Migranti, le Ong portano il governo in tribunale: "Porti di sbarco assegnati troppo lontani"
di Alessia Candito , di Alessia Candito“Le leggi internazionali prevedono che i naufraghi non solo sbarchino in un porto sicuro, ma ci arrivino anche in sicurezza. Cinque giorni di navigazione con il mare agitato da forti venti orientali non lo sono”. Toccherà ancora una volta ai magistrati decidere se e in che misura sia legittimo individuare un approdo distante migliaia di miglia e giorni di navigazione come unico “porto sicuro” per i naufraghi soccorsi da navi umanitarie.
A interrogare al riguardo il tribunale civile di Roma sono le Ong Sos Humanity, Mission Life-line e Sea Eye, che hanno presentato un ricorso dopo l’ordine di far rotta verso Ravenna arrivato a Humanity1 dopo l’unico salvataggio effettuato. Non si tratta della prima volta che una nave umanitaria viene costretta a risalire, tutta o quasi, la penisola prima di poter far sbarcare i naufraghi soccorsi.
Tuttavia nell’ultimo mese, forse complici anche gli innumerevoli ricorsi presentati dagli equipaggi costre…
“Le leggi internazionali prevedono che i naufraghi non solo sbarchino in un porto sicuro, ma ci arrivino anche in sicurezza. Cinque giorni di navigazione con il mare agitato da forti venti orientali non lo sono”. Toccherà ancora una volta ai magistrati decidere se e in che misura sia legittimo individuare un approdo distante migliaia di miglia e giorni di navigazione come unico “porto sicuro” per i naufraghi soccorsi da navi umanitarie.
A interrogare al riguardo il tribunale civile di Roma sono le Ong Sos Humanity, Mission Life-line e Sea Eye, che hanno presentato un ricorso dopo l’ordine di far rotta verso Ravenna arrivato a Humanity1 dopo l’unico salvataggio effettuato. Non si tratta della prima volta che una nave umanitaria viene costretta a risalire, tutta o quasi, la penisola prima di poter far sbarcare i naufraghi soccorsi.
Tuttavia nell’ultimo mese, forse complici anche gli innumerevoli ricorsi presentati dagli equipaggi costretti a percorrere migliaia di miglia prima di poter toccare terra, diverse navi ong sono state spedite verso porti pugliesi o campani. Assegnazioni che sembravano una sorta di compromesso fra la determinazione del governo Meloni a negare alla flotta civile i più vicini porti siciliani, come chiesto dalle Ong che fanno soccorso in mare, e le lunghe traversate obbligate che hanno accompagnato l’approvazione del Decreto Piantedosi.
Le nuove restrizioni
Da qualche settimana, mentre il nuovo decreto Cutro smantella la protezione speciale, si è tornati alla linea dura anche in mare. Prima è toccato a Life Support, la nave di Emergency, navigare per quasi tre giorni per raggiungere Marina di Carrara, adesso è Humanity1 a essere costretta a una traversata ancora più lunga.
“A bordo le persone erano stremate da anni di viaggio, dalla Libia e dalla traversata in mare. Assegnare un porto lontano non solo viola le convenzioni internazionali sul diritto del mare - ha denunciato il capomissione di Emergency Emanuele Nannini dopo lo sbarco - ma è anche una crudeltà verso i naufraghi: persone che avevano il diritto di essere portate a terra il prima possibile”. Il motivo di tali assegnazioni, allo stato è impossibile da conoscere. "Abbiamo fatto richiesta di accesso agli atti - spiega Alessandro Bertani, vicepresidente di Emergency - ma ci è stato negato per motivi di 'sicurezza e difesa nazionale'. Adesso toccherà al Tar decidere quanto sia legittima non solo l'assegnazione di porti così lontani, ma anche la mancata risposta del ministero al riguardo".
"Porto a Ravenna, assegnazione contraria alle leggi internazionali"
Nel frattempo sulle navi tocca misurarsi con le conseguenze concrete di tali decisioni. E a bordo di Humanity1 sono preoccupati. I sessantanove naufraghi sono stati soccorsi in condizioni difficili, fra onde di due metri e forte vento. Sono sessantanove, fra loro ci sono anche una quindicina di adolescenti, “una persona era già priva di sensi quando l’abbiamo soccorsa, molti soffrivano di ipotermia, sono tutti deboli, stanchi, provati”. Ma per loro ci sono ancora quasi cinque giorni di mare da affrontare. “Ravenna, dista oltre 1.600 km dalla posizione della nave al momento del soccorso. La lunga navigazione che ci viene imposta, nonostante altri porti siano molto più vicini, rischia di peggiorare le condizioni dei già vulnerabili sopravvissuti”, denunciano da SosHumanity. E – ne sono convinti – non solo è ingiusta e illogica, ma anche illegittima perché “non conforme al diritto marittimo internazionale, secondo cui un porto sicuro deve essere assegnato con una deviazione minima dal viaggio della nave" e impone ai centri di coordinamento dei soccorsi responsabili di "fare in modo che lo sbarco sia effettuato non appena ragionevolmente possibile".
Tutte questioni che adesso l’Ong insieme a Sea Eye e Mission Life-line, nei mesi scorsi allo stesso modo costrette a percorrere migliaia di miglia prima di poter sbarcare, ha portato all’attenzione dei magistrati romani, che al pari di altre toghe – interrogate al riguardo da altre Ong – dovranno decidere se e in che misura la linea dura del governo sia giuridicamente legittima.
I precedenti: governo Meloni bocciato a Catania
In passato, Humanity ha già trascinato il governo Meloni in tribunale per lo "sbarco selettivo" dei naufraghi imposto per decreto all'Ong a Catania. Un provvedimento "totalmente illegittimo" per la giudice Marisa Acagnino perché ha impedito "in modo discriminatorio il diritto al salvataggio e l’accesso alla procedura di asilo". A metterci una pezza sono stati i medici, che nel giro di qualche giorno hanno ordinato lo sbarco di tutti i naufraghi bloccati su Humanity1 e Geo Barents di Msf. Ma “se non fosse cessata la materia del contendere, per l’avvenuto sbarco, il ricorso sarebbe stato accolto con conseguente condanna dei ministeri”. Le norme internazionali - si ricordava in quella sentenza - impongono "di promuovere l’istituzione, l’attivazione e il mantenimento di un adeguato ed effettivo servizio di ricerca e soccorso in mare". E l’Italia, sottolineavano dall’Ong Humanity, "sta attualmente violando proprio questo obbligo con le nuove restrizioni imposte alle Ong".