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Maurizio Fugatti, presidente del Trentino: "Sospensiva del Tar sorprendente, la caccia a Jj4 continua"

Un orso bruno 
"Gli scienziati? Stiano zitti, hanno sempre giurato che le persone non correvano rischi"
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TRENTO - Presidente Maurizio Fugatti, come valuta il decreto del Tar che ha sospeso la sua ordinanza di abbattimento di JJ4?

"Sorprendente, tanto più a fronte della morte di una persona. A noi preoccupa la sicurezza dei cittadini. Lunedì consegneremo la documentazione richiesta e chiederemo la revoca urgente della sospensiva. Da una parte il Tar ha riconosciuto tutti i presupposti per la mia ordinanza di abbattimento, per altro già avallata da Ispra e ministero dell'Ambiente, dall'altra allunga i tempi della sua esecuzione, aumentando i rischi per le persone incaricate della cattura. Per questo definisco il decreto sorprendente e conto su una rapida revoca".

Lei governa il Trentino da cinque anni:  ritiene di aver fatto tutto il possibile per evitare l'aumento degli attacchi degli orsi contro le persone e per prevenire l'aggressione mortale contro Andrea Papi?

"È stato fatto il possibile, nei limiti di quanto previsto …

TRENTO - Presidente Maurizio Fugatti, come valuta il decreto del Tar che ha sospeso la sua ordinanza di abbattimento di JJ4?

"Sorprendente, tanto più a fronte della morte di una persona. A noi preoccupa la sicurezza dei cittadini. Lunedì consegneremo la documentazione richiesta e chiederemo la revoca urgente della sospensiva. Da una parte il Tar ha riconosciuto tutti i presupposti per la mia ordinanza di abbattimento, per altro già avallata da Ispra e ministero dell'Ambiente, dall'altra allunga i tempi della sua esecuzione, aumentando i rischi per le persone incaricate della cattura. Per questo definisco il decreto sorprendente e conto su una rapida revoca".

Lei governa il Trentino da cinque anni:  ritiene di aver fatto tutto il possibile per evitare l'aumento degli attacchi degli orsi contro le persone e per prevenire l'aggressione mortale contro Andrea Papi?

"È stato fatto il possibile, nei limiti di quanto previsto dalla legge. Le ordinanze per la cattura, la reclusione, o l'abbattimento degli esemplari problematici, a partire da JJ4, lo documentano".

Nel 2020, dopo un attacco contro due cacciatori sempre sul monte Peller, lei ha ordinato la rimozione di JJ4. L'allora ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, sostiene che il Consiglio di Stato si oppose all'abbattimento, ma non a un trasferimento: le risulta?

"Il Tar disse che quell'orsa non si poteva nemmeno catturare perché aveva i cuccioli. L'abbattimento fu negato dal Tar, il Consiglio di Stato disse no a cattura e reclusione in un recinto. Abbiamo cercato invano di ricusare i giudici".

Lei dice di non aver potuto, causa ambientalisti, ministero, Ispra e giudici, gestire l'aumento della popolazione di orsi come avrebbe voluto: cosa avrebbe fatto, se libero di agire senza vincoli di legge?

"Ho sempre segnalato due problemi: gli esemplari pericolosi e il numero di orsi sproporzionato rispetto a un territorio piccolo e densamente abitato. Nessuno, per anni, mi ha ascoltato. Avrei fatto subito ciò che ora, purtroppo solo dopo una tragedia, ci viene permesso di fare: abbattimento immediato degli animali che attaccano e trasferimento della popolazione in eccesso".

Quale sarà il futuro degli orsi in Trentino?

"Il ritorno al progetto originario: una cinquantina di esemplari, non oltre 120 come oggi, nelle regioni italiane e straniere dell'arco alpino. Se così non sarà, c'è il rischio che l'intero progetto possa saltare".

Il progetto Life Ursus non parlava di 50 orsi quale soglia massima, ma di numero minimo per assicurare equilibrio a una popolazione di animali sotto rigida tutela Ue: le risulta?

"Sì, è così. Ma gli orsi avrebbero dovuto espandersi su tutte le Alpi, non restare concentrati in Trentino. Non è successo, sono rimasti tra le Dolomiti di Brenta: non mi risulta che qualcuno, negli anni scorsi, abbia proposto i corridoi per favorire la loro dispersione".

