Cronaca

Encrochat e Eurojust, quegli strumenti nascosti (ed efficaci) per sconfiggere la 'Ndragheta

L'arresto di un esponente della 'Ndrangheta ad Hagen, in Germania
L'arresto di un esponente della 'Ndrangheta ad Hagen, in Germania (afp)
Collaborazione tra polizie e magistrati euroepi, con i tavoli di indagine coordinati da un'istituzione nota soltanto agli addetti ai lavori. E la decrittazione e l'intercettazione delle comunicazioni tra i criminali, resa possibile da un'altissima abilità tecnologica. Ecco come sono stati arrestati i 130 criminali in decine di Paesi
3 minuti di lettura

Vi sono almeno tre aspetti significativi dell'operazione Eureka, che ha portato oggi all'arresto di 130 persone in decine di Paesi. Il primo è lo straordinario livello di collaborazione tra polizie e magistrati europei. Gli arresti sono scattati allo stesso momento in 12 città italiane e hanno coinvolto Ros, Carabinieri, l'Ottavo nucleo Elicotteri, Squadroni Elioportati e unità cinofile. Ma l'operazione si è estesa a Germania, Belgio, Francia, Portogallo, Romania, Slovenia e Spagna. Le indagini hanno coinvolto anche Brasile, Panama, Colombia ed Equador.

Possiamo solo immaginare la difficolta di coordinare l'operazione in un'unica giornata, senza soffiate. La collaborazione si estende anche alle indagini. Se il crimine organizzato opera in diversi Paesi, logica vuole che le autorità facciano lo stesso, ma nulla è scontato. Tale livello di collaborazione non sarebbe possibile senza gli strumenti di cui si è dotata l'Unione Europea, come il mandato di cattura europeo e i tavoli di indagine coordinati da Eurojust. Questa istituzione, nota solo agli addetti ai lavori, ha il merito di mettere in contatto investigatori e magistrati di diversi Paesi, coordinare le indagini e poi selezionare gli strumenti più idonei per istruire processi nelle giurisdizioni locali, le quali non sono affatto omogenee.

Filippo Spezia, il rappresentante italiano, ha lavorato con Giovanni Melillo (Direzione Nazionale Antimafia) e Giovanni Bombarderi (Procura di Reggio Calabria), oltre ai pubblici ministeri di Locri e la Dda di Milano e Savona. È dunque cruciale che i governi nazionali continuino a difendere le istituzioni come Eurojust, in questo periodo di crescente nazionalismo e scetticismo verso l'Europa. Il Regno Unito, che si appresta ad incoronare Re Carlo III, ha oggi un accesso limitato a questi tavoli di coordinamento e soprattutto ai database europei. La pompa dell'incoronazione non riesce a farci dimenticare che il Paese arranca in tutti i settori, dalla lotta all'inflazione al crimine organizzato. Il mantra antieuropeo dei politici inglesi (e di quelli italiani) è ormai solo patetico.  

Il secondo aspetto cruciale di chiama Encrochat. Questo nome si riferisce alle comunicazioni criptate che per diversi anni mafiosi e trafficanti di tutto il mondo hanno usato attraverso telefono cellulari "a prova di intercettazione". Fiumi di inchiostro vengono regolarmente versati per raccontarci come i mafiosi sono sempre e comunque un passo avanti rispetto alla legge, come essi possano contare su protezioni in altissimo loco e dispongano di tecnologie infallibili. Questo modo di raccontare le mafie tende a farne una Spectre invincibile, ma è una narrazione che a volte cozza contro la realtà. La polizia francese è riuscita ad infrangere codici dell'azienda che vendeva i telefoni cellulari. Addirittura, l'Fbi è diventata la proprietaria di un'altra società del settore e, per anni, ha letto e catalogato le conversazioni di questi globe trotter del narcotraffico mondiale. Eureka e tante altre indagini sono stati rese possibili grazie agli esperti europei che hanno decifrato i codici. Ignari di essere intercettati, i mafiosi hanno continuato a spifferare i loro segreti. La legge, in questo caso, era un passo avanti ai ladri.  

Infine, questa inchiesta ci ricorda la capacità della 'ndrangheta di avere significative propaggini internazionali. I suoi uomini fanno accordi con le gang brasiliane (vendono armi in cambio di coca), parlano da pari a pari con i rappresentanti del Cartello del Golfo colombiano e riciclano su scala globale. Solo Eureka ha documentato come la mafia calabrese è coinvolta nel traffico di 25 tonnellate di cocaina dal 2019 al 2022. Milioni di euro sono entrati nell'economia legale in Germania. Spesso si legge che l'organizzazione ha un carattere glocal, è allo stesso presente nel mondo globalizzato e radicata nelle aree tradizionali, come San Luca, l'epicentro di questa indagine, e anche in Germania, come già messo in luce da indagini precedenti e da studi accademici (come quelli della ricercatrice dell'Università di Oxford Zora Hauser).

Nondimeno dobbiamo chiederci: cosa viene prima, la dimensione internazionale oppure quella locale? Gli studi in proposito non lasciano ombra dubbi: quella locale. Poiché controlla parti significative del territorio italiano, la 'ndrangheta è in grado di porsi come partner affidabile di brasiliani e colombiani (a loro volta fortemente radicati nei rispettivi territori). Spetta quindi alla politica - non alla magistratura e alle forze di polizia - offrire risposte serie per debellare la criminalità organizzata in Italia, al sud come al nord. La repressione è solo parte della soluzione. Senza una riforma dello stato, della giustizia amministrazione e della pubblica amministrazione le mafie continueranno a prosperare. Serve sopra ogni cosa una rigenerazione della politica, che infonda fiducia nei cittadini verso le istituzioni, li spinga a collaborare e a sentirsi protetti.  

Bene ha fatto Elly Schlein a rendere omaggio a Pio La Torre e alle vittime di Portella della Ginestra qualche giorno fa. Ora serve una strategia che vada oltre la repressione e l'omaggio. In caso contrario, i successi di oggi saranno vanificati domani. In un circolo diabolico e infinito.