Due naufragi in una manciata di ore a Lampedusa, chissà quanti sulla sponda Sud dove il mare restituisce trentaquattro corpi a Sabratha, in Libia, e trentuno a Sfax, Kerkennah e Mahdia in Tunisia. Si continua a morire nel Mediterraneo e solo grazie all'intervento di Astral, il veliero dell'ong Open Arms, si è evitata un'ulteriore tragedia. Quarantasette persone, incluso un neonato di 8 mesi e una donna incinta, sono state ripescate dall'acqua al largo di Lampedusa.
"Due naufragi, una decina di imbarcazioni alla deriva, due mayday di Frontex che arrivano dal cielo, chiamate radio, morti - commenta amaro Oscar Camps, il fondatore di Open Arm -Cronaca di un giorno qualunque nel Mediterraneo".
Tra ieri notte e il primo pomeriggio di oggi, due barchini in ferro si sono inabissati al largo dell'isola prima che arrivassero i soccorsi, trascinando con sé decine di persone. "Almeno venti", hanno raccontato i trentaquattro sopravvissuti alla tragedia di stanotte, solo dopo molte ore raggiunti da un peschereccio. Per un uomo, era già troppo tardi. Di lui, a Lampedusa è arrivato solo il cadavere.
Terrorizzati, stremati, i sopravvissuti sono stati accompagnati al molo dalla guardia Costiera, che ha raggiunto il peschereccio che per primo ha prestato soccorso. Sul molo, disperate diverse madri hanno implorato di non smettere di cercare. In mare sarebbero rimasti diversi bambini. Anche in mattinata è proseguita la ricerca dei dispersi, ma le speranze di trovare qualcuno in vita sono pochissime. E davanti all'isola c'è già un'altra tragedia.
Un barchino con decine di persone a bordo si è inabissato davanti alla Costa. Secondo quanto filtra, alla vista della motovedetta chi era a bordo ha iniziato a sbracciarsi per attirare l'attenzione e tanto è bastato perché l'acqua inondasse lo scafo, facendo affondare quel guscio di ferro arrugginito. Una giovane donna è morta, altri tre uomini adulti risultano dispersi.
Formalmente lo erano anche i trentaquattro che il mare ha restituito fra ieri e oggi a Sabratha, in Libia. "Per il secondo giorno consecutivo, dopo la segnalazione del naufragio di una imbarcazione nei pressi della costa di Sabratha, undici corpi sono stati recuperati e consegnati alle autorità municipali, portando a 34 il bilancio complessivo" informa la Croce rossa libica. Viaggiavano tutti su un gommone affondato al largo di Sabratha, ma quante persone fossero a bordo non si sa. E probabilmnete non si saprà mai. In Tunisia, la Guardia costiera ha recuperato le salme di trentuno persone, vittime di diversi naufragi. Anche in questo caso impossibile sapere quanti manchino all'appello.
Da gennaio al 19 aprile, secondo l'Oim, si è già preso almeno 537 vite solo nel corridoio del Mediterraneo centrale, dove per la prima volta da anni le vittime note della rotta tunisina hanno superato quelle della rotta libica. Una macabra contabilità già da aggiornare con le ultime 67 vittime accertate e i 23 dispersi. Ma sono sempre cifre approssimate per difetto, perché di molti naufragi si ha notizia solo dalle disperate ricerche di parenti e amici di chi è partito.
In tanti, sono stati trascinanti in fondo al mare dai pericolosissimi gusci di ferro, che partono dalla Tunisia. "Bare galleggianti", le definiscono in molti, ancor più instabili di canotti e vecchi barchini di legno con cui si attraversano le acque. Dopo quattro giorni di stop dovuti al maltempo, le partenze sono ricominciate.
In meno di ventiquattro ore, 21 sbarchi con 819 persone, 21 carrette del mare dunque intercettate al largo di Lampedusa e accompagnate al molo Favaloro. Fatta eccezione per una partita da Chebba, arrivano tutte da Sfax, diventato il principale porto di partenza per chi tenti di fuggire dalle vere e proprie persecuzioni che da mesi subiscono i migranti subsahariani.
Bollati dal presidente Kais Saied "persone non grate" e strumento di un presunto piano di "sostituzione etnica" mirato a "cambiare l'identità araba della Tunisia" dal 21 febbraio scorso hanno perso lavoro, diritti, documenti, case. Per molti, l'unica opzione è fuggire per mare appena il meteo lo concede.
Da ieri, Alarm Phone avvisa di barchini in difficoltà sulla rotta che dalla Tunisia punta verso la Sicilia, ma guardia di Finanza e guardia Costiera dell'isola faticano a rispondere a tutte le richieste d'aiuto. E nel Mediterraneo svuotato di navi civili di soccorso, l'unica speranza di chi si mette in mare è sperare che le "bare galleggianti" su cui lo attraversano tengano fino a destinazione.