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Noi della sezione D, compagni di scuola di un futuro presunto killer

Giampaolo Amato con la moglie Isabella Linsalata e i figli (ansa)

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L’arresto di Giampaolo Amato, accusato di aver ucciso la moglie, è stato come una bomba atomica per gli ex alunni del liceo Galvani di Bologna, ora divisi tra colpevolisti e perplessi
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È sorprendente veder riapparire la fotografia di un compagno di liceo in tutti i siti, giornali, notiziari televisivi, con l'accusa di omicidio. Non fosse che è già accaduto, molti anni prima. Giampaolo Amato, medico, padre di due figli, maturato nel '78, a Bologna, liceo Galvani, sezione D, sospettato di aver ucciso la moglie. Andrea Rossi, commercialista, padre di sei figli, uscito tre anni più tardi dallo stesso istituto, stessa sezione, all'ergastolo per l'assassinio di una cliente. La mia classe era a panino tra le loro due. Con Andrea giocavo a calcio, con Giampaolo a pallacanestro. Abbiamo condiviso il prato dei giardini Margherita, il campetto di cemento a porta Castiglione, professori che ci davano del lei e non rivelavano i voti assegnati dopo l'interrogazione, aule dove hanno studiato, tra gli altri, Pier Paolo Pasolini e Marco Biagi: non che fosse un destino la cronaca nera. O sì? 

 

"Una generazione c…

È sorprendente veder riapparire la fotografia di un compagno di liceo in tutti i siti, giornali, notiziari televisivi, con l'accusa di omicidio. Non fosse che è già accaduto, molti anni prima. Giampaolo Amato, medico, padre di due figli, maturato nel '78, a Bologna, liceo Galvani, sezione D, sospettato di aver ucciso la moglie. Andrea Rossi, commercialista, padre di sei figli, uscito tre anni più tardi dallo stesso istituto, stessa sezione, all'ergastolo per l'assassinio di una cliente. La mia classe era a panino tra le loro due. Con Andrea giocavo a calcio, con Giampaolo a pallacanestro. Abbiamo condiviso il prato dei giardini Margherita, il campetto di cemento a porta Castiglione, professori che ci davano del lei e non rivelavano i voti assegnati dopo l'interrogazione, aule dove hanno studiato, tra gli altri, Pier Paolo Pasolini e Marco Biagi: non che fosse un destino la cronaca nera. O sì? 

 

"Una generazione che ha perso e ha fatto finta di niente"

Da quando la notizia dell'arresto di Amato è diventata pubblica, tra chi ha condiviso quegli anni "è scoppiata l'atomica". L'ha definita così un suo ex compagno in una chat dove, ancora sgomenti, in tanti discutono il caso, divisi tra colpevolisti assoluti e perplessi che vorrebbero lasciare uno spiraglio alla possibile innocenza. Tutti consapevoli che, certo, lo si è studiato poi a Giurisprudenza, "la responsabilità penale è personale" ma, scrive un altro: "Sento che qualcosa di malato ammorba tutti noi... noi di quella generazione che ha perso e saputo far finta di niente". Perché se Andrea Rossi era un isolato, statuario, monarchico e aveva sposato una donna "fuori dal giro", Giampaolo Amato era la quintessenza di quel mondo, lo stesso di cui aveva fatto parte sua moglie, Isabella Linsalata. 


Andavamo, dunque, al Galvani. In quegli Anni Settanta in cui Bologna era capitale dell'inquietudine e dove avrebbero mandato perfino i carri armati per sopirla, nelle elezioni per i quattro rappresentanti studenteschi al consiglio d'istituto passarono 2 della lista "Giovani liberali", uno (il solo caso in città) missino e uno di sinistra. Per me che arrivavo dalla periferia con l'autobus a due piani numero 44, la prossimità della scuola era annunciata dalla folla di "vespini Primavera" parcheggiati in triplice fila da quelli che abitavano in centro o, i più, in pre-collina. Amato era uno di loro. 

