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Lollobrigida: "Ripristinare il Comitato sulla caccia". Ma gli animalisti protestano: "È il prezzo pagato per l'alleanza elettorale tra i partiti di governo e i cacciatori"

Giovedì la Conferenza Stato-Regioni esprimerà il suo parere sulla possibilità di riportare in vita dopo 10 anni il Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale per gestire la fauna selvatica. Il progetto prevede tre rappresentanti dei cacciatori, nessun animalista, per l'Ispra un solo rappresentante. "Così non c'è democrazia"
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Più potere ai cacciatori e meno agli scienziati? Associazioni favorite ed altre escluse? In Italia sarà garantita la democrazia in ambito venatorio? Domande che in questi giorni di grande dibattito sul conflitto essere umano-animali e sulla questione della gestione della fauna selvatica, irrompono prepotentemente fra politici e addetti ai lavori in vista di giovedì 27 aprile quando la Conferenza Stato Regioni sarà chiamata a fornire il suo parere al Governo sulla ricostituzione del "Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale (Ctfvn)".

Attraverso una bozza di decreto il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida sta infatti portando avanti l…

Più potere ai cacciatori e meno agli scienziati? Associazioni favorite ed altre escluse? In Italia sarà garantita la democrazia in ambito venatorio? Domande che in questi giorni di grande dibattito sul conflitto essere umano-animali e sulla questione della gestione della fauna selvatica, irrompono prepotentemente fra politici e addetti ai lavori in vista di giovedì 27 aprile quando la Conferenza Stato Regioni sarà chiamata a fornire il suo parere al Governo sulla ricostituzione del "Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale (Ctfvn)".

Attraverso una bozza di decreto il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida sta infatti portando avanti l'idea di ricostituire un Comitato, dismesso a livello nazionale oltre dieci anni fa, per tentare di regolare una serie di problemi che riguardano la gestione della fauna selvatica, dalle indicazioni relative al contenimento (per esempio il caso cinghiali) sino all'esercizio dell'attività di caccia vera e propria.

L'idea di ricostituire il Comitato per farlo diventare in teoria la sede tecnico-scientifica più idonea nell'affrontare i problemi legati alla gestione della fauna selvatica, è indicata come una necessità da più fronti, ma con posizioni diametralmente opposte.

Da tempo le associazioni di cacciatori chiedono per esempio maggiore chiarezza sui famosi "pareri dell'Ispra" (come quello sulla vicenda dell'orsa JJ4 per esempio) relativi ad animali, abbattimenti, pericoli. Talvolta, questi pareri per lo più "obbligatori ma non vincolanti" sono quelli che permettono alle associazioni ambientaliste di portare davanti al Tar o ai tribunali amministrativi ricorsi e questioni tali da interrompere o fermare momentaneamente l'attività venatoria e da tempo, buona parte dei principali associati ai gruppi di caccia italiani - come si può leggere fra forum e dichiarazioni - chiedono che a comandare non sia più "lo strapotere dell'Ispra" nelle decisioni sulla caccia. Ecco perché, quando è uscita la bozza di decreto voluta dal ministro Lollobrigida, parte delle associazioni di cacciatori hanno esultato mentre ambientalisti, Verdi e Pd si sono detti estremamente preoccupati.

Il ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida (FdI) 

Nel tentativo di semplificare l'azione amministrativa il Decreto prevede più compiti per il Comitato Tecnico che però avrà una nuova composizione rappresentativa: un rappresentante designato dal Ministro dell'agricoltura, uno dal Ministro dell'ambiente, uno delle Regioni designato dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano; un altro delle Province designato dall'Unione delle Province d'Italia; un rappresentante dell'Ispra (Istituto Superiore per la protezione e ricerca ambientale); tre rappresentanti delle Associazioni venatorie nazionali riconosciute e  due rappresentanti delle Organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale.

A livello di competenze  "al Ctfvn saranno conferiti compiti di organo tecnico consultivi" si legge nei siti italiani di caccia specializzati e questo  "significa che viene notevolmente ridimensionato lo strapotere di Ispra nella determinazione di pareri che i Tar spesso fanno figurare come vincolanti. Ispra sarà solo uno dei diversi soggetti in campo, il compito di redigere un parere tecnico passerà dunque al Ctfvn, dopo un'attenta valutazione di tutti i dati presentati" scrive ad esempio il sito BigHunter.

Questa nuova composizione ha fatto infuriare non poco diversi attori. Per i Verdi Angelo Bonelli e Eleonora Evi si tratta di un sistema per tagliare fuori l'Ispra, che avrà un solo rappresentate, e togliere potere all'unica parte realmente scientifica del Comitato. "Con un colpo di mano il governo si appresta a mettere la sordina all'Ispra in tema di caccia alle specie selvatiche, lasciandone la gestione in mano a cacciatori e agricoltori", scrivono.

I due deputati spiegano che "la proposta del governo sul nuovo Ctfvn prevede che ne faccia parte solo un rappresentante dell'Ispra. Quindi si mette a tacere la scienza lasciando nelle mani di Governo e cacciatori le decisioni su caccia e fauna selvatica. Si esautora l'Ispra per volere dei cacciatori. Altro che tecnico scientifica, se passerà la proposta non potrà succedere più che il parere degli scienziati dell'ISPRA possano intervenire per, ad esempio, salvare una specie protetta dall'abbattimento come capitato nel caso dell'orsa JJ4. Questa norma è il prezzo pagato per l'alleanza elettorale tra i partiti di governo e i cacciatori", tuonano da Europa Verde promettendo interrogazioni parlamentari e sit-in di protesta a Palazzo Chigi giovedì in occasione della Conferenza Stato-Regioni.

Una proposta, quella contenuta nella bozza, che divide persino all'interno del mondo dei cacciatori. Per esempio Arcicaccia si schiera contro, perché di fatto indicando solo tre rappresentati del mondo venatorio "riconosciuto" nel Comitato, come ad esempio Fidc (Federazione italiana della caccia), Libera Caccia o Enalcaccia, altre rappresentanze verrebbero escluse dalle scelte.

 Se i Verdi puntano il dito contro il ridimensionamento "scientifico" nei pareri e del ruolo dell'Ispra, associazioni ambientaliste rimarcano come l'idea attuale sia priva della democrazia necessaria perché come scrive in un post il direttore generale Lipu, Danilo Selvaggi, "la legge prevede che ci siano quattro rappresentanti delle associazioni ambientaliste. Ebbene, il decreto del Ministro Lollobrigida ne prevede uno soltanto. Siamo sicuri che si tratti di una svista, o di qualche cattivo consiglio venatorio. Diversamente sarebbe un atto, oltre che illegittimo, di pura antidemocrazia e notevole gravità. Attendiamo fiduciosi la correzione".

Ancor più duro è infine il gruppo Pd in Commissione Agricoltura alla Camera, che in una nota - lasciando intendere possibili favoritismi  - accusa Lollobrigida di voler "ridimensionare le rappresentanze di agricoltori, cacciatori, ambientalisti, regioni e province in seno al Comitato. Chi deciderà a quel punto le presenze venendo meno una presenza plurale e rappresentativa? Sarà la logica degli amici di cordata a guidare le scelte? Per questo motivo come gruppo Pd abbiamo depositato una interrogazione, a firma Vaccari, Forattini, Marino, Rossi, per chiedere conto di una illogica procedura e per sapere i criteri e le motivazioni di una inopportuna valutazione".