di animali è necessario trovare qualcuno disposto ad accoglierli, in Italia o in Europa. Se questa disponibilità non c'è, il piano è di fatto impraticabile".
Come saranno scelti gli orsi da sacrificare?
"La settimana prossima incontrerò il presidente Fugatti e conto sulle sue spiegazioni. Gli orsi non sono sigle o numeri: non mi risulta che ci siano oggi elementi oggettivi per una selezione, come eliminare tutti gli esemplari che pesano più di 150 chili. Dubito che una strage verrebbe condivisa dalla gente. Nulla poi garantisce da futuri attacchi: se si verificheranno, cosa si farà?".
Un quarto di secolo fa il Parco ha importato dalla Slovenia il primo orso, oggi in Trentino sono tra 100 e 150: sono troppi, come sostiene la maggioranza della popolazione?
"Il progetto Life Ursus è stato un successo dal valore collettivo immenso. Mancano però dati scientifici per stabilire se il numero degli orsi sia eccessivo e di quanto. La mia percezione è che la quantità di animali e la loro accresciuta confidenza verso gli esseri umani siano problemi da affrontare".
Come?
"Riattivando una gestione seria degli orsi, affidata a zoologi e naturalisti: sottratta a propaganda politica, incompetenza e interessate emotività popolari. Nel 2004 la Provincia di Trento ha assunto la gestione diretta degli orsi, sottraendola al Parco. La nostra struttura è a disposizione per gestire una fase nuova: senza ipocrisie, conciliando le esigenze della popolazione con una cruciale biodiversità e grazie alla sola ricerca scientifica".
Perché, dopo averli reintrodotti, oggi in Trentino si vogliono eliminare gli orsi?
"Sono stati fatti errori. Gestire un progetto europeo come il Life Ursus, esigeva prima di tutto seri investimenti in cultura, informazione e comunicazione. Solo insegnando i comportamenti corretti si rispetta la popolazione chiamata ad accogliere una popolazione consistente di grandi predatori. Fino ad oggi non è stato fatto: soffiando sulle paure si sono opposti gli orsi alle persone".
La famiglia della vittima vuole denunciare Provincia e Stato per non aver sottoposto a referendum la reintroduzione degli orsi in Trentino: di chi è la colpa della tragedia di Caldes?
"Rispetto il dolore, non spetta a me giudicare. Osservo che i protocolli previsti dal Life Ursus non sono stati seguiti. Penso in particolare alla deriva genetica che minaccia l'intera popolazione, generata da due soli maschi. Abbattimenti di animali problematici e sostituzioni con altri maschi sloveni, se attuati dall'inizio, avrebbero permesso di gestire le prevedibili criticità".
Come si scongiurano, da oggi, altre tragedie?
"Servono una rapida ripresa della gestione scientifica, monitoraggi efficienti e costanti, una comunicazione capillare. Tutti i soggetti convolti, sociali, politici ed economici, devono confrontarsi: la missione è salvare un progetto naturalistico di eccezionale importanza".
Qual è oggi il rischio più grande?
"Che all'emergenza orsi segua quella lupo. Se non si investe subito in ricerca e informazione, il distacco della specie umana dal resto del mondo animale è destinato a presentarci presto un conto che non potremo saldare".