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Migranti: “Mancano soldi, posti e personale”, la resa dei sindaci sull’accoglienza dei minori

La legge prevedeva l’apertura di centri ad hoc in ogni regione: non è successo. La protesta dei primi cittadini. E la voce delle Ong
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Bussano ai commissariati o ai comandi dei vigili urbani di Roma e poi restano parcheggiati giorni o settimane in cella in attesa di futuro. Da Bergamo, per mancanza di posti, li hanno trasferiti fino a Udine, 344 chilometri più a est. Da Bologna a gennaio ne hanno ricollocati a proprie spese più di un centinaio tra Abruzzo, Marche e Campania. I minori stranieri non accompagnati in Italia censiti dal Viminale erano 19.640 a fine marzo. Sedicenni e diciassetteni soprattutto, in gran parte ucraini in fuga dalla guerra, accolti in un circuito virtuoso che dimostra come un altro modello sia possibile. Ma tanti arrivano da Egitto e Tunisia, affrontando i rischi del viaggio in mare. Quasi tutti maschi. Tutti soli. E continuano ad aumentare, nel 2022 il 64% in più del 2021. Non un'invasione per un Paese da 60 milioni di persone, in affanno però a gestire poco meno di 20 mila ragazzini tutelati sulla carta al pari degli italiani da una legge del 2017 tra le pi&u…

Bussano ai commissariati o ai comandi dei vigili urbani di Roma e poi restano parcheggiati giorni o settimane in cella in attesa di futuro. Da Bergamo, per mancanza di posti, li hanno trasferiti fino a Udine, 344 chilometri più a est. Da Bologna a gennaio ne hanno ricollocati a proprie spese più di un centinaio tra Abruzzo, Marche e Campania. I minori stranieri non accompagnati in Italia censiti dal Viminale erano 19.640 a fine marzo. Sedicenni e diciassetteni soprattutto, in gran parte ucraini in fuga dalla guerra, accolti in un circuito virtuoso che dimostra come un altro modello sia possibile. Ma tanti arrivano da Egitto e Tunisia, affrontando i rischi del viaggio in mare. Quasi tutti maschi. Tutti soli. E continuano ad aumentare, nel 2022 il 64% in più del 2021. Non un'invasione per un Paese da 60 milioni di persone, in affanno però a gestire poco meno di 20 mila ragazzini tutelati sulla carta al pari degli italiani da una legge del 2017 tra le più avanzate in Europa. È piuttosto l'incompiuto di quella legge e la strutturale incapacità del sistema di accoglienza e integrazione a creare l'emergenza.

Sistema al collasso

"Il sistema sta collassando, non sappiamo più come dirlo - affonda il delegato dell'Anci per l'immigrazione, Matteo Biffoni - . I Comuni sono saturi, ogni giorno inventiamo soluzioni creative per accoglierli: ci appelliamo alle associazioni, li trasferiamo altrove, paghiamo gli alberghi e le mandiamo lì. Ma, nonostante il contributo per ogni minore sia aumentato, servono più investimenti nel Sistema di integrazione e accoglienza, risorse, operatori specializzati e hub in ogni Regione per l'identificazione, l'accertamento dell'età, le visite, la ricostruzione della storia familiare. Avevamo chiesto 4mila posti in più nel decreto Cutro: bocciati. Ma con soluzioni emergenziali il fenomeno è ingestibile".

Le proteste dei Comuni

Lo gridano i sindaci di tutta Italia. Giorgio Gori a Bergamo, dove 300 minori sono fuori dall'accoglienza e spostati, ha diffidato il Viminale e fatto ricorso al Tar perché lo Stato è "inadempiente, scarica tutto sui Comuni, con rimborsi largamente inferiori ai costi sostenuti: dal 2016 al 2022 una differenza di più di 5 milioni di euro". A Milano Beppe Sala ha visto raddoppiare i minori non accompagnati, oggi 1.300 di cui il 30% trasferiti fuori città e fuori Regione: "Serve un radicale cambiamento del sistema - dice - con un meccanismo di equa redistribuzione, un appello inascoltato". Da Firenze Dario Nardella, davanti a più di 400 ragazzini migranti, parla di "situazione drammatica: non reggiamo più, le strutture sono piene, i sindaci soli e senza strumenti". A Bologna Annalisa Faccini dell'Asp chiede: "Ma che senso ha pagare noi l'integrazione di un ragazzino trasferito da qui e ora accolto a Benevento?".

L'imbuto dell'hotspot

Sono i buchi nel modello di accoglienza attraverso cui passa e si perde il presente e il futuro dei ragazzi stranieri che hanno traversato il mare in cerca di speranza dopo un'infanzia di povertà economica ed educativa, episodi di violenze ed abusi, a mandare in tilt il sistema. Lo racconta Valentina Murino, responsabile protezione donne e bambini di Intersos: "In teoria i minori non accompagnati non dovrebbero mai entrare in hotspot promiscui ma in centri di prima accoglienza che contano oggi 800 posti per le pratiche burocratiche e sanitarie per poi essere trasferiti entro 30 giorni in centri Sai gestiti dai Comuni o nel circuito di affido familiare. E invece i tempi si allungano a dismisura perché in Sicilia si crea un primo imbuto per la difficile gestione degli arrivi, un secondo per la mancanza di posti nei centri e un terzo quando i percorsi di integrazione funzionano a singhiozzo".

Il vulnus dei centri d'accoglienza

Rafaela Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di Save The Children, aggiunge: "I centri di prima accoglienza previsti dalla legge non sono mai stati realizzati o sono concentrati in poche regioni. Sulla seconda accoglienza manca un'equa distribuzione e un numero di posti adeguato. E anche i numeri dell'affido familiare sono molto piccoli. In sostanza manca un sistema strutturato non emergenziale e una rete europea che favorisca i ricollocamenti dei minori in transito per evitare che scappino, cadano nelle mani di nuovi trafficanti o nel giro infernale della prostituzione minorile". Anche i tutori, figure di raccordo tra i bambini e i servizi sociali, i centri di accoglienza, le scuole, che dovrebbero assistere un massimo di tre minori ciascuno, sono troppo pochi: 3.500 per l'Autorità garante dell'infanzia. Ne servirebbero almeno il doppio.