Scuola senza voti, l'esperienza di Simone: “Studiamo lo stesso ma zero drammi. Noi ragazzi siamo più di un numero”
di Ilaria VenturiSimone Bertani, 16 anni, frequenta la terza G del liceo scientifico Morgagni di Roma. La mitica sezione G, "sì, noi siamo quelli che studiano senza voti, è una delle migliori scelte che potevo fare quando mi sono iscritto".
Cosa significa in concreto?
"Faccio un esempio. La prof di matematica dà il compito in classe, lo facciamo, lei lo ritira. Tutto come nella normalità, quello che accade in ogni scuola. Però nell'attesa che li corregga zero ansia, non ci penso nemmeno più alla prova, perché quando la prof ci restituisce la verifica non ci sono voti o giudizi, ma solo indicazioni del tipo: Simone, vedo che hai capito il procedimento e che l'argomento lo hai studiato, ma fai attenzione agli errori di calcolo".
Questo aiuta a migliorarsi o è un modo per voi studenti di avere la scuola più facile?
"I professori sono molto precisi nel dirci dove abbiamo sbagliato, il giudizio è det…
Simone Bertani, 16 anni, frequenta la terza G del liceo scientifico Morgagni di Roma. La mitica sezione G, "sì, noi siamo quelli che studiano senza voti, è una delle migliori scelte che potevo fare quando mi sono iscritto".
Cosa significa in concreto?
"Faccio un esempio. La prof di matematica dà il compito in classe, lo facciamo, lei lo ritira. Tutto come nella normalità, quello che accade in ogni scuola. Però nell'attesa che li corregga zero ansia, non ci penso nemmeno più alla prova, perché quando la prof ci restituisce la verifica non ci sono voti o giudizi, ma solo indicazioni del tipo: Simone, vedo che hai capito il procedimento e che l'argomento lo hai studiato, ma fai attenzione agli errori di calcolo".
Questo aiuta a migliorarsi o è un modo per voi studenti di avere la scuola più facile?
"I professori sono molto precisi nel dirci dove abbiamo sbagliato, il giudizio è dettagliato, serve a capire e certamente a migliorarsi. Con un numero cosa capisci? Che hai preso 5, ma poi? No, non abbiamo la strada più facile, ci sono i bocciati anche nella nostra sezione. È il metodo che è diverso, ma devi studiare come gli altri. Solo che lo facciamo senza ansia da prestazione, lo vedi dalle nostre facce. Mentre a volte esco in corridoio e vedo ragazze di altre sezioni in lacrime perché hanno preso un brutto voto. Ma tu non sei quel voto, sei molto di più. Solo che nella sintesi di un numero ti identifichi in quello, non è giusto ma è quello che purtroppo accade".
Ma a fine anno comunque i voti arrivano in pagella.
"Proprio adesso, cioè un mese prima della fine della scuola, gli insegnanti ci danno il voto di sintesi, ma non è una sorpresa. Sai già cosa significa quel 6 o 8 per come ti hanno valutato prima, puoi anche decidere di farti interrogare, c'è tempo per migliorarsi".
Alle medie soffrivi per un brutto voto?
"Andavo bene, ma siccome faccio sport agonistico capitava che magari la sera prima di un'interrogazione non riuscivo a studiare e prendevo un 4 o un 5, soprattutto in storia o storia dell'arte. E mi pesava, mi sentivo una delusione".
Per quale motivo?
"Perché coi voti belli rendi orgogliosi i tuoi genitori, lo fai solamente per loro, sei in quella logica lì, non ti insegnano a studiare per te stesso. A tutti piace tornare a casa e sentirsi dire: bravo, sono fiero di te. Ne va della tua autostima".
Ora di fronte a una verifica come reagisci?
"Mi preparo come prima, ma arrivo in classe più tranquillo, almeno non commetto errori dettati dall'ansia, so che non sarò giudicato per una prestazione di quel momento, ma per quello che ho studiato oppure no, so che se anche vai male puoi recuperare, i prof sono molto comprensivi con noi, si è creato un rapporto molto intimo perché sappiamo che possiamo parlare di tutto".
In classe si avverte la differenza?
"In classe il clima è bello, collaborativo, non c'è quello che alza sempre la mano, che vuole prevalere, insomma non c'è competizione tra noi compagni, la corsa la fai con te stesso. E questa è una grande lezione per noi".