La protezione speciale c’è in 18 Paesi su 27. È falso che faccia aumentare gli sbarchi
Non è vero che l’Italia è l’unico Paese europeo a prevedere la protezione speciale, nella Ue sono ben 18 su 27 a offrire ai migranti forme di protezione complementare. Non è vero che i permessi speciali sono un pull factor che attrae stranieri verso il nostro Paese, lo dimostrano i numeri delle richieste superiori in altri Paesi che non sono di primo approdo. E non è vero che la protezione speciale è lo strumento principale con cui si consente di rimanere in Italia a chi arriva sui barconi: in cima alla classifica degli stranieri a cui è stata concessa ci sono albanesi e peruviani.
Ci sono normative, cifre e statistiche a smascherare l’ultima bugia con la quale il governo Meloni prova a far passare la narrativa della correzione di rotta di un’Italia invasa, a causa della protezione speciale, da decine di migliaia di migranti senza i requisiti per rimanere. Decine di migliaia, semmai, sono i migranti c…
Non è vero che l’Italia è l’unico Paese europeo a prevedere la protezione speciale, nella Ue sono ben 18 su 27 a offrire ai migranti forme di protezione complementare. Non è vero che i permessi speciali sono un pull factor che attrae stranieri verso il nostro Paese, lo dimostrano i numeri delle richieste superiori in altri Paesi che non sono di primo approdo. E non è vero che la protezione speciale è lo strumento principale con cui si consente di rimanere in Italia a chi arriva sui barconi: in cima alla classifica degli stranieri a cui è stata concessa ci sono albanesi e peruviani.
Ci sono normative, cifre e statistiche a smascherare l’ultima bugia con la quale il governo Meloni prova a far passare la narrativa della correzione di rotta di un’Italia invasa, a causa della protezione speciale, da decine di migliaia di migranti senza i requisiti per rimanere. Decine di migliaia, semmai, sono i migranti che, in Italia da tempo con legami familiari e percorsi di integrazione, studio, lavoro già avviati, rischiano di ritrovarsi senza permesso, costretti ad una vita in clandestinità visto che nessuno mai riuscirà in ogni caso a rimandarli nei Paesi da cui provengono.
Le forme di protezione complementare in Europa
Non è vero, dunque, come ha detto Giorgia Meloni ad Addis Abeba, che l’Italia offre “una protezione ulteriore rispetto a quello che accade nel resto d'Europa”. E la maggioranza di centrodestra lo sa bene visto che c’è in Senato un dossier, compilato nel 2018 in occasione della conversione in legge dei decreti Salvini, che spiega con grande chiarezza la lunga lista di protezioni complementari ( oltre dunque all’asilo politico e alla protezione sussidiaria) presenti in 18 paesi oltre l’Italia.
Per altro, basta consultare i dati di Eurostat relativi alle richieste d’asilo in Europa, nel 2022 per trovare conferma di quanti siano, e in quali Stati, i permessi di soggiorno concessi a stranieri che non presentano i requisiti previsti per ottenere lo status di rifugiato o la sussidiaria. Forme, variamente declinate di quella protezione umanitaria, cancellata dai decreti sicurezza del Conte I e sostituita poi in Italia appunto dalla protezione speciale con Luciana Lamorgese al Viminale durante il governo Conte II.
I motivi riconosciuti
Legami familiari, percorsi di integrazione avviati nei territori, riconoscimento del rischio a rientrare nei propri Paesi per chi è vittima di tratta o anche solo di violenze familiari, persecuzioni religiose, salute le condizioni tenute fortemente in considerazione per la concessione della protezione speciale che, considerando la media europea, interessa circa il 15 % dei permessi rilasciati.
I Paesi che prevedono protezioni speciali
I numeri, ufficiali e aggiornati al 2022, delle richieste di asilo in Europa raccontano tutt’altra storia da quella ancora ieri ribadita da Matteo Salvini. Eccoli: in Italia l’anno scorso sono stati 10.865 le protezioni speciali concesse, in aumento del 50 % rispetto alle 7.092 del 2021, quattro su dieci dei permessi totali rilasciati che viaggiano perfettamente in linea sulla media europea, intorno al 40 % rispetto alle richieste.
La Germania
Ma prendiamo ad esempio la Germania che riconosce forme di protezione umanitaria molto simili alla nostra: un trattamento medico necessario, ma anche la cura e assistenza di familiari gravemente malati o la conclusione di una formazione scolastica o professionale, chi è vittima di tratta o sfruttamento lavorativo. Per tutti questi motivi, nel 2022, in Germania sono state concessi più di 30.000 protezioni complementari, circa il 25 % del totale dei permessi rilasciati.
La Spagna
Anche la Spagna, che non è certamente Paese di manica larga nella concessione di permessi, prevede forma ulteriori rispetto a quelle comuni di protezione internazionali: permessi umanitari vengono concessi a chi è vede compressi i diritti di lavoratore. A chi è vittima di discriminazione per razzismo, orientamento sessuale, genere, per atti violenti in ambito familiare, per motivi sanitari: tutte condizioni riconosciute nel 2022 a più di 20.000 persone ( il doppio dell’Italia), più della metà dei permessi di soggiorno concessi.
La Francia e gli altri
Anche in Francia, dal 2006, esiste un permesso di soggiorno per dimostrata integrazione sociale che è molto affine alla "Protezione Speciale" italiana. Persino Olanda, Austria, Ungheria, Grecia, Paesi che alzano muri e resistono alla solisarietà europea richiesta dall’Italia prevedono forme di protezione umanitaria.
Italia solo quarta per richieste d'asilo
E poi resta il dato macroscopico: l’Italia non solo è quarta per richieste d’asilo nel 2022 nonostante l’incremento degli arrivi ma è anche uno dei Paesi con una percentuale di dinieghi più alti: meno di una domanda su due è stata accolta a fronte, ad esempio, della Germania che ha detto sì al 65 % delle richieste. Le 77.000 richieste d’asilo presentate nel 2022 sono solo un terzo di quelle presentate in Germania, la metà di quelle presentate in Francia, e sempre meno di quelle presentate in Spagna. E dunque da escludere che la protezione speciale costituisca un fattore di attrazione per gli stranieri.
Albanesi e peruviani con più protezioni speciali
Meno che mai per quelli che arrivano sui barconi visto che, negli ultimi due anni, il maggior numero di protezioni speciali è stato concesso a persone provenienti dall’Albania, seguiti dai peruviani, immigrati che non arrivano dal mare.
“Tutti guardano solo i barconi e non alla rotta balcanica o alle decine di migliaia di persone che arrivano dal sudamerica in aereo e restano qua – dice Matteo Mauri che da sottosegretario all’Interno nel secondo governo Conte ha seguito l’introduzione della protezione speciale – dire che questo tipo di permesso è un unicum italiano è una bufala. Grandi Paesi europei, su tutti la Germania, si sono orientati proprio sul modello italiano che ora viene demolito per regolarizzare chi ha percorsi di integrazione avviati sul territorio. E sappiamo bene tutti che le persone a cui non riconosci la protezione non è che le rimandi nei Pesi d’origine visto che non ci sono gli accordi bilaterali necessari ai rimpatri. Quindi non fai altro che creare migliaia di irregolari sul territorio con tutto quello che comporta in termini di sicurezza e lavoro nero”.