Fino a 450 mila morti nel 2050 in Italia. L’antibiotico resistenza, e le infezioni legate all’assistenza, sono già gravissimi problemi ma in futuro, anche secondo l’Oms, diventeranno un’emergenza. Secondo un recente studio inglese, nel mondo si arriverà a 10 milioni di vittime l’anno. Su Lancet l’anno scorso è stato pubblicato uno studio in base al quale questa previsione è ottimistica. Soltanto nel 2019, infatti, sarebbero stati 1,2 i milioni i decessi nel mondo provocati dalla resistenza agli antibiotici che ha reso impossibile la cura delle infezioni. Il dato è paragonabile a quello di malaria e Aids messe insieme. Se poi si prendono in considerazione anche i decessi associati alla resistenza, e non solo quelli direttamente correlati, i numeri sono ancora più alti. Tra l’altro l’Italia, probabilmente anche per l’età media avanzata dei suoi cittadini, è molto colpita, con quasi un terzo dei morti di tutta Europa.
Il nostro Paese ha un Piano nazionale di contrasto all’antimicrobico resistenza. Per promuovere politiche ancora più forti dedicate allo studio del fenomeno e ai modi per affrontarlo nasce l’Osservatorio nazionale sull’antimicrobico resistenza. L’idea dei fondatori è di istituire una struttura permanente che tenga sotto controllo l’andamento dell’epidemiologia e proponga anche linee guida sanitarie e iniziative di comunicazione ed educazione, per sensibilizzare sia i cittadini che il personale sanitario sui comportamenti più appropriati per affrontare il problema.
A presiedere l’Osservatorio è Walter Ricciardi, ordinario di Igiene alla Cattolica di Roma, il direttore è Alessandro Solipaca, che dirige l’Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni sempre della Cattolica. Ci sarà un centro studi, che raccoglierà dati dalle Regioni e a livello nazionale per conoscere l’incidenza del problema e tra l’altro l’appropriatezza nel consumo degli antibiotici. Il Centro studi farà anche raccomandazioni. Ci sarà poi un Comitato scientifico di esperti e verranno creati 21 centri di riferimento regionali.
Nei giorni scorsi l’Ecdc, il Centro europeo per il controllo delle malattie e l’ufficio europeo dell’Oms hanno pubblicato il secondo rapporto sull’antimicrobico resistenza in Europa. Tra le altre cose, si è segnalato come il fenomeno dell'antibiotico-resistenza ha un impatto maggiore nei Paesi dell'Europa meridionale e orientale. Dal rapporto emergono anche gli effetti contrastanti di Covid-19 sull'antibiotico-resistenza: “Durante i primi due anni di pandemia è stato osservata una forte riduzione nel consumo totale di anticorpi per uso sistemico soprattutto nella comunità. I cambiamenti sono stati meno consistenti negli ospedali, con un aumento del consumo di antibiotici di ultima scelta”. Inoltre, i ritardi nella diagnosi e nel trattamento dovuti alla pandemia potrebbe aver portato a un maggior numero di trattamenti “a più alto rischio di infezioni con batteri resistenti”. Effetto analogo può avere avuto l'alto ricorso alle terapie intensive correlato a Covid-19. “Dal momento che continuano a emergere batteri resistenti agli antibiotici, sono necessari ulteriori sforzi per migliorare le pratiche di prevenzione e controllo delle infezioni, ridurre l'uso non necessario di antimicrobici, progettare e attuare programmi di gestione antimicrobica e garantire un'adeguata capacità di analisi microbiologica”. Ha detto Dominique Monnet, a capo della sezione dell'Ecdc dedicata alla resistenza antimicrobica e alle infezioni ospedaliere.