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Stressati e infelici, quei baby atleti tenuti prigionieri dai loro club

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Bulimia, insonnia o attacchi di panico: gli ostacoli posti dalle società a chi vuole cambiare team per molti adolescenti sono un trauma. L’associazione “Change the game” ha raccolto cinque denunce in un mese
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Fabio, rugbista, è diventato bulimico. Vera, pattinatrice, ha attacchi di panico. Alina e Giulia, ginnaste, hanno visto la loro pelle arrossarsi per lo stress. Ragazzini tra i 12 e 16 anni che hanno accusato i disturbi dopo mesi di battaglie per ottenere il nulla osta e andare a giocare in un'altra società. In un mese, in cinque hanno denunciato quello che ritengono un ricatto a "Change the game", associazione che si occupa di abusi nello sport. Un numero basso che però cela un sommerso legato al timore dei genitori di "non vedere più gareggiare i nostri figli", spiega una mamma a Repubblica.

Ostacoli per impedire il passaggio al club rivale

Dov'è lo scandalo? "Sapere che ci sono bambini prigionieri del presidente di una società che decide se liberarli o meno. Troppo spesso i dirigenti non concedono il tesserino perché non vogliono che l'atleta vada in un club rivale. Ci aspettiamo altre segna…

Fabio, rugbista, è diventato bulimico. Vera, pattinatrice, ha attacchi di panico. Alina e Giulia, ginnaste, hanno visto la loro pelle arrossarsi per lo stress. Ragazzini tra i 12 e 16 anni che hanno accusato i disturbi dopo mesi di battaglie per ottenere il nulla osta e andare a giocare in un'altra società. In un mese, in cinque hanno denunciato quello che ritengono un ricatto a "Change the game", associazione che si occupa di abusi nello sport. Un numero basso che però cela un sommerso legato al timore dei genitori di "non vedere più gareggiare i nostri figli", spiega una mamma a Repubblica.

Ostacoli per impedire il passaggio al club rivale

Dov'è lo scandalo? "Sapere che ci sono bambini prigionieri del presidente di una società che decide se liberarli o meno. Troppo spesso i dirigenti non concedono il tesserino perché non vogliono che l'atleta vada in un club rivale. Ci aspettiamo altre segnalazioni, noi siamo pronti a dare il nostro supporto", è la denuncia di Daniela Simonetti, presidente di "Change the game".

"Un abuso, intervenga il Garante per l'infanzia"

Il vincolo sportivo è l'obbligo per l'atleta di svolgere l'attività esclusiva per la società in cui è tesserato per un periodo che varia, a seconda dell'età e dello sport, da uno a sei anni. La faccenda potrebbe chiudersi qui, secondo le regole. "Ma c'è una violazione della libertà - è l'accusa dell'avvocata Paola Puglisi, che segue gli sportivi nel percorso di denuncia - e per questo abbiamo chiesto un incontro al Garante dell'infanzia". Ci sono baby atleti che non si allenano anche da sei mesi, perché volevano lasciare la loro squadra per ragioni diverse: un litigio con l'allenatore o con i compagni, le divergenze sul metodo d'insegnamento, e, tra le motivazioni più gravi, gli atti di bullismo da parte dei coach.

Il bullismo da parte dei coach

Come è accaduto a Alina e Giulia, ginnaste romane di 12 e 13 anni. Il motivo che ha spinto le due ginnaste a chiedere indietro il tesserino era legato agli atteggiamenti della loro istruttrice, che pronunciava frasi del tipo: "Sei un maiale, non vali un c...". La coach è stata sospesa per 45 giorni. "Ma in estate - è la rimostranza di una delle due mamme - Praticamente, come se nulla fosse successo". Lo svincolo è arrivato dopo sei mesi.

La scusa dell'indennità "di addestramento"

C'è anche altro. Nella maggior parte dei casi la società, all'atto dello svincolo, ha diritto a ricevere un'indennità di addestramento, cioè una somma per avere curato le doti atletiche del tesserato. "Nonostante i genitori si siano detti pronti a pagare, in alcuni casi lo svincolo non è stato concesso", spiega l'avvocata Puglisi.

Vera, lanciata in pista troppo presto

Vera a Iglesias è diventata un caso. Da agosto scorso lotta insieme ai suoi genitori per andare via dalla società di pattinaggio da corsa dove gareggia da un anno. "Mia figlia ha 14 anni, in un anno ha avuto parecchi infortuni perché è stata lanciata sulle piste troppo presto. Ai campionati italiani è stato un flop e lei è stata denigrata per giorni", racconta la mamma. Nonostante la volontà di pagare l'indennità, il caso di Vera si trascina da mesi per diversi intoppi. "Creati ad arte perché mia figlia ha scelto la società rivale della sua. Le hanno fatto perdere il campionato, ha crisi di panico e rabbia, anche a scuola", si sfoga la donna.

 

"Abbiamo pagato 400 euro, altri molto di più"

Tra le storie denunciate a "Change the game" c'è anche quella di Fabio, romano di 16 anni, giocatore di rugby. "Voleva passare in una società che gli piaceva di più. E da novembre è un incubo, non riusciamo ad andare via", dice il papà. Il ragazzo è diventato bulimico, si sveglia di notte, in un quadrimestre ha rimediato quattro note. Il giocatore è in cura da uno psicologo. Michele, il padre di Gianni, ciclista di 16 anni di Parma, invece, ha pagato 400 euro per ottenere lo svincolo: "Ci è stato detto che siamo stati anche fortunati, c'è chi versa molto di più. È una vergogna perché già paghiamo la mensilità. E per questo ho denunciato".

 

Luigi, umiliato davanti ai compagni

A Varese c'è un altro giovane che soffre. Lo chiameremo Luigi. Ha 17 anni. Il suo allenatore l'ha umiliato davanti ai compagni ripetutamente, lui da sei mesi è fermo perché non riesce ad andare via. Il papà ha scritto a Repubblica dopo avere letto la storia di Pietro, un pallanuotista anche lui intrappolato in una società in cui viene bullizzato. "Il presidente della società mi aveva chiesto una liberatoria in cui dovevo dichiarare che la situazione era stata chiarita - dice - . Da quel momento ho fatto diciassette richieste di svincolo senza ricevere risposta, una denuncia penale e la procura federale ha deferito l'allenatore", ricostruisce il genitore.

"Inutile il tentativo di dialogare con le federazioni"

L'amara conclusione di Daniela Simonetti arriva dopo i primi tentativi di spezzare le catene ai giovani sportivi: "Abbiamo cercato invano un dialogo con le federazioni. L'ultima cosa di cui ci si preoccupa è il benessere del minore, sul quale si scaricano vendette personali tra dirigenti, rivalse fra allenatori, motivazioni risibili e vergognose. E i consigli federali fanno spallucce".