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"Senza matematica non c'è sviluppo economico". E l'Italia arranca: dalle medie ai licei è superata da quasi tutti i Paesi industrializzati

Le necessità dell'economia e del business richiedono conoscenze adeguate: ma un diplomato su due nel nostro Paese è indietro. Per correre ai ripari il governo nel disegno di legge Competitività ha deciso di inserire l'Educazione finanziaria nei programmi di Educazione civica delle scuole a partire dal prossimo anno
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Senza competenze matematiche della popolazione non c'è sviluppo economico. E l'Italia arranca, anche con i diplomati dei licei. Del legame tra "capacità di far di conto" e impulso alla crescita economica è convinto il premier britannico Rishi Sunak, che lancia un piano contro la cultura anti-matematica a scuola nel Regno Unito. Qualche giorno fa a Londra, di fronte a una platea di studenti, insegnanti e manager, il leader dei Tory (il Partito conservatore) e capo del governo ha formalizzato l'impegno di potenziare le conoscenze e le competenze matematiche tra i propri cittadini, a partire dagli alunni delle scuole, perché altrimenti la crescita economica del Paese ne risentirà. In cantiere c'è una riforma che renderà obbligatorio lo studio della matematica fino al 18° anno di età. "Più matematica nelle scuole", scrive l'Ansa, "per rendere la formazione culturale del Paese pi…

Senza competenze matematiche della popolazione non c'è sviluppo economico. E l'Italia arranca, anche con i diplomati dei licei. Del legame tra "capacità di far di conto" e impulso alla crescita economica è convinto il premier britannico Rishi Sunak, che lancia un piano contro la cultura anti-matematica a scuola nel Regno Unito. Qualche giorno fa a Londra, di fronte a una platea di studenti, insegnanti e manager, il leader dei Tory (il Partito conservatore) e capo del governo ha formalizzato l'impegno di potenziare le conoscenze e le competenze matematiche tra i propri cittadini, a partire dagli alunni delle scuole, perché altrimenti la crescita economica del Paese ne risentirà. In cantiere c'è una riforma che renderà obbligatorio lo studio della matematica fino al 18° anno di età. "Più matematica nelle scuole", scrive l'Ansa, "per rendere la formazione culturale del Paese più adeguata ai tempi e più completa, ma anche per rispondere alle necessità dell'economia e del business". E in Italia? Le cose non sembrano andare bene.

I dati nazionali

Se lo sviluppo economico di una nazione è legato alle conoscenze e alla competenze matematiche dei propri cittadini, il nostro Paese deve porsi più di qualche interrogativo. Anche perché in un mondo sempre più tecnologico la lettura di un grafico e la decodifica di semplici concetti matematici diventano abilità necessarie per comprendere il mondo che ci circonda. E la base per inserirsi nel mondo del lavoro. Basti pensare alle nozioni di base dell'economia e della finanza che il governo Meloni, lo scorso 11 aprile, con il disegno di legge Competitività ha fatto rientrare nei programmi di Educazione civica.

"In questo modo", spiegano dal Miur, "in un'ottica interdisciplinare e trasversale, acquisiscono centralità nel percorso formativo la finanza, il risparmio e l'investimento, con l'obiettivo di rendere i ragazzi cittadini consapevoli, capaci di partecipare pienamente alla vita economica del Paese". Ma gli ultimi risultati dei test Invalsi ci dicono che c'è ancora molto da lavorare. A livello di terza media, più di un terzo dei ragazzini diplomati nel mese di giugno del 2022 mostra competenze in Matematica di basso o bassissimo livello.

E procedendo verso gli anni successivi le cose addirittura peggiorano, perché le lacune si accumulano e gli studenti fanno sempre più fatica a districarsi fra concetti di geometria, algebra e analisi matematica. Nel corso della scorsa tornata di test Invalsi, quasi un diplomato su due (il 48,4%) non ha raggiunto il livello minimo di competenze matematiche atteso per il livello conclusivo della scuola superiore. Di questa percentuale, quasi un quarto delle studentesse e degli studenti, il 23,7%, ha mostrato un livello così basso da risultare indietro di un intero ciclo scolastico: il loro livello di competenze matematiche è quello atteso per i diplomati di terza media. E nei tecnici e nei professionali la situazione è addirittura drammatica: nel primo caso, più di sei diplomati su dieci sono usciti con scarse competenze matematiche, percentuale che sale all'83% per coloro che hanno conquistato un diploma professionale.

Il confronto internazionale

A sondare le competenze matematiche dei quindicenni di mezzo mondo è il test internazionale Ocse-Pisa, che misura anche le competenze in lettura e scienze. L'ultima tornata di cui sono stati pubblicati i dati è quella relativa al 2018. Con 487 punti totalizzati, i quindicenni italiani si piazzano sotto Germania, Francia, Finlandia e, soprattutto, al di sotto di quasi tutti i Paesi europei industrializzati. E, secondo la nota italiana pubblicata dall'Invalsi, mostrano una situazione di grande fragilità i quindicenni meridionali e, ancora una volta, quelli che studiano presso gli istituti tecnici e professionali. "Gli studenti del Nord-Est, con un punteggio di 515, e quelli del Nord Ovest, con 514, ottengono risultati migliori in literacy matematica rispetto agli studenti del Centro (494), del Sud (458) e del Sud-Isole (445)", scrivono dall'Invalsi. "Gli studenti liceali (con 522 punti) ottengono risultati superiori a quelli degli studenti degli istituti tecnici (482), degli Istituti professionali (405) e della Formazione professionale (423)". E nel complesso peggiorano la loro performance rispetto al 2015, quando di punti ne totalizzarono 490.