La scuola italiana è sempre più multietnica: aumentano gli studenti stranieri. Ma la maggior parte è ancora senza diritti
di Salvo Intravaia , di Salvo IntravaiaLa scuola italiana è sempre più multietnica. Gli ultimi dati forniti dal ministero dell’Istruzione e del merito ai sindacati descrivono classi con un numero sempre crescente di alunni con cittadinanza non italiana, anche se in molti casi si tratta di bambini e ragazzi perfettamente integrati perché nati nel nostro Paese. Una presenza quella degli stranieri che arricchisce i contesti scolastici di culture e sensibilità diverse dalla nostra. E che ha raggiunto il record assoluto di bambini e studenti. Mentre i nativi da almeno un genitore italiano calano inesorabilmente.
I numeri
Per la prima volta in assoluto, viale Trastevere comunica i dati della presenza straniera nelle scuole italiane dell’anno in corso: il 2022/2023. Complessivamente, si tratta di quasi 889mila alunni iscritti nelle scuola statali e paritarie del Belpaese: 814mila e 500 nelle prime e 74mila e 500 nelle private. Per analizzare in termini percentuali la presenza di alu…
La scuola italiana è sempre più multietnica. Gli ultimi dati forniti dal ministero dell’Istruzione e del merito ai sindacati descrivono classi con un numero sempre crescente di alunni con cittadinanza non italiana, anche se in molti casi si tratta di bambini e ragazzi perfettamente integrati perché nati nel nostro Paese. Una presenza quella degli stranieri che arricchisce i contesti scolastici di culture e sensibilità diverse dalla nostra. E che ha raggiunto il record assoluto di bambini e studenti. Mentre i nativi da almeno un genitore italiano calano inesorabilmente.
I numeri
Per la prima volta in assoluto, viale Trastevere comunica i dati della presenza straniera nelle scuole italiane dell’anno in corso: il 2022/2023. Complessivamente, si tratta di quasi 889mila alunni iscritti nelle scuola statali e paritarie del Belpaese: 814mila e 500 nelle prime e 74mila e 500 nelle private. Per analizzare in termini percentuali la presenza di alunni con entrambi i genitori stranieri occorre fare riferimento alle sole scuole statali, di cui si conosce il numero aggiornato di alunni totali. Nella scuola dell’infanzia, la quota di bambini stranieri è del 13,4%. E alla primaria si tocca quota 14,0%. I totali dunque sono 110mila nella scuola dell'infanzia, 316 mila nella primaria, 182mila nella scuola media e 206mila nella scuola di secondo grado.
Un bambino su 4 in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto
In entrambi i segmenti scolastici la presenza multietnica è prossima a un bambino su sette. Con percentuali che schizzano al 28%, più di uno su quattro, in Emilia-Romagna, al 25% in Lombardia e al 24% in Veneto dove le famiglie provenienti dai paesi stranieri preferiscono trasferirsi in cerca di un futuro migliore. Dieci anni fa, la presenza non italiana tra i banchi delle statali ammontava al 9,1%, con le scuole dell’infanzia e primarie che viaggiavano tra il 10% e l’11%. Nell’anno in corso, più di un alunno su 9 (l’11,7%) della scuola media è di origine straniera. Mentre al superiore le percentuali calano: siamo al 7,8%. Ma in entrambi i gradi d’istruzione si registra un incremento rispetto al decennio precedente, quando alla media non si raggiungeva il 10% e al superiore si viaggiava sotto il 7%.
Lo ius scholae
La statistica dice che gli alunni con entrambi i genitori nati all’estero ammontano complessivamente a 889mila. Ma gli stessi numeri raccontano che il grosso di questi bambini e ragazzi sono nati in Italia di cui conoscono, a volte meglio degli stessi italiani, i dialetti che si parlano in ogni regione. Nel 2020/2021 gli alunni stranieri-italiani ammontavano a due su tre: il 67%. E alla materna raggiungevano addirittura l’83%. Mentre alla primaria ammontavano al 75%: tre su quattro. Un dato che dieci anni fa, a livello complessivo, non raggiungeva neppure metà del totale: si fermava al 47%. Negli ultimi anni, gli alunni stranieri nati in Italia sono aumentati di venti punti percentuali. Un fenomeno di cui si è occupato l’ultimo governo che ha ipotizzato e discusso lo ius scholae: la possibilità collegare la concessione della cittadinanza italiana alla frequenza scolastica e non solo su richiesta al compimento dei 18 anni.
Una norma che risale a 30 anni fa
Il progetto di legge, mai approvato, offriva la cittadinanza italiana agli alunni stranieri a due condizioni. Bastava avere fatto ingresso in Italia entro il compimento del dodicesimo anno di età e avere frequentato regolarmente almeno un intero ciclo scolastico, con esito positivo nel caso della scuola primaria. La proposta di legge della maggioranza tendeva a modificare le attuali norme sulla cittadinanza che risalgono al 1992. La legge di oltre trent’anni fa prevede che nel nostro Paese acquisiscono la cittadinanza coloro che nascono da almeno un genitore italiano: il cosiddetto ius sanguinis. Ma trent’anni fa, gli alunni stranieri che frequentavano le scuole italiane erano poco più di 30mila e rappresentavano lo 0,32%.