"La guerra è finita!": è Radio Sardegna il 7 maggio del 1945 ad annunciarlo al mondo. Prima di Radio Londra e della Bbc
di Livia Ermini"La guerra è finita! A voi che ascoltate: la guerra è finita". Poche concitate parole, gridate da un microfono gracchiante, annunciano la fine del secondo conflitto mondiale. A trasmetterle, Amerigo Gomez e Antonello Muroni direttore e speaker di Radio Sardegna. È il 7 maggio del 1945. A 80 anni dal quel giorno val la pena ricordare quell'esperienza, quasi dimenticata, che segnò il primo grande esperimento di emittente libera nell'Italia occupata dal fascismo.
La radio nacque nel 1943 in una grotta che fungeva da rifugio antiaereo, costruito dal Comando Militare italiano di stanza nell'isola, a Bortigali nel cuore della Barbagia. Quello scoop, quasi involontario, si deve al marconista della truppa, il caporale Quintino Galli, addetto alle intercettazioni che "spiando" l'americana Radio Algeri venne a conoscenza della resa tedesca. Prima su tutte le concorrenti europee, Radio Sardegna batté sul tempo di ben 20 minu…
"La guerra è finita! A voi che ascoltate: la guerra è finita". Poche concitate parole, gridate da un microfono gracchiante, annunciano la fine del secondo conflitto mondiale. A trasmetterle, Amerigo Gomez e Antonello Muroni direttore e speaker di Radio Sardegna. È il 7 maggio del 1945. A 80 anni dal quel giorno val la pena ricordare quell'esperienza, quasi dimenticata, che segnò il primo grande esperimento di emittente libera nell'Italia occupata dal fascismo.
La radio nacque nel 1943 in una grotta che fungeva da rifugio antiaereo, costruito dal Comando Militare italiano di stanza nell'isola, a Bortigali nel cuore della Barbagia. Quello scoop, quasi involontario, si deve al marconista della truppa, il caporale Quintino Galli, addetto alle intercettazioni che "spiando" l'americana Radio Algeri venne a conoscenza della resa tedesca. Prima su tutte le concorrenti europee, Radio Sardegna batté sul tempo di ben 20 minuti persino Radio Londra e la Bbc, alle prese con la verifica del caso. "Radio Sardegna", racconta lo storico Peppino Ortoleva, "non era solo una radio sarda rivolta ai sardi, perché i notiziari avevano notizie di politica estera e si servivano delle più importanti agenzie di stampa. Era dunque già una radio con un taglio nazionale".
Quell'esperienza, nota oggi solo agli addetti ai lavori, rimane nella storia come la prima voce dell'Italia libera e antesignana delle radio libere degli anni '70. Mezzi rudimentali - i condensatori costruiti con i barattoli della carne in scatola - ma potenza e diffusione ampissimi, Radio Sardegna, detta anche "Brada" per la sua natura improvvisata e quasi selvaggia, raggiungeva il continente trasmettendo notizie di politica non allineate, musica, intrattenimento e varietà.
Tra i suoi animatori non solo giornalisti del calibro di Jader Iacobelli, futuro direttore Rai, Armando Rossini e Mino Pezzi, ma anche artisti all'avanguardia come Fred Buscaglione al tempo militare a Sassari. Una generazione di pionieri, tutti giovanissimi, che offriva una programmazione meno ingessata di quella a cui il fascismo aveva abituato gli italiani: "Venivamo da vent'anni di radio di Regime", prosegue il professore, "quella dell'Eiar, futura Rai, era una radio che trasmetteva anche musica e intrattenimento ma sulla politica era strettamente sotto il controllo della propaganda fascista. I giovani di Radio Sardegna avevano una grande libertà legata al fatto che lavoravano sotto la supervisione di inglesi e americani i quali avevano un atteggiamento più informale rispetto alla radio, dal momento che in America non esisteva la radio di Stato ma c'erano solo radio commerciali". E infatti man mano che gli alleati, risalendo la penisola, liberano fette di territorio nascono esperienze di radio antifasciste simili a questa, come radio Bari che diventerà anche radio di aiuto ai partigiani.
Una guerra dunque combattuta anche "on air" visto che alle radio libere dopo il 1943 e il ritiro a Salò, si contrappone una seconda e più scapigliata emittente del regime, Radio Tevere, che occhieggiava ai giovani italiani trasmettendo jazz, racconti umoristici e notizie dai toni leggeri.
Dal 1944, infine, anno in cui si trasferisce a Cagliari, Radio Sardegna trasmette tutti i giorni. Poi la guerra finisce, la Rai si ricostituisce come Radio di Stato con monopolio delle frequenze e Radio Sardegna viene inglobata fino ad assumere, nel 1952, il nome di Radio Rai Sardegna. Di quei primi mesi di Bortigali e Cagliari rimangono, negli archvii Rai, pochissime registrazioni: le prime sigle, gli annunci con l'apertura delle trasmissioni. Eppure quell'esperienza continua a vivere nei media moderni se è vero come sostiene il prof. Ortoleva che: "La radio tra gli anni '20 e '50 ha la funzione che oggi hanno i social. È più diretta e immediata della stampa e poi dagli anni '70 si congiunge con il telefono dando al pubblico la possibilità di intervenire in trasmissione. Interattività che, rapportata all'oggi, ha decretato il successo dei social".