Medici e infermieri: "Stressati, depressi e in perenne carenza di sonno". La metà è in burnout
di Michele BocciMetà dei medici e degli infermieri che lavorano nei reparti di medicina interna, quelli che hanno più letti negli ospedali italiani, sono così stressati da andare incontro alla sindrome di burnout. A dirlo è Fadoi, la società scientifica degli internisti, che ha fatto uno studio dal significativo titolo "Sull'orlo di una crisi di nervi", intervistando un campione di 2.000 professionisti. E la metà di coloro che sono pesantemente sotto stress dicono di pensare di licenziarsi entro la fine dell'anno.
Stress legato all'età e al sesso
I lavoratori sono "depressi, stressati e in perenne carenza di sonno per orari di lavoro che vanno ben oltre il lecito, con carichi impossibili da gestire. Il tutto aggravato da mancanza di riconoscimento del valore di quanto con competenza professionale si fa, un numero di pazienti per medici e posti letto che rende quasi impossibile instaurare un rapporto empatico con i pazienti e la burocrazia che rende tutto ancora più difficile". Le grandi difficoltà di organico del sistema sanitario nazionale prodocono grandi difficoltà per i pazienti ma anche per coloro che ci lavorano. Fadoi differenzia anche i dati per i prefessionisti. I medici con sindrome da burnout sono il 52% degli intervistati, gli infermieri il 49%. "In entrambi i casi l'incidenza è più del doppio tra le donne, dove permane la difficoltà di coniugare il tempo di lavoro con quello assorbito dai figli e la famiglia in genere. Anche se poi c'è un inedito e positivo rovescio della medaglia, costituito dalla larga maggioranza di medici e infermieri ancora gratificati dal proprio lavoro e dal rapporto con i pazienti". Un altro fattore che influisce è l'età, visto che il burnout è meno diffuso tra i più giovani, riguarda circa il 30% degli under 30.
Il rischio degli errori
Lo stress porta anche ad incappare "in qualche inevitabile errore. Uno studio condotto dalla Johns Hopkins University School of Medicine e dalla Mayo Clinic del Minnesota ha rilevato almeno un errore grave nel corso dell'anno nel 36% dei camici bianchi in burnout. Percentuale che proiettata sul totale dei nostri medici dà un totale di oltre 20mila errori gravi". Inoltre "l'influenza del burnout sulle malattie professionali è un fatto oramai acclarato dalla letteratura scientifica", dice il presidente Fadoi, Francesco Dentali. "Il rischio di infarto del miocardio e di altri eventi avversi coronarici è infatti circa due volte e mezzo superiore in chi è in burnout, mentre le minacce di aborto vanno dal 20% quando l'orario di lavoro non supera le 40 ore settimanali, salendo via via al 35% quando si arriva a farne 70. Evento sempre meno raro con il cronico sottodimensionamento delle piante organiche ospedaliere".
Chi se ne vuole andare
Quasi la metà dei medici e infermieri in burnout pensa di licenziarsi entro l'anno, spiegano da Fadoi. "Tra i coordinatori infermieristici il 45% è infatti in burnout e la stessa percentuale pensa di licenziarsi entro l'anno, lasciando così ancora più sguarnita la trincea del pubblico, magari per andare a rinforzare quella del privato o di qualche altro Paese, dove le retribuzioni arrivano ad essere anche il doppio di quelle del nostro Ssn. "Percentuali appena più basse si rilavano tra i coordinatori medici, dove in burnout è il 31,8%, mentre la percentuale di chi pensa di licenziarsi entro l'anno è del 47,4%".
Il valore dei riconoscimenti
Sul piano positivo, nonostante le difficili condizioni di lavoro, la stragrande maggioranza dei medici che quella degli infermieri "sente di aver affrontato efficacemente i problemi dei propri pazienti e aver realizzato molte cose nel corso della propria attività lavorativa". L'84% dei camici bianchi "crede di influenzare positivamente la vita delle altre persone con il proprio lavoro" e nel 73% dei casi si sente "rallegrata dopo aver lavorato con i propri pazienti". Secondo Dentali "E' proprio da questo senso di attaccamento alla propria mission e dalla realizzazione di se in un lavoro che nonostante tutto e tutti salva vite e aggiunge qualità agli anni di ciascuno che bisogna ripartire se veramente si ha a cuore il destino della nostra sanità pubblica".