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Niente soldi europei per la Tunisia, salta la missione dei ministri dell'Interno Ue. Lampedusa presa d'assalto

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Bruxelles blocca gli aiuti finanziari fino a quando il Fondo monetario non avrà le garanzie da Tunisi sulle riforme per concedere il suo prestito. E i rappresentanti di Italia, Francia e Germania attesi per domani con la commissaria europea Johansson restano a casa. L'Olanda: "In Italia non garantiti i diritti umani dei migranti"
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Solo parole, solo promesse. La strategia italiana per provare ad arginare l’enorme flusso di migranti dalla Tunisia verso Lampedusa, con la sua tragica coda di naufragi, morti e dispersi, si infrange contro il muro di gomma dell’Europa, niente affatto disposta ad aprire i cordoni della borsa per aiutare il Paese ormai al collasso. Niente finanziamenti europei per Tunisi e nessuna cordata di Stati disponibili ad anticipare sostegno economico almeno fino a quando il presidente Saied non accetterà le condizioni del Fondo monetario internazionale per sbloccare il prestito da 1,9 miliardi di euro. Ipotesi al momento lontana.

La missione annunciata un mese fa

Ed ecco dunque che l’attesa missione congiunta della commissaria europea Ylva Johansson e dei ministri dell’Interno di Italia, Francia e Germania, annunciata da più di un mese e confermata fino alla scorsa settimana, salta in extremis. A Tunisi oggi è attesa solo la Johansson, che si …

Solo parole, solo promesse. La strategia italiana per provare ad arginare l’enorme flusso di migranti dalla Tunisia verso Lampedusa, con la sua tragica coda di naufragi, morti e dispersi, si infrange contro il muro di gomma dell’Europa, niente affatto disposta ad aprire i cordoni della borsa per aiutare il Paese ormai al collasso. Niente finanziamenti europei per Tunisi e nessuna cordata di Stati disponibili ad anticipare sostegno economico almeno fino a quando il presidente Saied non accetterà le condizioni del Fondo monetario internazionale per sbloccare il prestito da 1,9 miliardi di euro. Ipotesi al momento lontana.

La missione annunciata un mese fa

Ed ecco dunque che l’attesa missione congiunta della commissaria europea Ylva Johansson e dei ministri dell’Interno di Italia, Francia e Germania, annunciata da più di un mese e confermata fino alla scorsa settimana, salta in extremis. A Tunisi oggi è attesa solo la Johansson, che si limiterà ad una presumibilmente inutile moral suasion nei confronti del presidente tunisino verso il percorso delle riforme.

I tre ministri dell’Interno, non avendo nulla di concreto da portare in dono, hanno preferito rimanere a casa e rinviare la missione. Il primo a tirarsi indietro è stato il ministro tedesco, allineato sulle posizioni di Bruxelles: niente garanzie accettate dal Fondo monetario, niente soldi. Anche Gerard Darmanin, alla prese con una difficile gestione della politica sull’immigrazione in Francia, ha preferito rinviare.

L'assedio a Lampedusa

E così, ancora una volta, il cerino acceso è rimasto all’Italia, il Paese ovviamente più direttamente e drammaticamente interessato dall’enorme aumento delle partenze verso Lampedusa, un’isola ormai allo stremo con oltre 3.000 presenze nel centro di accoglienza del quale il governo non riesce neanche a garantire lo svuotamento in tempo reale. Un commissario appena nominato, una istituenda task force, impegni e promesse ma, con uno stato di emergenza dichiarato e inspiegabilmente mai entrato in vigore, il Viminale non riesce neanche ad approntare quel sistema di trasferimenti immediati dei migranti verso la terraferma promessi da mesi.

(ansa)

“Il ministro Piantedosi ha avuto un bilaterale la scorsa settimana. Incontri in presenza vanno ancora fissati”, si limitano a dire fonti del Viminale. Ma l’imbarazzo, a Roma come a Tunisi, è palpabile. Piantedosi è già stato a Tunisi a gennaio insieme al ministro degli esteri Tajani e nelle scorse settimane ha avuto un colloquio con il neoministro dell’Interno  Kamel Fekih.

