Psichiatra uccisa, l'amica e collega: “L’ospedale era la sua vita. Veniva con la bici anche di notte. Mai avuto paura dei pazienti”
dal nostro inviato Michele Bocci , dal nostro inviato Michele BocciPISA - Non si faranno più le cenette tra colleghe, amiche da quando erano ragazze. Finite le confessioni fino a tardi sul lavoro e su una vita percorsa l'una accanto all'altra. Fine anche dei giri in bici su e giù per Pisa, delle passeggiate con i cani, del jogging. Con l'espianto degli organi di ieri tutto è finito e bisogna affrontare il grande mostro: l'assenza. Per Simona Emi è durissima. "Barbara era un vulcano, sempre in reparto, ci passava le giornate. Eravamo noi a volte a dire: vai via, vai a casa. Cosa vieni a fare? Smettila".
"Non aveva paura dei nostri pazienti"
Sugli occhi della dottoressa scendono le lacrime, da poco sono finiti i due minuti di silenzio davanti al luogo dove è stata uccisa Barbara Capovani, sua compagna del corso di specializzazione in psichiatria e poi sua primaria e commensale quando gli impegni davano tregua. "E la vuole sapere una cosa? Lei non aveva mai paura. Purtroppo, d…
PISA - Non si faranno più le cenette tra colleghe, amiche da quando erano ragazze. Finite le confessioni fino a tardi sul lavoro e su una vita percorsa l'una accanto all'altra. Fine anche dei giri in bici su e giù per Pisa, delle passeggiate con i cani, del jogging. Con l'espianto degli organi di ieri tutto è finito e bisogna affrontare il grande mostro: l'assenza. Per Simona Emi è durissima. "Barbara era un vulcano, sempre in reparto, ci passava le giornate. Eravamo noi a volte a dire: vai via, vai a casa. Cosa vieni a fare? Smettila".
"Non aveva paura dei nostri pazienti"
Sugli occhi della dottoressa scendono le lacrime, da poco sono finiti i due minuti di silenzio davanti al luogo dove è stata uccisa Barbara Capovani, sua compagna del corso di specializzazione in psichiatria e poi sua primaria e commensale quando gli impegni davano tregua. "E la vuole sapere una cosa? Lei non aveva mai paura. Purtroppo, dico adesso. Andava e veniva dal reparto anche di notte, se necessario. Lo diceva, era convinta che le persone che curiamo ogni giorno siano innocue. E infatti non l'ha uccisa un vero paziente. Quelli sì che non sono pericolosi. L'ha uccisa una bestia che non ha una patologia ma un disturbo della personalità".
Dall'ospedale di Santa Chiara si vede la cupola del Battistero in piazza dei Miracoli. È una struttura a padiglioni vecchia e scassata, presto sarà chiusa ma sono rimasti alcuni reparti. "Qui non c'è luce, la sera non c'è nessuno, strano non ci abbiano ammazzato prima - si sfoga la dottoressa Emi - Ma lei niente, non l'ho mai sentita lamentarsi. Era troppo appassionata del suo lavoro per pensare alla sicurezza".
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L'amore per i tre figli e la passione per i cani
Fare il medico non era l'unica cosa che Barbara Capovani amava. Intanto c'erano i tre figli. La più grande ha 30 anni e si sta specializzando in ginecologia, poi c'è un ragazzo di 27 anni, anche lui studente in medicina. Evidentemente la sua passione per la cura è stata contagiosa. Infine lascia una ragazza di 17 anni, che fa il liceo. I figli sono stati accanto a lei in ospedale da venerdì sera, quando è arrivata in condizioni disperate. Con loro i padri, cioè l'ex marito della dottoressa e l'attuale compagno. Sono invece rimasti a casa Django, un pastore corso, e Lucy, una barboncina.
"Adorava i cani, era anche addestratrice", racconta un'altra amica: "Si era battuta per portare la pet therapy in reparto, e così aiutare i pazienti anche con gli animali". Poi c'era la corsa, le giornate al mare a Tirrenia e quando riusciva i viaggi, come l'ultimo in Tanzania. "Aveva bisogno di 48 ore al giorno, altro che 24 come noi", è il commento di un altro collega.
Il rancore di Gianluca Paul Seung
La dottoressa Capovani aveva ricoverato in Tso Gianluca Paul Seung tra il novembre e il dicembre del 2019. "Me lo ricordo. Era un tipo violento ma non l'ha minacciata - racconta ancora Simona Emi - La offendeva, le diceva: stronza mi hai torturato. Ma quello capita spesso. E poi lui aveva un'associazione, faceva gli incontri con esponenti del movimento dell'antipsichiatria. Comunque, quando se ne è andato non ne abbiamo più parlato".
La primaria di Pisa però è finita nel mirino sui canali social di quello che sarebbe diventato il suo assassino. "Lo ho saputo ma lei non aveva Facebook, non ci badava".
Il destino ha unito fino in fondo le due dottoresse amiche. Giovedì Simona Emi c'era quando Seung si è presentato una prima volta. "Ha suonato al videocitofono e ha chiesto di lei. Quando hanno voluto sapere chi era ha risposto: 'Non importa chi sono'". Venerdì Emi era ancora di turno. In reparto è stata l'ultima a vedere Barbara viva. E poi è accorsa per prima quando era a terra. "Avevo la finestra aperta ma non ho sentito niente, quella bestia non le ha dato nemmeno il tempo di gridare. L'ha massacrata. Se ne va una grande collega ma il crimine più grosso che ha fatto è un altro: ha tolto una madre a quei ragazzi, quei figli che conosco da sempre e a me sembrano ancora dei bambini".