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Palamara, cade la corruzione: “Patteggio ma sono innocente”

La nuova accusa per l'ex pm radiato dalla magistratura è traffico di influenze. Il procuratore Raffaele Cantone: “Non cambia nulla”. Udienza fissata al 16 maggio  
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PERUGIA - La corruzione cade, lui è pronto a patteggiare. Condanna lieve imposta dallo "sconto": un anno appena. Ma alza le mani. "Io non ammetto nulla, resto innocente". Ovvero, la ripartenza secondo Palamara. Che ora potrebbe non trovare più ostacoli per una candidatura di livello. L'ex pubblico ministero romano ed ex membro del Consiglio Superiore, Luca Palamara, l'unico caso di ex presidente dell'Anm radiato dalla magistratura, la toga che nel 2019 fu travolta dalle cene all'hotel Champagne con politici e colleghi, non è più imputato per corruzione. Nel processo principale in corso a Perugia, infatti, quello legato ai rapporti con l'imprenditore Fabrizio Centofanti (anche quest'ultimo ha patteggiato, a suo tempo) che lo vede sotto accusa con Adele Attisani, l'accusa più grave è derubricata, su richiesta della Procura, all'ipotesi meno pesante di "traffico di influenze". Sotto la…

PERUGIA - La corruzione cade, lui è pronto a patteggiare. Condanna lieve imposta dallo "sconto": un anno appena. Ma alza le mani. "Io non ammetto nulla, resto innocente". Ovvero, la ripartenza secondo Palamara. Che ora potrebbe non trovare più ostacoli per una candidatura di livello. L'ex pubblico ministero romano ed ex membro del Consiglio Superiore, Luca Palamara, l'unico caso di ex presidente dell'Anm radiato dalla magistratura, la toga che nel 2019 fu travolta dalle cene all'hotel Champagne con politici e colleghi, non è più imputato per corruzione. Nel processo principale in corso a Perugia, infatti, quello legato ai rapporti con l'imprenditore Fabrizio Centofanti (anche quest'ultimo ha patteggiato, a suo tempo) che lo vede sotto accusa con Adele Attisani, l'accusa più grave è derubricata, su richiesta della Procura, all'ipotesi meno pesante di "traffico di influenze". Sotto la lente c'erano viaggi, regali, e lavori di ristrutturazione. La stessa sorte seguirà anche il secondo procedimento avviato - sempre per corruzione - dallo stesso ufficio guidato dal procuratore Raffaele Cantone.

Il meccanismo è semplice: cancellata la corruzione, la pena cala, Palamara può accedere al rito alternativo che prevede un "patto" con il pm: pene più basse in cambio della cancellazione del processo. Gli avvocati di Palamara, Benedetto Buratti e Roberto Rampioni, hanno depositato non a caso la richiesta a un anno di carcere (quindi: pena sospesa), c'è l'accordo con i pm. Tra un mese, si attende la pronuncia del Tribunale. Ma entrambi i filoni dovrebbero chiudersi entro l'estate.

"Non ci fu alcuna corruzione", sottolinea adesso Palamara. "Accedo ai riti alternativi solo per liberarmi dal fardello dei processi - puntualizza lui - Non ammetto nulla, non riconosco alcuna forma di mia colpevolezza, lo faccio solo per ragioni personali e processuali". Mentre il procuratore Raffaele Cantone, presente in aula con i suoi sostituti, chiarisce che "il traffico di influenza rientra comunque tra i reati contro la pubblica amministrazione, e la nuova formulazione non cambia il quadro investigativo acquisito negli anni dall'ufficio". Poi spiega la ratio che ha portato alla rideterminazione: "La scelta dell'ufficio è in linea con lo spirito della recente riforma Cartabia: così possono rapidamente definirsi due procedimenti di particolare complessità, che avrebbero significativamente impegnato l'ufficio inquirente e quello giudicante nei prossimi anni". Ha pesato anche la lentezza con cui un piccolo Tribunale poteva affrontare un tale dibattimento.

L'udienza è fissata ora dal tribunale per il 16 maggio. Se tutto andrà come previsto, Palamara centra due obiettivi che gli stanno molto a cuore . Da un lato potrebbe provare a rimettere in discussione la radiazione dalla magistratura: anche se il processo disciplinare che potrà - con maggior fortuna - accarezzare il progetto di una candidatura: altrimenti impossibile con quell'imputazione più pesante. Anche perché a spianargli la strada è intervenuta, solo un mese fa, la circolare del Guardasigilli Nordio che - su parere del ministro dell'Interno Piantedosi, a sua volta sorretto all'avvocatura dello Stato - ha reinterpretato la legge Severino, escludendo dall'incandidabilità, tra coloro che si sono macchiati di reati contro la pubblica amministrazione, anche i condannati via patteggiamento.