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"I miei cavalli malnutriti": scontro tra il principe e la reggia-museo di Carditello

I cavalli nella reggia di Carditello nella foto sul sito della Fondazione 
La direzione che gestisce il sito borbonico nel Casertano e il proprietario ai ferri corti. I Nas accertano carenze nella gestione dei  49 esemplari di razza Persano, il cavallino della Ferrari. La procura chiede di archiviare la denuncia per maltrattamenti. Ma le polemiche restano
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"Mi colpisce la mancanza di garbo istituzionale ...Quasi come se avessi approfittato di qualcosa in questi anni o mancato dei miei doveri". Quella consumata nelle scorse settimane, con l'ormai ex presidente della Fondazione Real Sito di Carditello, Luigi Nicolais, che attacca il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, per aver nominato il nuovo consiglio di amministrazione senza neanche citarlo, è solo l'ultima diatriba che si consuma all'ombra della residenza borbonica di San Tammaro, a pochi chilometri da Caserta.

Simbolo del regno delle due Sicilie

Dal 2022 infatti è in corso uno scontro, finito anche tra i corridoi della procura di Santa Maria Capua Vetere, tra la fondazione e il principe Alduino di Ventimiglia di Monteforte. Motivo del contendere: le sorti di una mandria di cavalli governativi. Equini a sei zeri. Simboli del Regno delle due Sicilie che sembrerebbero essere stati declassati da cavalli "da guerra" a bestie da rel…

"Mi colpisce la mancanza di garbo istituzionale ...Quasi come se avessi approfittato di qualcosa in questi anni o mancato dei miei doveri". Quella consumata nelle scorse settimane, con l'ormai ex presidente della Fondazione Real Sito di Carditello, Luigi Nicolais, che attacca il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, per aver nominato il nuovo consiglio di amministrazione senza neanche citarlo, è solo l'ultima diatriba che si consuma all'ombra della residenza borbonica di San Tammaro, a pochi chilometri da Caserta.

Simbolo del regno delle due Sicilie

Dal 2022 infatti è in corso uno scontro, finito anche tra i corridoi della procura di Santa Maria Capua Vetere, tra la fondazione e il principe Alduino di Ventimiglia di Monteforte. Motivo del contendere: le sorti di una mandria di cavalli governativi. Equini a sei zeri. Simboli del Regno delle due Sicilie che sembrerebbero essere stati declassati da cavalli "da guerra" a bestie da relegare in una stalla dove scarseggia persino il cibo.

La vicenda inizia nel 2015, quando il ministro della Cultura, presieduto allora dal dem Dario Franceschini, sottoscrive con la Regione Campania, la prefettura di Caserta e il comune di San Tammaro un "accordo di valorizzazione" per il recupero di tutte le residenze borboniche di interesse artistico, inclusa la Reggia di Carditiello. Vengono stanziati diversi milioni di euro e viene creata una fondazione, la "Real Sito di Carditiello", con al vertice Luigi Nicolais. Convincere il principe Alduino di Ventimiglia di Monteforte a trasferire la sua mandria nelle stalle della magione borbonica sembrava dunque il proseguimento di un percorso naturale.

La reggia borbonica di Carditello (ansa)

Quadrupede icona, da Baracca a Ferrari

Il principe è infatti il proprietario dell'unica mandria di cavalli Persano, una razza "da guerra" selezionata dai Borbone e che i Savoia alla fine dell'Ottocento avevano provato a sterminare per estinguere le tracce del Regno delle due Sicilie. Un tentativo fallito, visto che dei cavalli Persano, già presenti nell'emblema dell'aviatore Francesco Baracca scelto poi da Enzo Ferrari come simbolo della sua prima scuderia, se ne trova traccia ancora oggi nello stemma della provincia di Napoli. Dopo la seconda guerra mondiale infatti c'erano pochissimi esemplari ma il principe Alduino di Ventimiglia di Monteforte riuscì a entrare in possesso degli ultimi cavalli in purezza salvando la razza dall'estinzione. E nel 2018 ha deciso di trasferire la sua mandria a Carditello nell'ambito del progetto voluto da Franceschini.

Lavori mai finiti al complesso regale

Quindi sono stati stilati protocolli di intesa, accordi di sponsorizzazioni e Nas e Asl hanno accertato la presenza di 49 esemplari allevati a mandria della "Razza governativa di Persano". Tutto procedeva per il meglio. Il ministero aveva anche indicato le modalità con cui accudire e spostare gli animali durante i lavori di restauro della reggia, che sarebbero già dovuti iniziare da tempo ma che per lungaggini burocratiche non sono ancora terminati.

"Mangiano poco e non li fanno uscire dalla stalla"

La faccenda è precipitata nel 2022. Prima si è dimesso il direttore della fondazione, Roberto Formato, poi il principe ha iniziato a sottolineare i primi inadempimenti da parte della fondazione: "Lasciano i cavalli per giorni senza alimentazione", comunica alla Asl i primi di febbraio. E, ancora: "Dall'1 gennaio i cavalli non vengono fatti uscire dalla stalla", si legge nelle comunicazioni in cui si sottolineano "affezioni e un preoccupante peggioramento delle condizioni generali verificato dai veterinari ai quali mi sono privatamente rivolto".  

Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano (fotogramma)

Il report dei carabinieri

Anche i Nas, intervenuti, verbalizzano un "improprio utilizzo del locale mangimi"; un "improprio utilizzo del box di isolamento per la custodia di una cavalla privo di mangiatoia e beverini" adeguati; il "malfunzionamento degli abbeveratoi automatici"; "la presenza di un cavallo con necessità di pareggio degli zoccoli", e di un altro "con necessità di trattamento di endoparassiti". I carabinieri scrivono addirittura che occorre approvvigionare "ad horas" il fieno e che bisogna svuotare il cassone di raccolta del letame.

La mandria da spostare

La faccenda è finita al vaglio dei magistrati, con la Fondazione che chiede denaro al proprietario della mandria considerandolo inadempiente, e il principe che pretende che siano rispettati gli accordi e, soprattutto, la salute degli animali. Le cose si sono ulteriormente complicate di recente, quando, il mese scorso, la procura ha chiesto che il fascicolo sui maltrattamenti degli animali, sempre rimasto contro ignoti, venga archiviato e la Asl ha ordinato al principe di spostare la mandria, a sua spese, a causa dei lavori che sarebbero già dovuti essere stati effettuati nella reggia e di carenze che, a dire del principe, non sarebbero a lui imputabili. Il tutto in barba alle disposizioni messe nero su bianco nell'accordo con il Mibact (ora Mic). Adesso una nuova pagina, con una nuova compagine alla guida della Fondazione Real Sito di Carditello e la speranza che un patrimonio immenso della storia italiana torni a brillare.