L'impazienza di Tunisi

Da Tunisi si guarda ormai ai tentativi europei di salvare il Paese con una buona dose d’impazienza. Per settimane si è creduto alle promesse del tandem Meloni-Tajani-Piantedosi, diventati una sorta di investment bankers a favore della Tunisia, incitando mezzo mondo a mettere la mano al portafogli. Si è sperato che italiani e francesi potessero sbloccare alcuni finanziamenti prima del Fondo monetario internazionale. Ma il tempo passa e questa prospettiva non si concretizza. Era già successo con il Qatar, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, che hanno promesso stanziamenti sostanziali, ma alla fine hanno deciso di non sbloccarli, finché l’Fmi non concederà il suo prestito.

Il prestito da 1,9 miliardi

Questo sarà di 1,9 miliardi di dollari, cifra distribuita in quattro tranche annuali e tutto sommato esigua rispetto alle necessità delle finanze pubbliche tunisine (solo per la copertura della Finanziaria 2023, mancano ancora più di sei miliardi di euro). Ma il prestito del Fondo è inevitabile: farà da volano a tutti i finanziamenti successivi, sia di organizzazioni internazionali che di Paesi singoli, perché è l’Fmi a imporre le riforme strutturali necessarie a non ricadere nei problemi attuali. Per la Tunisia si tratta di un’uscita parziale dal sistema di prezzi sovvenzionati applicati a una serie di prodotti (come la benzina), la riduzione della massa salariale dell’amministrazione pubblica e la ristrutturazione delle aziende di Stato, in gran parte vicino al fallimento. Il problema, però, è che il Governo tunisino e il presidente Kais Saied, dopo un primo accordo tecnico con l’Fmi nell’ottobre 2022, hanno proceduto troppo lentamente su queste tre strade e il Fondo non dà ancora il via libera definitivo. Il populista Saied ha paura della reazione del suo popolo, già toccato da una grave crisi economica, a questo programma “lacrime e sangue”. Ma il tempo passa. E il default delle finanze pubbliche è dietro l’angolo: ci sono grossi rimborsi previsti nei prossimi mesi, in particolare ad ottobre, quando potrebbe avvenire il patatrac.

Flusso di migranti irrefrenabile

Con l’estate ormai alle porte, è del tutto evidente che lo stallo sugli aiuti rischia di compromettere qualsiasi accordo sul contenimento dei flussi migratori in partenza da Sfax o da Mahdia. Solo la notte scorsa la Guardia costiera tunisina ha fatto sapere di aver bloccato 17 tentativi di migrazione illegale, soccorrendo 524 persone a bordo di imbarcazioni in difficoltà al largo delle proprie acque territoriali. Nelle stesse ore a Lampedusa sono arrivate 700 persone, solo 125 delle quali su un peschereccio partito dalla Libia, tutti gli altri soccorsi dalle nostre motovedette su barchini di latta salpati da Sfax.

Olanda: "In Italia non garantiti i diritti umani dei migranti"

E l’Italia, vista dall’Olanda, non è da considerare un Paese in grado di garantire i diritti umani ai migranti. Il Consiglio di Stato ha infatti stabilito che i richiedenti asilo approdati in Italia e trovati su suolo olandese non possono essere rimandati indietro perché vi è il "rischio reale" che finiscano in strada, privati di necessità basilari come alloggio, cibo e acqua corrente. La corte si è pronunciata su istanza di due richiedenti asilo. Il primo è un nigeriano che ha chiesto tre volte asilo in Italia e ora lo ha chiesto in Olanda. L'altro è un eritreo entrato in Europa via l'Italia, dove non ha però chiesto asilo. Il governo olandese voleva rimandarli in Italia, in base alle regole di Dublino, che prescrivono l'esame della richiesta di asilo nel primo paese europeo d'arrivo.