 

Amato: timido, ma facente fede al suo cognome

"Il bello della scuola", ricorda ora qualcuno evocando pullover morbidi dai toni pastello, una postura eretta, modi gentili, finanche impacciati. Timido, ma facente fede al suo cognome. Lo amavano le compagne, con cui ebbe più di una storia e che riaccompagnava fin sotto casa portandone a mano la bicicletta. Lo amavano i professori, bravo in tutte le materie. E non era facile: la D era la sezione modello del progetto di selezione scolastica. Si partiva in trenta e si arrivava in quindici. Esisteva un'aula molto piccola apposta per l'ultimo anno: sempre III D. L'insegna di legno originale la rubò il compagno di banco di Amato: la tiene tuttora inchiodata a una parete di casa. Un altro, la notte prima di un giovedì grasso, murò l'ingresso della scuola con calce e mattoni. Quando la parete venne infine abbattuta comparve con un'anatra sottobraccio e la lanciò nei corridoi. Amato, irreprensibile.

Il perfetto incrocio tra un nerd e un jock

In America chiamano nerd quelli che studiano, jock quelli che fanno sport. Lui, perfetto incrocio. "Era un capitano", ricordano. Soltanto una volta ho giocato titolare in quintetto con lui. Sostituii Giovanbattista. Dilagavano i nomi composti o doppi: Gian Andrea, Maria Chiara, Pierfrancesco, Anna Paola. Giovanbattista arrivò alla partita con i postumi di una sbornia (a quindici anni), ancora eccitato per la prima esperienza sessuale (con una bistecca). Amato decretò la sostituzione. Non mi guadagnai i gradi di titolare. Me lo disse, come ogni altra cosa, soavemente. Era cattolico. Frequentava, per prossimità di residenza, l'Antoniano, i frati minori. Ci siamo incrociati anche lì. Dicono si confessasse con padre Fedele, io ero interessato al percorso di padre Gabriele (Adani), giornalista. Qualcuno adesso scrive che Amato era "nato tra i balocchi" perché il padre amministrava una ditta di giocattoli.

 

L'abitudine a una vita in pianura

Il sottotesto è che il fato sembrava avergli prescritto una vita in pianura, con poche curve. Forse, proprio quello è un problema. Andrea Rossi ereditò lo studio del padre, ne ricalcò le orme, si sposò, si moltiplicò e a un certo punto esplose. Investì tutto quel che possedeva, e di più, in oggetti d'arte che non riuscì a rivendere, attuò lo schema di Ponzi tra clienti e conoscenti e alla fine, secondo la sentenza di condanna che non accetta, proclamandosi innocente, strangolò l'anziana donna che rivoleva indietro il capitale svanito (due milioni di euro) dopo aver percepito lauti interessi. 


Giampaolo Amato si iscrisse a Medicina e lì conobbe la futura moglie, Isabella. Oculista lui, ginecologa lei. Stessa provenienza, stessi studi, stessi giri. Legami ancora forti, soprattutto da parte di lei, con le amicizie del liceo. Per altri, come me, strade che si separano, diverse città, perfino continenti. Le conoscenze di gioventù come una risacca quando, a distanza di anni, si ritorna fuggevolmente a riva. Sempre la stessa impressione diffusa: vite serene, professioni svolte con successo, figli adorati ("i nostri magici figli" dice Amato durante un interrogatorio, "i miei Bimbi", con la "b" maiuscola, scrive Rossi in una lettera dal carcere). La tensione, sotto, invisibile: una miccia lunga. 

Che cosa non abbiamo capito?

Esiste una teoria per cui ogni essere umano, soprattutto se maschio, deve prima o poi dare sfogo. Quelli che non lo fanno da giovani (bevendo, murando ingressi, manifestando) preparano un finale inatteso, accumulando tritolo. Eravamo nelle stesse aule nel lontano e storico '77. Oggi ci guardiamo intorno e scopriamo che il leader del movimento studentesco fa il preside in una scuola, due "bravi ragazzi" sono in galera. Che cosa è accaduto? Che cosa non abbiamo capito? Quasi tutto. 


