"Api in viaggio": due milioni di insetti con le loro arnie spostati a sud della Sicilia dove è più caldo. Per trovare fiori da impollinare e non morire di fame
a cura di Redazione Cronaca , a cura di Redazione CronacaPiù che un apicoltore, un "compagno di viaggio". Un viaggio nel Sud-Est della Sicilia in compagnia di un milione e 800mila api per salvarle dal rischio di morire di fame. Come un bravo papà, Basilio Busà, 49 anni, apicoltore sull'Etna, ha deciso di portare le sue "apine", come le chiama lui, daIle falde del vulcano più alto d'Europa alla punta estrema della Sicilia, sull'Isola di Portopalo di Capo Passero, lo scoglio selvaggio di grande bellezza più a sud di Tunisi, dove vivono solo i gabbiani.
Così ha caricato su un furgone dodici famiglie di api (api comuni e api nere siciliane in via d'estinzione) per dare vita al progetto sperimentale "Api in viaggio".
Quest'anno l'inverno - di fatto - sull'Etna non c'è stato, la comunità di api non è entrata in letargo e sentendo le temperature mediamente più alte, ha continuato a svolazzare dalle arnie ma senza trovare fiori all'esterno. Per fare questo lavoro le api hanno comunque consumato energie, ma non potendo "rinnovare" le riserve di cibo con del nuovo nettare, hanno esaurito la maggior parte delle scorte che avevano messo da parte per l'inverno. Con questo andazzo rischiavano di morire nel giro di 15 giorni. Di qui l'idea di trasferirle in luoghi più caldi dove la primavera arriva prima, il Sud Est della Sicilia.
"Non si tratta di un semplice spostamento di arnie: ma di 'nomadismo etico'", afferma Basilio Busà, "nel quale abbiamo completamento sovvertito la finalità del nomadismo classico delle api. E' vero che le spostiamo, ma storicamente era sempre stato un metodo per ottenere delle produzioni maggiori di miele. A me non interessa in questo momento che le mie api producano di più, ma che possano avere a disposizione delle fioriture nettarifere precoci rispetto al clima dell'Etna che consentano loro di non consumare inutilmente energie e di moltiplicarsi".
La prima tappa del viaggio è stata nella Riserva naturale di Vendicari (Noto), la seconda sull'Isola di Capo Passero (Portopalo) dove Busà ha appena traghettato le api. Resteranno lì indisturbate fino alla fine di maggio e poi saranno nuovamente trasferite, stavolta in barca a vela, sull'Isola di Salina, nelle Eolie, il santuario delle Api nere siciliane. Trascorsi quindici giorni sull'isola più verde delle Eolie, le api faranno ritorno a casa, sull'Etna, per godere delle fioriture di castagno nel momento della massima intensità. Ma per allora, l'augurio è che le famiglie di api si siano moltiplicate con la nascita di 12 nuove "regine".
"Il mio obiettivo è sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema della riduzione degli insetti impollinatori e sulla gestione degli allevamenti animali. Nessun allevamento", spiega l'apicoltore Basilio Busà, "andrebbe sfruttato in maniera intensiva e tantomeno le api. Il prelievo del miele dovrebbe essere frutto di un calcolo ben preciso nel rispetto della loro esistenza. Abbiamo già perso il 70% della massa degli insetti impollinatori nel mondo, fra nuovi parassiti e cambiamenti climatici, mentre le api, se lasciate in natura vivevano tranquille. Io come apicoltore responsabile ho sentito il dovere di aiutarle".