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Cuzzocrea, presidente dei rettori: "Urgente frenare l’emorragia di iscrizioni. Lanceremo l'Erasmus italiano"

Salvatore Cuzzocrea 
Il capo dei rettori e l'inverno demografico degli atenei: "Tra le parole d'ordine c'è l'internazionalizzazione. Ma tra un paio di mesi vorrei anche lanciare un progetto pilota per permettere agli studenti di fare un'esperienza temporanea in un altro ateneo, restando però in Italia"
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L'inverno demografico rischia di portare un deserto bianco anche nelle università. Professor Salvatore Cuzzocrea, da presidente della Crui e rettore di Messina, è preoccupato?

"Sono preoccupato come cittadino. Con la Crui stiamo lavorando per frenare l'abbandono e ridurre l'emorragia di iscrizioni cercando di rafforzare il ruolo dell'università in Italia e all'estero".

Quale strategia ha in mente la Crui?                                                                 

"Tra le parole d'ordine c'è senz'altro l'internazionalizzazione. Ma tra un paio di mesi vorrei anche lanciare un proge…

L'inverno demografico rischia di portare un deserto bianco anche nelle università. Professor Salvatore Cuzzocrea, da presidente della Crui e rettore di Messina, è preoccupato?

"Sono preoccupato come cittadino. Con la Crui stiamo lavorando per frenare l'abbandono e ridurre l'emorragia di iscrizioni cercando di rafforzare il ruolo dell'università in Italia e all'estero".

Quale strategia ha in mente la Crui?                                                                 

"Tra le parole d'ordine c'è senz'altro l'internazionalizzazione. Ma tra un paio di mesi vorrei anche lanciare un progetto pilota per il cosiddetto Erasmus italiano".

Una proposta di cui si parla da qualche anno, di che si tratta?

"Un'esperienza temporanea in un altro ateneo, restando però in Italia. Ad esempio: se uno studente di Messina non trova nel proprio corso di laurea magistrale quel che invece c'è al Politecnico di Milano, può trascorrere lì sei mesi o un anno di studio, senza lasciare la propria università e la propria città. Alla fine si ha una sorta di laurea congiunta che ha vantaggi economici e territoriali e permette un percorso di altissimo livello".

Quali sono i vantaggi?

"Anzitutto per gli studenti, quello di restare nel proprio ateneo d'origine senza l'aggravio per le famiglie di un alloggio altrove, ricevendo al tempo stesso quelle nozioni e conoscenze pratiche che di solito spingono a iscriversi altrove. È un modello utile anche al sistema universitario, per uniformare al rialzo la qualità dell'offerta formativa e garantire lo stesso livello di insegnamento e di organizzazione dei corsi".

Proprio le università del Sud Italia rischiano maggiormente di scomparire. Come altro evitarlo?

"Le università al Sud sono spesso l'unico ascensore sociale e l'unico volano economico per il territorio, per questo stiamo lavorando sull'housing studentesco, sui campus e sul patto tra atenei del Mezzogiorno stesso: le università di Marche e Umbria ragionano in maniera unica, Sicilia e Calabria collaborano sulla ricerca, sull'innovazione tecnologica, sulla partnership per i fondi del Pnrr. Non è una gara a chi immatricola di più".

Resta il tema: se i diciannovenni in Italia sono sempre meno, gli immatricolati vanno trovati altrove...

"Qui entra in ballo l'internazionalizzazione, gli accordi fuori dai confini, i corsi di laurea in inglese che consentono non solo di dare un know how migliore ai nostri ragazzi ma anche di favorire le iscrizioni di giovani da Paesi europei o extra europei".

La formazione tecnica è un altro bacino di possibili matricole?

"Certamente. Ho appena dato la delega al rettore di Bergamo, Sergio Cavalieri, per studiare un percorso comune alle Academy che unisca alla parte pratica e laboratoriale tipica degli Its la formazione universitaria di alta qualità".

Poi ci sono i corsi. Come si guarda avanti per attrarre gli iscritti?

"Informatica, Intelligenza artificiale, ingegneria bio-medica, studi sui cambiamenti climatici, certamente. Se il sistema universitario risponde alle esigenze del momento può essere una risorsa momentanea utile. Ma noi dobbiamo avere una visione a lungo termine: chi si iscrive oggi uscirà tra cinque anni, se non di più. La priorità dunque è creare lauree multidisciplinari. Non si può dire solo "adesso faccio il boom di immatricolati", bisogna pensare al futuro dei ragazzi e alle esigenze del Paese".