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Migranti, il nuovo traffico: i pirati assaltano i barchini per rubare il motore

Uno dei barchini della morte rimasto nel molo di Lampedusa 

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Le voci dalla Tunisia dopo la morte della bimba. “Sono criminali, non pescatori”. L'escamotage dei neonati sul fuoribordo per evitare il sequestro da parte della guardia costiera
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SFAX (Tunisia) - Su queste spiagge li chiamano i "barchini della morte". Dalla lamiera sottile, bassi, pericolosissimi, ne fabbricano uno in due giorni e a costi molto risicati, in uno dei laboratori illegali, capannoni anonimi e polverosi alla periferia di Sfax, seconda città della Tunisia e sua capitale industriale. Sono soprattutto i subsahariani a scegliere di salirci a bordo, perché hanno meno soldi e, rispetto a una barca di legno, il viaggio costa meno (è sceso fino a mille dinari, l'equivalente di 300 euro, un terzo di un anno fa).

Il guscio-bara di latta

L'esplosione del ricorso al barchino di latta è una delle ragioni (forse la principale) dell'aumento fortissimo dall'inizio dell'anno dei viaggi della speranza che verso Lampedusa iniziano a Sfax, diventata la principale base di partenza del Nordafrica. Ormai siamo alla migrazione low cost, con quelle bare di lamiera fabbricate una dietro l'altra. Per tutte, poi,…

SFAX (Tunisia) - Su queste spiagge li chiamano i "barchini della morte". Dalla lamiera sottile, bassi, pericolosissimi, ne fabbricano uno in due giorni e a costi molto risicati, in uno dei laboratori illegali, capannoni anonimi e polverosi alla periferia di Sfax, seconda città della Tunisia e sua capitale industriale. Sono soprattutto i subsahariani a scegliere di salirci a bordo, perché hanno meno soldi e, rispetto a una barca di legno, il viaggio costa meno (è sceso fino a mille dinari, l'equivalente di 300 euro, un terzo di un anno fa).

Il guscio-bara di latta

L'esplosione del ricorso al barchino di latta è una delle ragioni (forse la principale) dell'aumento fortissimo dall'inizio dell'anno dei viaggi della speranza che verso Lampedusa iniziano a Sfax, diventata la principale base di partenza del Nordafrica. Ormai siamo alla migrazione low cost, con quelle bare di lamiera fabbricate una dietro l'altra. Per tutte, poi, bisogna trovare i motori, che rappresentano oggi il vero investimento del passeur. E non è facile.
Faouzi Masmoudi, magistrato, è il portavoce della Procura di Sfax, coinvolto sia nella caccia ai fabbricanti illegali dei barchini che in quella per contrastare il commercio di motori. "Gli scafisti - sottolinea - li comprano di seconda mano su Internet. Ma ci sono anche rivenditori ufficiali che glieli vendono in nero".

Motori di scooter riadattati

Negli ultimi tempi "alcuni meccanici si sono specializzati nel riadattare i motori di moto e ciclomotori per i barchini". Intanto, negli ultimi giorni, alcuni migranti subsahariani, sbarcati a Lampedusa, hanno addirittura raccontato di essere stati abbordati da un peschereccio tunisino. Avrebbero cercato di prendersi il motore: una bambina di quattro anni è scivolata in acqua ed è morta annegata.

"Pirati, non pescatori: loro i migranti li salvano"

Per Masmoudi, più che di pescatori si tratta di pirati. "È molto improbabile - spiega - che i pescherecci rubino ai migranti. I pescatori li salvano i migranti. E proprio negli ultimi giorni hanno riportato a terra diversi cadaveri di chi non ce l'ha fatta. Se i pescatori volessero fare soldi farebbero gli scafisti". Ma ammette che quei motori fuoribordo a Sfax sono diventati merce preziosa e ricercata. E che il settore della pesca sta attraversando una pesante crisi: l'abuso delle reti a strascico e l'inquinamento hanno gettato sul lastrico tanti pescatori tunisini.

I numeri dell'emergenza

Fino al 28 marzo, sono arrivati in Italia dalla Tunisia 15.537 migranti, contro i 1.525 nello stesso periodo dell'anno scorso. Da allora il flusso è continuato allo stesso livello, se non di più, grazie alle migliori condizioni metereologiche. Nel frattempo è all'incirca equivalente il numero di migranti intercettati in mare dalla Guardia nazionale tunisina, che svolge le funzioni di guardia costiera. Nessun dato davvero affidabile sui numerosi e troppo numerosi i morti in mare a causa del dilagare di quei maledetti barchini.

I sequestri della Guardia nazionale

Romdhane Ben Amor è portavoce del Ftdes, il Forum tunisino per i diritti economici e sociali, Ong attenta al destino dei migranti. Ricorda quello che avviene al largo: "La Guardia nazionale manda piccole e veloci imbarcazioni, come gli Zodiac, a intercettare i barchini. Talvolta sono troppo piccole per portare subito con loro i migranti. Devono chiamare in soccorso i colleghi con un'imbarcazione più grande. Nell'attesa tolgono i motori dal barchino, perché i migranti non possano ripartire".
Così capita che quei barchini traballanti passino due o tre ore, lì nel buio. "E capita purtroppo che i migranti si facciano prendere dal panico - continua Ben Amor - Ci sono stati incidenti, barchini che si sono ribaltati, persone che sono affogate. Bisognerebbe, invece, garantire la sicurezza dei migranti".
Talvolta, per impedire che se lo prendano le guardie costiere, i migranti mettono un neonato sul motore: un ultimo gesto disperato. Ma i viaggi non si fermano e i morti nemmeno.