Scienziati e ambientalisti osservano che il Trentino non ha investito abbastanza in comunicazione, prevenzione e gestione del rischio: è vero che, rinunciando alla cultura, ci si è limitati al monitoraggio della popolazione attraverso i censimenti?

"Le accuse arrivano dagli stessi soggetti che hanno sempre assicurato che un orso non avrebbe mai attaccato, e tantomeno ucciso, un uomo. I trentini sanno bene, non da ieri, che gli orsi ci sono".

Su 120 esemplari risulta che solo 3 siano dotati di radiocollare, con le batterie scariche: perché?

"Mettere e mantenere efficiente il radiocollare a un orso non è come infilare il collare a un cane. La cattura è complessa e pericolosa. L'orso cresce, o dimagrisce durante il letargo: il collare si spezza, o si sfila. Le batterie restano cariche per un paio di anni e vanno sostituite. In molte aree di montagna il loro segnale non si riceve. Pensare di gestire 120 orsi con il radiocollare è un'utopia, come voler interdire alle persone vaste zone di territorio".

Dove e come pensa di trasferire oltre 70 orsi, come saranno selezionati gli esemplari da rimuovere?

"Questo deve dirmelo il ministero dell'Ambiente. In passato ci siamo arrangiati con due orsi, traferiti in Germania e Ungheria. Oggi è necessario un piano del governo, che richiede azioni diplomatiche. Aggiungo che il piano dei trasferimenti deve partire rapidamente, altrimenti si pone il problema della sicurezza pubblica".

Pensa che altre regioni italiane si renderanno disponibili ad accogliere gli orsi che il Trentino non vuole?

"Il Trentino è terra di solidarietà, non scarica sugli altri i propri problemi. Semmai, quando c'è bisogno, va ad aiutare gli altri, senza farselo domandare. Certo non chiederò ai presidenti delle altre regioni di farsi carico dei miei guai".

Si aspetta un aiuto dall'Europa, che ha finanziato il progetto Life Ursus?

"No, troppo comodo lanciare sempre la palla a Bruxelles. La partita ora si gioca sull'asse Trento-Roma".

Non teme che il modo con cui il Trentino sta presentando il suo rapporto con gli orsi e dunque con la natura, possa nuocere all'immagine storica di rispetto e tutela dell'ambiente, patrimonio della promozione turistica?

"La nostra immagine di tutela e rispetto della natura resta confermata. La gente lo capisce. A strillare è il solito ristretto circolo dei fondamentalisti dell'animalismo. Loro antepongono la vita degli orsi a quella delle persone: io ho il dovere di agire in modo opposto".

Cosa farà per evitare altri attacchi di orsi contro le persone? Chi garantisce che non possa risuccedere, nonostante abbattimenti e trasferimenti?

"Un rischio minimo, fino a quando in Trentino vivranno orsi, ci sarà sempre. Il punto però è poter abbattere immediatamente gli esemplari che mostrano di non temere il contatto con l'uomo e che dunque sono  pericolosi. Dimezzare la popolazione inoltre, dal punto di visa statistico, dimezzerà il rischio. Abbiamo istituito un tavolo tecnico a cui siedono anche ministero e Ispra: saranno i tecnici a dirci cosa fare".

Lei però sostiene che esperti e ambientalisti, accusati di vivere in città, non capiscono la montagna e tantomeno conoscono gli orsi: non crede che l'attuale emergenza sia conseguenza proprio della frattura tra scienza e gestione del progetto Life Ursus? Si può gestire un simile progetto con ordine pubblico e protezione civile, anziché con istituti di ricerca ed esperti forestali?

"L'eventuale frattura deriva dal pensiero dominante che ha sempre sentenziato che la reintroduzione degli orsi in Trentino non avrebbe comportato rischi per le persone. Proprio questa certezza inconfutabile, smentita dai fatti, ci ha portato al punto in cui siamo. In origine il progetto poteva essere gestito dalla scienza, ora non c'è alternativa all'ordine pubblico".

Il Parco naturale Adamello Brenta, culla del Progetto Life Ursus, può avere un ruolo nella fase nuova che si apre dopo la tragedia di Caldes?

"La fase nuova ci sarà solo se il progetto tornerà ai suoi presupposti originari: una cinquantina di orsi distribuiti lungo l'intero arco alpino. Il coinvolgimento del Parco non è all'ordine del giorno".