Cronaca

È scontro sui migranti. Il doppio no al governo di Comuni e Regioni

È scontro sui migranti. Il doppio no al governo di Comuni e Regioni
(ansa)
Da Milano a Napoli, la lettera dei sindaci: “Preoccupati, le proposte dell’esecutivo minano i diritti”. E i governatori di centrosinistra bocciano il commissario all’emergenza: “È mancato il dialogo"
2 minuti di lettura

Due no. No all'abolizione della protezione speciale. No alla nomina del commissario Valerio Valenti. La doppia rivolta sui migranti cova nella pancia del Pd. E nello stesso giorno i sindaci dem di sei grandi città, benedetti da Elly Schlein, chiedono via lettera al governo di fermarsi sul dl Cutro. E i presidenti delle quattro Regioni governate dal centrosinistra (più la Valle d'Aosta a trazione progressista) bocciano il commissariamento dell'esecutivo sulla gestione dell'accoglienza.

Da Roma a Milano, da Bologna a Torino, da Firenze a Napoli, i primi cittadini del Pd hanno scritto nero su bianco di essere "molto preoccupati per le proposte relative alle modifiche all'unico sistema di accoglienza migranti effettivamente pubblico, strutturato, non emergenziale che abbiamo in Italia". E all'esecutivo hanno chiesto di fermarsi sul dl Cutro che oggi torna in Commissione e domani dovrebbe arrivare in Aula al Senato. La maggioranza ha serrato i ranghi. Ma sarà battaglia. Dentro e fuori, con le associazioni in piazza.

È l'ultimo appello quello di Roberto Gualtieri, Beppe Sala, Gaetano Manfredi, Stefano Lo Russo, Matteo Lepore, Dario Nardella: fermarsi sulla cancellazione della protezione speciale, "presente in quasi tutti i Paesi dell'Europa occidentale" al contrario di quel che dice Matteo Salvini, perché la sua abolizione procurerebbe "una costante lesione dei diritti individuali e innumerevoli difficoltà", condannando all'illegalità migliaia di persone.

Fermarsi almeno "sull'esclusione dei richiedenti asilo dal Sai", sistema che andrebbe invece rafforzato, mentre i Cas li vorrebbero "trasformati in hub di prima accoglienza" da cui far passare i migranti prima di trasferirli "in modo rapido" al sistema dell'accoglienza. Fermarsi sul pensare l'immigrazione con la logica "dell'emergenza" e ripensare le vie legali a partire dalla "regolarizzazione e l'integrazione di chi è già in Italia, anche attraverso il ricorso allo ius scholae".

Ma non è il solo fronte aperto dai dem. L'altro, che si tiene insieme, è quello dei governatori. Perché anche la nomina di Valerio Valenti, attuale capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Viminale, è diventata un caso politico. Emilia Romagna, Toscana, Campania, Puglia e Valle d'Aosta hanno respinto l'ordinanza del capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, che nel dichiarare lo stato di emergenza per "l'eccezionale incremento dei flussi migratori dal Mediterraneo" ha indicato l'ex prefetto trapanese a capo del "controllo dell'immigrazione".

Un commissario a metà. Anzi a tre quarti. Perché ora, oltre alla somma del tutto insufficiente al momento a disposizione (5 milioni di euro), potrà gestire la prima e seconda accoglienza, coordinando l'ampliamento della rete di hotspot e centri Sai, la sistemazione in strutture provvisorie e il successivo trasferimento dei migranti in 15 Regioni. Escluse le cinque di centrosinistra che tra l'altro, al netto della Valle d'Aosta, hanno grossi problemi di gestione. L'Emilia Romagna è tra i territori con più migranti nei centri, seconda solo alla Lombardia. Toscana e Campania sono al sesto e settimo posto. La Puglia al decimo.

"Un assurdo no ideologico delle Regioni rosse", commenta la Lega. "Non è affatto un colpo di testa il nostro, ma il risultato dell'assenza di confronto con l'esecutivo che va avanti, per loro responsabilità, da mesi - replica Igor Taruffi, assessore al Welfare dell'Emilia Romagna - Il commissario non è la risposta. Anzi, si rischia di non dare una soluzione adeguata e dignitosa alle persone che dobbiamo accogliere e al sistema di accoglienza". Cosa accadrà ora? "Andremo avanti come abbiamo fatto finora", senza procedure straordinarie né altri stanziamenti, insomma, "avendo dimostrato di farcela", rivendica il presidente toscano, Eugenio Giani, che racconta: "Intesa vuol dire discutere. Il piano ci è stato dato da un'ora all'altra. E manca del tutto di una programmazione per unire accoglienza e integrazione".