Il sequestro di due tonnellate di droga in Sicilia: una quantità sufficiente a rifornire tutte le grandi città per un mese
di Salvo Palazzolo , di Salvo PalazzoloPALERMO - "Tanta droga era destinata non certo solo al mercato locale", dice il generale Cosimo Di Gesù, il comandante della regione Sicilia della Guardia di finanza, "si può ipotizzare che fosse per il mercato nazionale, e forse anche per qualche Paese straniero". Gli investigatori di Catania hanno fatto una stima: con due tonnellate di cocaina purissima si possono ricavare 6 milioni di dosi, anche 8 se viene tagliata in maniera "più sporca". Una quantità di sostanza stupefacente che può soddisfare la richiesta di tutte le grandi città italiane, per qualche mese "Una quantità enorme", ribadisce il generale Di Gesù, "di quelle che negli ultimi anni abbiamo sequestrato alla 'ndrangheta. Invece, adesso, la ritroviamo in un contesto siciliano. E questo deve far riflettere sul rinnovato protagonismo di Cosa nostra, che punta a ritornare agli antichi fasti criminali, prima che il monopo…
PALERMO - "Tanta droga era destinata non certo solo al mercato locale", dice il generale Cosimo Di Gesù, il comandante della regione Sicilia della Guardia di finanza, "si può ipotizzare che fosse per il mercato nazionale, e forse anche per qualche Paese straniero". Gli investigatori di Catania hanno fatto una stima: con due tonnellate di cocaina purissima si possono ricavare 6 milioni di dosi, anche 8 se viene tagliata in maniera "più sporca". Una quantità di sostanza stupefacente che può soddisfare la richiesta di tutte le grandi città italiane, per qualche mese "Una quantità enorme", ribadisce il generale Di Gesù, "di quelle che negli ultimi anni abbiamo sequestrato alla 'ndrangheta. Invece, adesso, la ritroviamo in un contesto siciliano. E questo deve far riflettere sul rinnovato protagonismo di Cosa nostra, che punta a ritornare agli antichi fasti criminali, prima che il monopolio dei traffici internazionali di droga fosse assunto dai calabresi".
Il comandante regionale mettesul tavolo dell'analisi anche un altro dato: "Il 2 febbraio, sull'autostrada verso Palermo, abbiamo sequestrato 12 tonnellate di tabacchi lavorati esteri, che erano a bordo di un autoarticolato con targa bulgara, uno dei più grandi sequestri mai fatti in Sicilia. Segno di un interesse della criminalità organizzata anche su questo versante". Sono tutti pericolosi segnali di riorganizzazione delle cosche siciliane, in un momento davvero particolare: l'arresto di Matteo Messina Denaro è stato un grande successo per la lotta alla mafia, "ma non è la fine di Cosa nostra" ripetono i pm di Palermo. All'orizzonte, c'è il ritorno dei vecchi clan, quelli che i mafiosi corleonesi di Riina e Provenzano avevano scalzato all'inizio degli anni Ottanta. Alcuni boss sono arrivati dagli Stati Uniti, dopo un lungo esilio, all'indomani della morte di Totò Riina, nel 2017. E sono tornati con capitali mai sequestrati, che adesso sono il volano per nuovi affari.
"Le nostre indagini ci dicono di un rinnovato protagonismo dei clan siciliani - ribadisce il generale Di Gesù - nei rapporti con il Sud America e con il Nord Africa, regione dove il traffico di tabacchi lavorati esteri si mischia con il traffico di migranti". Di più al momento gli investigatori non dicono, ma è chiaro che l'allerta rimane alta in Sicilia: "Quella quantità di droga sequestrata - conclude l'investigatore esperto - poteva essere anche essere l'occasione per affari con altre mafie".