Le mascherine resistono, nonostante il via libera negli ospedali sono ancora usate (quasi) ovunque
di Michele BocciAl bar, negli ingressi, nei corridoi, in certi spazi comuni. Le mascherine negli ospedali per ora si abbassano soprattutto nelle aree non sanitarie (ma qualcuno, come il Veneto, fa eccezione). Dove si fa attività sanitaria vengono tirate su. Le eccezioni sono poche. L’ordinanza del ministro alla Salute Orazio Schillaci di venerdì scorso, in vigore dal primo maggio, non ha cambiato molto le cose. Schillaci l’ha presentata dicendo che si trattava di uno dei passaggi che segnano la fine della pandemia ma quanto scritto nel testo non era da subito destinato a cambiare molto le cose. Le protezioni infatti restano obbligatorie “all’interno dei reparti che ospitano pazienti fragili, anziani o immunodepressi, specialmente se ad alta intensità di cura, identificati dalle direzioni sanitarie delle strutture sanitarie stesse”. Quelle tre categorie di malati sono un po’ ovunque, dalle medicine generali alle oncoematologie, per questo i camb…
Al bar, negli ingressi, nei corridoi, in certi spazi comuni. Le mascherine negli ospedali per ora si abbassano soprattutto nelle aree non sanitarie (ma qualcuno, come il Veneto, fa eccezione). Dove si fa attività sanitaria vengono tirate su. Le eccezioni sono poche. L’ordinanza del ministro alla Salute Orazio Schillaci di venerdì scorso, in vigore dal primo maggio, non ha cambiato molto le cose. Schillaci l’ha presentata dicendo che si trattava di uno dei passaggi che segnano la fine della pandemia ma quanto scritto nel testo non era da subito destinato a cambiare molto le cose. Le protezioni infatti restano obbligatorie “all’interno dei reparti che ospitano pazienti fragili, anziani o immunodepressi, specialmente se ad alta intensità di cura, identificati dalle direzioni sanitarie delle strutture sanitarie stesse”. Quelle tre categorie di malati sono un po’ ovunque, dalle medicine generali alle oncoematologie, per questo i cambiamenti rispetto all’obbligo in vigore fino al 30 aprile sono pochi. Giusto alcune pediatrie, delle ostetrice, servizi diagnostici non ospitano anziani, fragili o immunodepressi.
Negli ospedali cambia poco
Nella gran parte dei reparti ospedalieri la mascherina si continua a portare. In Toscana l’azienda ospedaliera di Siena è partita subito, due giorni fa, dicendo che le mascherine si usano in tutte le aree dove si svolge attività sanitaria, reparti e ambulatori, e pure nelle sale di attesa. Nella regione quasi tutti gli ospedali hanno fatto, o stanno facendo visto che qualcuno si riunisce questa settimana per affrontare la questione, la stessa scelta. L’Emilia-Romagna vede una situazione simile. Alla Asl di Bologna l’indicazione è che le mascherine si tengono ovunque mentre “decade l’obbligo negli spazi comuni, e sedi di attività non sanitaria, salvo per coloro che manifestino sintomatologia respiratoria”. La linea è quella regionale, che comunque verrà approfondita nei prossimi giorni. La provincia di Trento ha deciso di mantenere ovunque l’obbligo e di raccomandare fortemente l’uso del dispositivo nelle sale di attesa. In Veneto, il presidente Luca Zaia ha parlato di mantenere alta l’attenzione: “Se vai con la febbre a far visita a qualcuno, o con il raffreddore, magari per te può essere una banalità, ma se vai da una persona immunodepressa, da un oncologico o una persona fragile, o anche da un bimbo ricoverato, se ti tieni la mascherina eviti di dargli anche questo come “regalo”. Questo è un fatto di civiltà prima di tutto”. Zaia ha deciso di adottare una misura restrittiva in più, intanto per un mese. "Fino al 31 maggio abbiamo reputato di mantenere in vigore l’obbligo di utilizzo della mascherina in tutti i locali interni delle strutture sanitarie ed ospedaliere, anche se non adibiti espressamente all’attività sanitaria e assistenziale".
