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La Sardegna insorge contro i 'giochi di guerra' della Nato: "Danni all'economia e all'ambiente"

Un veicolo blindato anfibio in una foto d'archivio 
Per tutto il mese di maggio l'isola sarà assediata da mezzi e personale per esercitazioni militari, che lasciano scorie tossiche danneggiano il paesaggio
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Lunghe code di blindati, mezzi pesanti militari e carri armati in questi giorni si snodano sulle principali arterie stradali sarde accanto alle auto. Sono mezzi sbarcati dai porti isolani del nord o del sud dell'Isola, diretti principalmente nel Sulcis, nel Poligono di Capo Teulada, e nel Pisq (il Poligono sperimentale di addestramento Interforze) del Salto di Quirra, nel nuorese. Contemporaneamente altri mezzi della Difesa raggiungono i porti e gli aeroporti della Sardegna, che assiste, come ogni anno, al massiccio concentramento di uomini e armamenti per esercitazioni che questa volta si svolgeranno per tutto il mese di maggio.

'Giochi di guerra' per tutto il mese

Mentre nelle acque di fronte all'isola la Mare aperto vede l'impiego di circa 6.000 militari e civili di università e centri di ricerca, prende il via l'esercitazione Nato Noble Jump 2023, con militari e mezzi provenienti da sette nazioni dell'Alleanza Atlantica. Dall'8 maggio, poi,…

Lunghe code di blindati, mezzi pesanti militari e carri armati in questi giorni si snodano sulle principali arterie stradali sarde accanto alle auto. Sono mezzi sbarcati dai porti isolani del nord o del sud dell'Isola, diretti principalmente nel Sulcis, nel Poligono di Capo Teulada, e nel Pisq (il Poligono sperimentale di addestramento Interforze) del Salto di Quirra, nel nuorese. Contemporaneamente altri mezzi della Difesa raggiungono i porti e gli aeroporti della Sardegna, che assiste, come ogni anno, al massiccio concentramento di uomini e armamenti per esercitazioni che questa volta si svolgeranno per tutto il mese di maggio.

'Giochi di guerra' per tutto il mese

Mentre nelle acque di fronte all'isola la Mare aperto vede l'impiego di circa 6.000 militari e civili di università e centri di ricerca, prende il via l'esercitazione Nato Noble Jump 2023, con militari e mezzi provenienti da sette nazioni dell'Alleanza Atlantica. Dall'8 maggio, poi, nell'aeroporto di Decimonannu (Cagliari), nei poligoni di Capo Teulada e Salto di Quirra e nelle zone marittime antistanti inizia la Joint Stars 2023, con 4mila uomini e 900 mezzi, altra esercitazione interforze nazionale e inter-agenzia, "la più importante della Difesa, che sarà multidomini",- riporta il sito del ministero, "e vedrà le Forze Armate italiane addestrarsi nella difesa degli spazi aerei, terrestri e marittimi, nella sicurezza cibernetica e spaziale, nella difesa da contaminazione chimica, biologica, radiologica o nucleare e nel contrasto alle minacce derivanti dalle tecnologie emergenti, sempre più spesso utilizzate nella fabbricazione di droni sottomarini o aerei". Fino al 26 maggio i "giochi di guerra" consisteranno nella simulazione di "scenari connessi al mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica, all'antiterrorismo, al contrasto dei traffici illeciti, al soccorso di profughi e, più in generale, alle azioni di risposta in situazioni emergenziali".

Le manifestazioni e le proteste

Nonostante la Sardegna ormai conviva da decenni con la presenza militare e le annuali esercitazioni - almeno una per semestre - indipendentisti sardi, antimilitaristi, associazioni pacifiste hanno manifestato nei giorni scorsi davanti alla base aerea di Decimomannu per ribadire la contrarietà alle esercitazioni:"Hanno usato lacrimogeni e idranti contro chi manifesta", raccontano su Facebook i militanti di A Foras Contra s'ocupatzione militare de sa Sardigna, che riunisce diverse sigle, "l'elicottero ha volteggiato per tutta la giornata sulle teste delle e dei manifestanti, e tanti altri soldi pubblici sono stati spesi per cercare di fermare un corteo pacifico che aveva la sola e unica pretesa di porre l'attenzione sulla macchina della guerra in moto in Sardegna ora più che mai. Non uno ma tanti eserciti occupano in questi giorni il suolo sardo. Né la violenza né gli strumenti repressivi fermeranno la nostra rabbia e la voglia di combattere per liberare la nostra terra". Gli antimilitaristi vanno avanti, proprio come le esercitazioni, e annunciano che domenica si ritroveranno per una grande assemblea, nell'oristanese, per discutere e organizzare nuove iniziative e mobilitazioni, a partire da un corteo per il 2 giugno a Cagliari e la presentazione di un dossier sull'occupazione militare in Sardegna, Corsica e Sicilia.

