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Le isole di plastica pullulano di vita. Così gli animali si adattano alla spazzatura nei mari

Tra i rifiuti del Pacifico si ritrovano specie che prima vivevano solo sulle coste. Nuovi accoppiamenti hanno anche formato specie inedite. I biologi dello Smithsonian pubblicano i risultati del loro campionamento su Nature.
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In vacanza sulle isole di plastica. Gli invertebrati che normalmente vivono sulle coste oggi popolano anche gli ammassi di rifiuti sparsi negli oceani. I biologi marini del Centro di ricerca ambientale Smithsonian sono andati a scandagliare il Great Pacific Garbage Patch, o grande isola di spazzatura del Pacifico, trovandola pullulante di vita. I risultati della loro esplorazione sono pubblicati su Nature Ecology & Evolution.

Le isole di plastica sono aree degli oceani vicine ai tropici in cui le correnti accumulano e intrappolano i nostri detriti. Quella del Pacifico è la più grande e più inquinata. Si estende per una ventina di milioni di chilometri quadri e contiene, secondo i ricercatori dello Smithsonian, 79mila tonnellate di rifiuti di plastica. Nel loro elenco compaiono bottiglie, reti da pesca, cassette per il pescato, oggetti domestici come vasi da fiori e stampelle, boe, secchi e corde.

In vacanza sulle isole di plastica. Gli invertebrati che normalmente vivono sulle coste oggi popolano anche gli ammassi di rifiuti sparsi negli oceani. I biologi marini del Centro di ricerca ambientale Smithsonian sono andati a scandagliare il Great Pacific Garbage Patch, o grande isola di spazzatura del Pacifico, trovandola pullulante di vita. I risultati della loro esplorazione sono pubblicati su Nature Ecology & Evolution.

Le isole di plastica sono aree degli oceani vicine ai tropici in cui le correnti accumulano e intrappolano i nostri detriti. Quella del Pacifico è la più grande e più inquinata. Si estende per una ventina di milioni di chilometri quadri e contiene, secondo i ricercatori dello Smithsonian, 79mila tonnellate di rifiuti di plastica. Nel loro elenco compaiono bottiglie, reti da pesca, cassette per il pescato, oggetti domestici come vasi da fiori e stampelle, boe, secchi e corde.

Quel che noi chiamiamo spazzatura, però, per alcuni organismi marini può diventare un’occasione per fare una crociera o cambiare definitivamente casa. L’idea dello studio era nata dopo lo tsunami in Giappone del 2011. Negli anni successivi molti detriti dell’onda distruttiva approdarono alle Hawaii e in Nordamerica, con a bordo alcune specie di organismi provenienti dall’arcipelago.

La plastica, materiale stabile e duraturo, offre agli animali un evidente vantaggio come sistemazione di lungo periodo. Nel 98% dei campioni di rifiuti analizzati, scrive Nature, i biologi americani hanno trovato organismi viventi. Nel 70% erano specie che normalmente vivono lungo le coste: soprattutto piccoli artropodi e molluschi. A bordo delle loro navi di plastica, questi organismi avevano viaggiato per migliaia di chilometri, adattandosi perfettamente al nuovo ambiente.

Sulle reti da pesca – il loro habitat preferito in mezzo al mare – le comunità dell’isola di spazzatura hanno imparato a riprodursi, fondando colonie che i ricercatori hanno battezzato “neopelagiche”: cioè adattatesi di recente al mare aperto. Alcuni invertebrati parenti delle meduse e alcuni crostacei provenienti dalla costa sono anche riusciti ad accoppiarsi con i loro parenti marini, dando vita a nuove specie ibride.