Al San Giovanni di Roma la decisione è di tenere le protezioni in tutti gli spazi di degenza, al pronto soccorso, negli ambulatori, nelle sale di attesa. La direttrice dell'ospedale, Tiziana Frittelli, è anche presidente di Federsanità: "La circolare del ministro è equilibrata, c'è bisogno della massima tutela dei tanti pazienti fragili e anziani che si rivolgono alle strutture sanitarie", commenta. Al Cardarelli di Napoli obbligo confermato in tutte le aree sanitarie.
In Abruzzo, a Teramo, hanno tentato di fare un elenco dei reparti dove mantenere l’obbligo: oncologia, ematologia, cardiochirurgia, neurochirurgia, malattie infettive, pneumologia, rianimazione, generale e cardiochirurgica, radioterapia, terapia intensiva cardiologica, stroke-unit/neurologia, pronto soccorso, nefrologia e dialisi, medicina, cardiologia, lungodegenza e riabilitazione. Mancano chirurgia generale e ortopedia, ma si lascia libertà di decisione ai primari. In Lombardia alcuni ospedali hanno fatto un eleco dei reparti e altri hanno comunque lasciato ai primari la decisione, visto che quei professionisti conoscono la situazione dei loro ricoverati.
A sintetizzare la situazione ci pensa Massimo Andreoni, infettivologo di Tor Vergata e direttore scientifico della società italiana di malattie infettive: "Oggi l'80% delle persone che ho visto circolare in ospedale portava la mascherina. Ma temo che questa percentuale precipiterà nei prossimi giorni, quando si metabolizzeranno le nuove misure. Mentre sarebbe opportuno tenerla in ospedale anche per una questione di educazione sanitaria".
Gli ambulatori dei medici
L'ordinanza di Schillaci lascia la decisione su cosa fare negli ambulatori a medici di famiglia e pediatri. Dalla Fimmg, il principale sindacato di categoria, Silvestro Scotti spiega che verranno mandate delle linee guida ai colleghi. Le mascherine le terranno gli operatori e la segreteria, intanto. L'idea è di farle tenere sempre in sala di attesa nei periodi difficili, cioè quando ad esempio è stagione di influenza. Poi si terrà conto delle "caratteristiche di sintomatologia del paziente", nel senso che chi sta poco bene deve sempre tenerla. Infine c'è l'aspetto della "logistica degli studi" e quindi del livello di areazione delle sale d’attesa, della loro disposizione, della possibilità di avere una stanza dove mettere casi sospetti per non farli incontrare con chi non ha sintomi e sta bene. Insomma, il suggerimento è di valutare vari parametri e decidere via via. Da Snami, il secondo sindacato dei medici di famiglia, Roberto Rossi, che è anche presidente dell'Ordine di Milano, spiega che lui la mascherina la farà tenere sempre nel suo studio e che la stessa indicazione sarà data agli iscritti al sindacato.
Ovviamente tutti questi sono suggerimenti, resta poi la libertà di ogni medico, che è come un direttore sanitario del suo ambulatorio, di decidere come fare.
Dove la protezione va sempre tenuta
Nulla è cambiato, visto che l'ordinanza di Schillaci non lasciava margini di decisione a direzioni sanitarie e regioni, nelle strutture extra ospedaliere dove sono ospitati fragili e anziani. E quindi nelle Rsa, nelle lungodegenze, negli hospice, nelle strutture di riabilitazione. La mascherina resta obbligatoria per utenti, visitatori e personale sanitario e non.
"Chi va in una struttura sanitaria si porti sempre dietro la mascherina"
Prova a tirare le somme Filippo Anelli, il presidente di Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei medici. "E' necessario che chi si reca in una struttura sanitaria, ospedaliera o territoriale, porti sempre con sé la mascherina. Poi a seconda del tipo di reparto o ambulatorio gli verrà chiesto di mettersela".