Antimilitaristi sardi e militanti di Corsica Libera

Sulla presenza delle servitù militari, comune a Sardegna e Corsica, da anni c'è un asse tra sigle della sinistra e antimilitaristi sardi e militanti di Corsica Libera, partito indipendentista. Nei mesi scorsi il Consiglio regionale sardo ha approvato un ordine del giorno (votato da tutti i gruppi, eccetto Fratelli d'Italia), molto netto sulla presenza dei militari. Il 65% delle servitù militari italiane si trova in Sardegna, 30mila ettari di territorio impegnati dal demanio militare e 80 chilometri di coste non accessibili alle attività turistiche. Ma quali costi hanno queste servitù per l'Isola, quanto vale la presenza delle basi e quanti sono i ricavi dello Stato per l'affitto dei poligoni sardi agli eserciti di tutto il mondo? Se lo chiede il Consiglio regionale sardo, come hanno fatto i cugini corsi con analogo atto lo scorso dicembre. L'Assemblea sarda, con l'ordine del giorno, impegna perciò il presidente della Regione "a individuare un soggetto terzo, internazionalmente autorevole, ufficialmente riconosciuto e di alto prestigio scientifico, al quale commissionare una valutazione indipendente sul peso delle basi militari in Sardegna negli ultimi 50 anni in termini di costi reali, benefici, impatto sociale e ambientale ed eventuale mancato sviluppo economico". "Tutto ci si poteva aspettare da una Giunta sardista", commenta il consigliere dei Progressisti, Francesco Agus, che a più riprese, in questi anni, ha interrogato l'esecutivo sugli accordi con i militari, "tranne che non si occupasse di servitù militari". 

I costi delle servitù militari e le risorse per indennizzare i Comuni

Se sui costi reali delle servitù si attendono risposte, negli anni sono state trasferite alla Sardegna le risorse per indennizzare i Comuni maggiormente gravati dalle servitù, le ultime - poco più di cinque milioni, ripartite lo scorso marzo dalla Giunta regionale tra i territori "nei quali", scrive l'esecutivo regionale, "le esigenze militari (compresi particolari tipi di insediamenti) incidono maggiormente sull'uso del territorio e sui programmi di sviluppo economico e sociale". Nel tempo queste somme sono diminuite, non arrivano mai annualmente, ma sono certe per amministrazioni e comunità che temono la dismissione dei militari più dell'interdizione di intere aree per esercitazioni e "giochi di guerra".

Il Comitato Paritetico

Vista la massiccia presenza delle Forze Armate, in Sardegna il Comitato Paritetico sulle servitù militari (CoMiPa) dovrebbe avere parecchio lavoro, "ma di fatto ci riuniamo per votare il calendario delle esercitazioni, il rinnovo delle servitù militari e poco altro", racconta Alessio Alias, componente civile del CoMiPa. "La legge istitutiva di questo organismo prevede che ci consultino per i programmi delle esercitazioni, la definizione delle località, degli spazi aerei e marittimi, del tempo e delle modalità di svolgimento e sull'impiego dei poligoni della Regione, ma di fatto prendiamo atto di cose già decise". I componenti civili del Comitato, sette, sono nominati dal Consiglio regionale e ne rispecchiano la composizione: "Come espressione di minoranza siamo solo in tre e questo", ammette Alias, "rende ancor più difficile il nostro ruolo. Non abbiamo un fronte unitario rispetto alla parte militare e, soprattutto, non abbiamo una indicazione politica su cosa la Regione Sardegna voglia fare. Dal nostro insediamento, nel 2019, abbiamo chiesto di poter incontrare il presidente della Regione per conoscere la sua posizione sulle servitù, sulle dismissioni, sulle esercitazioni, sulle bonifiche: ma finora non abbiamo avuto alcuna risposta".

Le "Bonifiche nel settore della Difesa"

Altro tema caldo, che unisce ambientalisti, antimilitaristi, pacifisti e persino la Corte dei Conti sono le 'Bonifiche nel settore della Difesa'. La Corte dei Conti lo scorso anno, pronunciandosi come Sezione Centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, ha raccomandato ai vertici militari "di assicurare la più attenta vigilanza sui poligoni in caso di loro utilizzo per test su nuove armi da parte di reparti della Nato o comunque di Paesi alleati, specie in fase di sperimentazione, anche da parte di produttori di armamenti, assicurandosi che, in qualsiasi circostanza, non vengano utilizzate sostanze di natura chimica, tossica e radiologica, o comunque pericolose, in quantità tali da determinare valori di concentrazione superiori alle soglie di rischio.". 

La Corte, nello stesso documento, richiama le conclusioni del documento elaborato dalla Commissione parlamentare di inchiesta che si è occupata fino al 2018 di gravi malattie e morti di personale impiegato in missioni militari o nei poligoni di tiro. Sottolineando quanto rilevato in particolare nella zona di Capo Teulada, scrivono i commissari, "le immagini satellitari ritraggono una discarica non controllata: 30.000 crateri sino a 19-20 metri di diametro. Sulla superficie tonnellate di residuati contenenti cospicue quantità di inquinanti in grado di contaminare suolo, acqua, aria, vegetazione, animali e l'essere umano". Nello stesso documento si afferma come sia emerso, dall'inchiesta, che le "bonifiche di residuati esplosivi non furono fatte perché non era possibile né conveniente la bonifica".