Trecento foto dei figli online già a un anno. I pediatri ai genitori: “Fermatevi”
Prima di nascere, un bambino è già in rete. "Il 14% delle madri condivide su Internet l'ecografia del pancione". A un anno, fra spuntar di dentini e torta con candelina, le foto online sono già 300. "Entro il secondo compleanno, il 70% dei genitori ha raccontato al web i progressi del figlio" spiega Pietro Ferrara, pediatra al Campus Biomedico a Roma e responsabile del gruppo sui diritti del bambino della Sip, Società italiana di pediatria.
Lo studio dei pediatri europei
"Ci siamo accorti che le cose stavano prendendo una piega non giusta e abbiamo messo a punto una ricerca con i colleghi europei". Il risultato è un articolo sul Journal of Pediatrics sulla debordante abitudine di pubblicare le foto dei figli sul web. "Non c'è nulla di male se i bambini non sono riconoscibili" si spiega. "Ed è positivo mostrare i traguardi raggiunti". Ma a 5 anni molti bambini hanno già m…
Prima di nascere, un bambino è già in rete. "Il 14% delle madri condivide su Internet l'ecografia del pancione". A un anno, fra spuntar di dentini e torta con candelina, le foto online sono già 300. "Entro il secondo compleanno, il 70% dei genitori ha raccontato al web i progressi del figlio" spiega Pietro Ferrara, pediatra al Campus Biomedico a Roma e responsabile del gruppo sui diritti del bambino della Sip, Società italiana di pediatria.
Lo studio dei pediatri europei
"Ci siamo accorti che le cose stavano prendendo una piega non giusta e abbiamo messo a punto una ricerca con i colleghi europei". Il risultato è un articolo sul Journal of Pediatrics sulla debordante abitudine di pubblicare le foto dei figli sul web. "Non c'è nulla di male se i bambini non sono riconoscibili" si spiega. "Ed è positivo mostrare i traguardi raggiunti". Ma a 5 anni molti bambini hanno già mille foto in rete.
La pratica dello sharenting - crasi tra share (condividere) e parenting (essere genitori) - avviene in genere in buona fede. Rischia però di tradursi in furti di identità digitale, smistamento delle immagini verso siti pedopornografici, "o anche solo in una sensazione di disagio e imbarazzo dei ragazzi, che come gli adulti hanno tutto il diritto di veder preservata la loro privacy" dice Ferrara.
Le principali destinazioni delle foto di compleanni, vacanze o primi giorni di scuola sono Facebook (54% delle foto), Instagram (16%) e Twitter (12%). "Non stiamo parlando di condividere dei ricordi con i nonni o di farle circolare in gruppi ristretti di persone conosciute - spiega Ferrara - ma di pubblicarle su siti dove le regole della privacy sono incerte e dove possono essere copiate da chiunque. Alcune immagini sono diffuse sui social dagli adulti allo scopo di ottenere like o addirittura per pubblicizzare delle marche".
Le regole da seguire
La Sip, nel suggerire delle regole ai genitori, ne indica una particolarmente delicata: "Non condividere immagini dei propri figli in qualsiasi stato di nudità". "Un bambino che fa il bagno al mare è un'immagine innocente per i parenti. Ma può assumere tutt'altro significato su un sito per pedofili" fa notare Ferrara.
La eSafety Commission australiana ha scoperto che la metà del materiale sui siti pedopornografici proviene da utenti inconsapevoli, che avevano ingenuamente condiviso le foto dei figli. "Oggi poi molti ragazzi hanno atteggiamenti da adulti - riflette Ferrara - ma una foto di una bambina che, anche senza malizia, ha la spallina calata sulla spalla non andrebbe condivisa mai".
Le richieste del Garante
In Francia un progetto di legge mira a difendere la privacy dei bambini, arrivando a vietare la pubblicazione delle foto da parte dei genitori o togliendo - nel caso di grave danno ai minori - la potestà genitoriale. In Italia (dove le polemiche nascono in genere dopo i post dei Ferragnez con i due figli), contro lo sharenting si è espresso il Garante della privacy.
A novembre la Garante per l'infanzia e l'adolescenza, Carla Garlatti, ha chiesto che alla pratica siano applicabili le norme sul cyberbullismo, che consentono ai minorenni di chiedere la rimozione delle foto. Dal governo non è giunto riscontro.
Domandare il permesso
Se proprio alla tentazione di condividere l'immagine dei figli non si resiste, la Sip consiglia di non affiancarvi nome, luogo della foto o dettagli personali. "È giusto chiedere agli stessi bambini - aggiunge Ferrara - se sono infastiditi. Si può iniziare già dall'età scolare".
L'università di Uppsala in Svezia nel 2020 ha domandato a bambini e ragazzi fra 4 e 15 anni se fossero contenti di essere fotografati a loro insaputa o di vedersi su internet. Il risultato è stato un pressoché unanime no. "Il problema è ancor più sentito se i bambini sono in difficoltà con il proprio corpo, ad esempio sono obesi o hanno tratti fisici che potrebbero imbarazzarli".
C'è poi il caso opposto, in cui i figli non si fanno problemi a essere esposti su internet, anzi. "Ho visitato una bambina che non aveva nemmeno l'età per stare sui social - racconta Ferrara - e come prima domanda mi ha chiesto: ma tu lo sai quanti like ho?".