L'irruzione dell'inchiesta giudiziaria profana la vita privata di una coppia. Uso il termine "profana" perché esiste una sacralità nelle relazioni e in questa di Amato e Linsalata addirittura una ritualità, gesti e atti impensabili: lei con i santini nel reggiseno, lui che le lava i piedi per prepararla alla notte. Dopo averla avvelenata? Che contraddizione insostenibile. E in tutto questo deflagra, simbolico, l'arresto nel giorno che precede la Pasqua. Tu, cattolico infedele, non rinascerai, su di te si chiude, sepolcrale, la porta della cella. 

L'educazione borghesissima e la famiglia intoccabile

Ora leggiamo e commentiamo ogni indiscrezione. Per molti di noi, come per i media, risulta difficile capire il comportamento di Isabella. Avendo avuto la prova della somministrazione di farmaci nocivi da parte del marito perché non ha denunciato? Perché addirittura ha continuato a bere quelle "amare tisane" che tanto richiamano l'"amaro calice"? L'unica vera forma di comprensione è l'immedesimazione. Mi illumina il messaggio che mi ha spedito un'amica, stesso liceo, stesso periodo: "È negazione della realtà inaccettabile. E forse inconscio desiderio di morte. Quando hai costruito non solo la tua famiglia ma te stessa in simbiosi con una persona è inammissibile accettare che sia stato tutto un abbaglio, che quella persona non fosse quella che hai creduto ciecamente che fosse. Per una educazione borghesissima come quella dei Linsalata (e di tanti di noi) la famiglia è sacra e intoccabile. Se hai dei sospetti, sei tu che ti sbagli, magari ti senti in colpa per averli avuti". 

 

Il discesista che divarica gli sci

Dagli studi classici soccorre il paragone con figure femminili della mitologia, ma questa è una tragedia contemporanea, con una figura maschile fin troppo comune. Giampaolo Amato è l'uomo scisso, con le vite parallele, il discesista che divarica gli sci fino ad avvicinarsi al punto di rottura del corpo. E lì non sa come riportarsi in posizione, a una traiettoria, a una sola esistenza. Basterebbe la scelta, ma la scelta impone lo scarto, la deviazione dalla proiezione di sé fatta dagli altri prima ancora che da lui stesso. Il capitano non fa fallo. Il delitto è preferibile al divorzio? Sì, se non viene scoperto. Allora non provoca danni, né biasimi. Come si concilia questo con una fede religiosa? Basterebbe rivedersi Crimini e misfatti di Woody Allen. Il mandante dell'omicidio (in quel caso dell'amante) scopre che l'occhio di Dio si chiude e si riesce ad andare avanti tranquillamente con la propria vita. In chat qualcuno chiede: "Quanto può nascondere l'apparente perfezione? È forse conseguenza di una educazione che prevede la finzione?".

Bufali e locomotive

Se un torto ha avuto quella severa educazione, a scuola e in casa, tra aoristi, comandamenti e aspettative, è stato di non prevedere l'imperfezione, non legittimare lo scarto. Questo ha indotto a rigettarlo, al punto da cercare di coprire con un peccato mortale un altro che non si sapeva considerare veniale. Nel 1976, mentre la professoressa di greco dettava appunti su Sofocle da un quaderno a righe, Francesco De Gregori pubblicava il disco Bufalo Bill. Nel testo si dice che "Tra bufalo e locomotiva la differenza salta agli occhi: la locomotiva ha la strada segnata, il bufalo può scartare di lato e cadere". Durante la lezione, con il fratello di Andrea Rossi dividemmo i nostri compagni tra bufali e locomotive, rendendoci conto che i primi avrebbero saputo rialzarsi, i secondi avrebbero potuto provocare, deragliando, un disastro. Così è stato. Nessuna morale, nessuna canzone ci permette di considerarli vittime di un destino, giacché altre lo sono state. Ci resta la pietà degli scampati, per volontà e un po' per fortuna. Anche nel carcere di Bologna deve esistere adesso una sezione D.