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Le Ong e il soccorso ai migranti nel Mediterraneo: la strategia del veliero per aggirare il decreto Piantedosi

Il veliero Astral della spagnola Open Arms 
Le piccole barche a vela non possono essere mandate, come le grandi navi, in porti lontani anche cinque giorni di navigazione per sbarcare le persone soccorse: e così Open Arms e ResQ le hanno rimesso in mare. Distribuiscono salvagenti, segnalano barchini in difficoltà, prendono a bordo poche decine di persone per volta
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Soccorrono velocemente e portano a terra a Lampedusa, ma se serve distribuiscono anche solo il salvagente e attendono l'arrivo delle motovedette italiane, segnalano nuovi barchini in difficoltà, prendono a bordo poche decine di persone per volta e, qualche volta, persino corpi senza vita. Come è successo qualche giorno fa alla Astral che ha recuperato e portato a Lampedusa il corpo di un migrante rimasto senza nome e sepolto nel cimitero dell'isola.

In attesa che il tribunale amministrativo regionale del Lazio si pronunci sul ricorso presentato prima da Medici Senza Frontiere e poi dalla Sos Humanity, le Ong affinano la loro strategia per limitare i danni operativi ed economici derivanti dal decreto Piantedosi.

E schierano le loro piccole barche a vela nel Mediterraneo oltre che le grandi navi che il Viminale continua a mandare in porti lontani anche cinque giorni di navigazione, come la Ocean Viking da poco approdata a Civitavecchia o la Geo Barents di Medici …

Soccorrono velocemente e portano a terra a Lampedusa, ma se serve distribuiscono anche solo il salvagente e attendono l'arrivo delle motovedette italiane, segnalano nuovi barchini in difficoltà, prendono a bordo poche decine di persone per volta e, qualche volta, persino corpi senza vita. Come è successo qualche giorno fa alla Astral che ha recuperato e portato a Lampedusa il corpo di un migrante rimasto senza nome e sepolto nel cimitero dell'isola.

In attesa che il tribunale amministrativo regionale del Lazio si pronunci sul ricorso presentato prima da Medici Senza Frontiere e poi dalla Sos Humanity, le Ong affinano la loro strategia per limitare i danni operativi ed economici derivanti dal decreto Piantedosi.

E schierano le loro piccole barche a vela nel Mediterraneo oltre che le grandi navi che il Viminale continua a mandare in porti lontani anche cinque giorni di navigazione, come la Ocean Viking da poco approdata a Civitavecchia o la Geo Barents di Medici Senza Frontiere che nei giorni scorsi ha avuto assegnato il lontanissimo porto di La Spezia per sbarcare i 300 migranti soccorsi in tre distinti interventi con il coordinamento del Centro di ricerca e soccorso della Guardia costiera di Roma che, ormai da giorni, sommerso da una enorme mole di segnalazioni, chiede alle navi Ong, le grandi ma soprattutto le piccole, di andare a soccorrere i barchini in arrivo in zona Sar italiana e sempre più spesso anche in quella maltese.

Visto che ormai ogni soccorso porta a bordo solo poche decine di persone (il decreto Piantedosi vieta infatti i salvataggi multipli) e che il Viminale continua ad assegnare i porti di sbarco più lontani con i conseguenti costi di carburante e di giorni necessari per percorrere le lunghe distanze, le organizzazioni umanitarie hanno dunque rimesso in mare piccoli velieri, attrezzati per ospitare poche decine di migranti, ma che - proprio per la tipologia di barca - il Viminale non può mandare in porti lontani.

E infatti nei giorni scorsi sia la Astral della spagnola Open Arms sia la Nadir della tedesca ResQ sono state fatte approdare più volte a Lampedusa dove hanno potuto sbarcare poche decine di migranti e riprendere subito il mare per la zona del Mediterraneo centrale.

Un escamotage che, oltre ad aggirare il decreto Piantedosi, consente alla flotta umanitaria di non lasciare sguarnito a lungo il Mediterraneo dove le motovedette italiane non ce la fanno a soccorrere l'enorme mole di barche in arrivo. I due piccoli velieri potrebbero anche essere spostati sulla più breve rotta tunisina dove in questi giorni si sono ribaltati diversi barchini.

La scorsa settimana la Astral della spagnola Open Arms ha soccorso 38 persone a bordo di un barchino. La Ong aveva da poco lasciato il porto di Lampedusa dove il giorno prima aveva sbarcato una quarantina di migranti. Anche la Nadir di ResQ ha salvato 41 persone sbarcandole a Lampedusa. E nelle ultime ore le piccole barche a vela umanitarie hanno distribuito salvagenti a migranti su piccoli barchini, individuati dagli aerei di soccorso, e sono poi rimaste accanto a loro in attesa delle motovedette della Guardia costiera.